Wilma Montesi e i vizi della “Roma Bene”

Torvaianica, località marittima vicino Roma, spiaggia ancora spoglia della calca estiva. È l’11 aprile 1953, il giorno della Vigilia di Pasqua e, sulla fredda sabbia, giace Wilma Montesi, ormai morta.

Wilma Montesi - Fonte: Cronache da un altro mondo
Wilma Montesi – Fonte: Cronache da un altro mondo

“Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità”, riporta all’attenzione dei lettori un caso che ebbe un’importante risonanza mediatica, a causa delle tante personalità coinvolte, tra cui anche politici.

Wilma Montesi è una ragazza di ventidue anni appartenente alla classe operaia. Prossima al matrimonio con un agente di polizia che al tempo prestava servizio a Potenza, insegue il sogno di entrare a far parte del mondo dello spettacolo. Wilma in effetti è una bella ragazza e ogni tanto fa la comparsa presso Cinecittà.

Quasi del tutto svestita e immersa parzialmente in acqua, senza le scarpe, le calze e la gonna, viene ritrovata cadavere da Fortunato Bettini, manovale. Anche la borsa è introvabile.

Sebbene fosse stato proibito l’accesso alla camera mortuaria dagli inquirenti, un giornalista del Messaggero, Fabrizio Menghini, riesce a vedere la ragazza e la descrizione che ne fa sul quotidiano, è un’inequivocabile, quanto orribile testimonianza, per il padre della giovane, Rodolfo Montesi.

Si viene quindi a sapere che Wilma non è rientrata a casa la sera del 9 aprile. Quel pomeriggio la madre e la sorella sono andate al cinema, ma Wilma non le ha volute accompagnare. Al loro rientro la ragazza non c’è quindi suppongono sia uscita per una passeggiata, ma non ha preso né i documenti, né i gioielli che indossava di solito.

La portiera del palazzo conferma di averla vista uscire alle 17.30 circa e, alcuni testimoni, la collocano sul treno Roma-Ostia delle 18.

Un edicolante di Ostia sostiene di aver parlato a una ragazza che aveva comprato una cartolina per spedirla al fidanzato, a Potenza.

L’autopsia rivela che la causa è “sincope dovuta a pediluvio” e nello stomaco trovano i resti di un gelato. Svenuta, sarebbe scivolata in acqua e quindi affogata. Wilma Montesi era vergine e non aveva subito violenza.

Il caso viene quindi chiuso, ma la stampa si scatena con dubbi e congetture. Iniziano anche a circolare ipotesi sul coinvolgimento di qualche esponente della politica.

Piero Piccioni - Fonte: Bizzarre and grotesque
Piero Piccioni – Fonte: Bizzarre and grotesque

Il 24 maggio 1953 il dito viene puntato su Piero Piccioni, musicista jazz fidanzato di Alida Valli, alias Piero Morgan, figlio del Vicepresidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e appartenente alla Democrazia Cristiana, Attilio Piccioni.

Le voci che circolano dicono che sia stato proprio il Piccioni a portare in questura gli indumenti di Wilma Montesi, che mancavano al suo ritrovamento. La biancheria è rammendata. Seguono ovviamente una serie di querele a giornali e giornalisti, tra cui Marco Cesarini Sforza, che non rivela mai la fonte delle sue informazioni, ritrattando poi le sue affermazioni e versando cinquantamila lire in beneficenza alla Casa di amicizia fraterna per i liberati dal carcere in segno di ammenda, a cui fa seguito il ritiro delle accuse da parte di Piccioni.

Adriana Concetta Bisaccia - Fonte: Cronache da un altro mondo
Adriana Concetta Bisaccia – Fonte: Cronache da un altro mondo

Qualche mese dopo, la ventitreenne Adriana Concetta Bisaccia, dattilografa con velleità di attrice, rivela al periodico scandalistico Attualità di aver partecipato a un’orgia a Capocotta, località vicina a Castel Porziano, a cui aveva partecipato anche Wilma Montesi. In quell’occasione molti erano i nobili e i politici o i figli delle due categorie, presenti.

