Viaggio nella genitorialità: cosa significa essere buoni genitori?

Nell'ambito delle Politiche Sociali, Polis SA lo scorso Ottobre ha promosso l'evento “Coccole e patti chiari: come aiutare i genitori a comprendere i loro figli”. Un articolo della dott.ssa Luana Lamberti – psicologa e terapeuta – per approfondire meglio il tema.

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di Luana Lamberti

Cosa vuol dire essere dei buoni genitori, oggi, in una società che si muove a ritmi  forsennati e sempre più proiettata sul mito del successo ad ogni costo?

Essere un buon genitore non ha certamente niente a che fare con l’efficienza e la perfezione, piuttosto riguarda il far sentire i propri figli amati e protetti, fornire loro punti di riferimento e informazioni utili per i loro piccoli obiettivi, sforzarsi di comprendere cosa essi pensano e provano.

Essere genitori è quindi espressione di amore, crescita e generosità, nondimeno però la relazione con i figli può essere costellata da difficoltà, momenti di stress o di frustrazione. Un genitore può a volte sentirsi non preparato per il suo ruolo o avere l’impressione di non riuscire a “gestire” il proprio bambino al meglio.
Questo accade perché la maternità e la paternità, lungi dall’essere semplici eventi biologici,  sono, su un piano psicologico, processi molto complessi in cui entrano in gioco variabili che riguardano sia la realtà esterna che il mondo interno di genitori e bambino. La mamma, il papà e il bambino hanno una parte attiva nel costruire la loro relazione per cui ognuno esprime e manifesta specifiche risorse e difficoltà che si possono  mostrare con maggiore evidenza nei momenti critici dello sviluppo (nascita, prime autonomie, apprendimento di regole, inserimento scolastico, etc.). Il più delle volte mamme e papà, pur procedendo per prove ed errori, hanno la capacità di cogliere le esigenze del bambino e dare risposte adeguate, così come di correggere gli errori con l’esperienza: le ‘crisi’ di crescita trovano allora uno scioglimento naturale. I genitori attingono alle loro esperienze personali, utilizzano al massimo le loro risorse anche in momenti difficili, o riescono ad attivarne di nuove appoggiandosi a parenti e amici se sentono di non farcela. Altre volte accade però che i normali passaggi di crescita del bambino si incontrino con genitori in difficoltà o che le particolari caratteristiche del bambino, unite a quelle dei suoi genitori, generino punti di tensione e aree non condivisibili di emozioni che provocano un malessere crescente. Ecco allora che per alcuni genitori diventa più critico il momento della separazione per la notte, per altri il momento del pasto del bambino è carico di angosce e crisi, come può esserlo anche una malattia passeggera. Gli stessi capricci, soprattutto quando diventano una modalità interattiva costante, mettono frequentemente in difficoltà i genitori, in quanto difficili da prevenire, da comprendere e, soprattutto, da gestire in modo efficace.

Spesso i “capricci” non sono altro che  manifestazione di un disagio, il tentativo di comunicare una difficoltà che i bambini non sono in grado di esprimere a parole.
Quando questo tipo di situazioni si ‘irrigidisce’