In quel frangente, sempre secondo il racconto della Bisaccia, la Montesi avrebbe assunto droga e alcool fino a morirne e il corpo sarebbe poi stato abbandonato sulla spiaggia. Ricordiamo però che l’autopsia non aveva riscontrato né alcolici, né stupefacenti.

Il Direttore di Attualità, Silvano Muto, viene convocato dal Procuratore della Repubblica Angelo Sigurani, ma non è in grado di fornire spiegazioni convincenti su quanto riportato e quindi viene accusato di aver diffuso «notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico».

Adriana Concetta Bisaccia ritratta e il caso viene archiviato.

Maria Augusta Moneta Caglio Bessier d’Istria "il cigno nero" - Fonte: Cronache e dossier
Maria Augusta Moneta Caglio Bessier d’Istria “il cigno nero” – Fonte: Cronache e dossier

Fa a questo punto la sua comparsa “il cigno nero”, al secolo Maria Augusta Moneta Caglio Bessier d’Istria, figlia di un notaio di Milano, con aspirazioni nel mondo del cinema. Amante per qualche tempo di Ugo Montagna, proprietario di Capocotta, asserisce che Wilma Montesi fosse stata la nuova amante di Montagna e di aver sentito una telefonata tra questo e Piero Piccioni, in cui il Piccioni chiedeva di essere accompagnato dal Capo della Polizia Tommaso Pavone, per chiedere aiuto, in quanto era accusato della morte della Montesi.

Intanto la Caglio si confida on uno zio, parroco di Lomazzo, che la invia da Padre Alessandro Dall’Oglio, gesuita, al quale la ragazza consegna un diario, di cui invia copia anche al Papa. Dall’Oglio lo recapita al Ministro dell’Interno, Amintore Fanfani e, poco dopo, il processo contro Silvano Muto viene sospeso. Il memoriale entra in possesso anche di Giulio Andreotti. La Democrazia Cristiana diffama le parole della Caglio, indicando un suo legame con una parte del partito ostile a Piccioni.

Il Colonnello dei Carabinieri Umberto Pompei, comandante della legione del Lazio, interroga per due volte in segreto la Caglio, indagando sulla possibile corruzione di alcuni personaggi. Asserisce quindi che Montagna era stato un informatore dei nazisti e un agente dell’OVRA, sebbene tra queste due attività e la morte della Montesi non vi fossero legami. Il Capo della Polizia, Tommaso Pavone, si dimette e il Governo affida al Ministro Raffaele De Caro un’indagine sul ruolo della polizia nel caso.

Tramite l’Avanti, il 14 marzo 1954 Pietro Nenni avanza la teoria secondo cui la Democrazia Cristiana era la vittima di un complotto. Anche Palmiro Togliatti sull’Unità e altri esponenti del mondo giornalistico su altre note testate nazionali, scrivono articoli sulla corruzione della politica e sull’omertà dello Stato in generale.

L’inchiesta affidata da Fanfani a Pompei, evidenzia come Montagna ospitasse nella sua villa donne pronte a soddisfare le particolari richieste di personaggi politici, forse anche con uso di droga.

Quando Raffaele Sepe, magistrato della sezione istruttoria della Corte d’appello di Roma inizia le indagini processuali, la salma di Wilma Montesi viene esumata. Dall’indagine emerge la triangolazione Piccioni – Montagna – Forze dell’ordine romane.

Saverio Polito e Ugo Montagna - Fonte: James Hyman Gallery
Saverio Polito e Ugo Montagna – Fonte: James Hyman Gallery

Il caso viene quindi riaperto il 26 marzo 1954 e a causa dello scandalo conseguente, Attilio Piccioni si dimette dalle cariche che ricopre, tra cui quella di Ministro degli Esteri.

Piero Piccioni e Ugo Montagna vengono arrestati con l’accusa nello specifico di omicidio colposo e uso di stupefacenti per Piccioni e di favoreggiamento per Montagna. Anche Saverio Polito, questore di Roma, viene arrestato con l’accusa di favoreggiamento. Dopo tre mesi di carcere preventivo Piccioni ottiene la libertà provvisoria.

Tra i vari imputati e coinvolti nel processo, troviamo anche il principe Maurizio d’Assia.

Giuseppe Montesi - Fonte: gettyimages
Giuseppe Montesi – Fonte: gettyimages

Contrariamente alla maggior parte dell’opinione pubblica, i genitori di Wilma Montesi non credono alla colpevolezza di Piero Piccioni. È proprio Fabrizio Menghini, il giornalista de Il Messaggero che per primo aveva avuto contatto con il caso, ad avanzare l’ipotesi di un coinvolgimento da parte di Giuseppe Montesi, zio di Wilma, che in più di un’occasione aveva dimostrato un attaccamento morboso nei confronti della ragazza, non giustificabile da un rapporto di parentela.

Giuseppe Montesi è un viveur, possiede un’automobile e ha rapporti con persone poco raccomandabili.

Il giovane zio inizialmente non collabora e non vuole rivelare dove si trovasse la notte dell’omicidio, poi, ammette che era insieme alla sorella della fidanzata.

L’attendibilità degli accusatori subisce un duro colpo quando, a seguito di un’inchiesta sulla morte di Maria Teresa Montorzi alias Pupa, deceduta in condizioni simili a quelle di Wilma Montesi, due giornalisti di Momento Sera scoprono una casa di appuntamenti a Roma in uno stabile di via Corridoni 15, dove individuano Giuseppe Sotgiu, avvocato difensore di Silvano Muto e appartenente al PCI. Sotgiu si recava nella casa insieme alla moglie.

A propria discolpa, Ugo Montagna sostiene di non aver mai incontrato Wilma Montesi e Polito conferma la causa ufficiale dell’incidente in mare.

Alida Valli - Fonte: Cinema divas
Alida Valli – Fonte: Cinema divas

L’attrice Alida Valli testimonia in favore del fidanzato Piero Piccioni giurando che l’uomo si trovava con lei a Ravello fino al 9 aprile, giorno in cui era rientrato a Roma per recarsi nel pomeriggio presso una clinica per una visita alla gola ed era poi rimasto a letto fino al giorno dopo, come testimoniavano anche un medico, un infermiere e alcuni amici.

Ugo Montagna e Piero Piccioni vengono assolti il 28 maggio 1955, Adriana Concetta Bisaccia riceve una condanna di dieci mesi sospesa per condizionale, mentre Maria Augusta Caglio non viene condannata.

Il caso di Wilma Montesi può dirsi quindi irrisolto. La ragazza, che ricordiamo era illibata, fu seppellita con indosso un abito da sposa candido.

Suo malgrado, Wilma Montesi ha infine recitato il ruolo da protagonista di un copione che sarebbe stato meglio non fosse mai stato scritto.

I collegamenti con Capocotta, i vizi della Roma bene, la politica con le lotte tra DC, PCI e PSDI hanno scatenato una battaglia mediatica che ha visto le principali testate giornalistiche indagare, supporre e sgomitare nella ricerca dello scoop, più che della verità.

Articolo - Fonte: ilsecoloxix.it
Articolo – Fonte: ilsecoloxix.it

Molte le illazioni raccolte alla fine del processo, come i pettegolezzi di sedicenti amiche che indicavano Wilma Montesi non proprio come la ragazza “casa e chiesa” descritta dai familiari, o l’ipotesi che il fidanzamento fosse stato rotto, a causa di alcune pagine strappate dal diario della giovane vittima, in cui era solita copiare le lettere che si scambiava col promesso sposo. Congetture facilmente smontabili, come quella di un incontro segreto, se ricordiamo che Wilma era uscita senza documenti e la biancheria che indossava era rammendata…

Tomba di Wilma Montesi - Fonte: findagrave
Tomba di Wilma Montesi – Fonte: findagrave

Un altro brutto caso di cronaca nera italiana, che ormai, difficilmente, potrà trovare una spiegazione più soddisfacente di una congestione dovuta a un gelato troppo freddo.

 


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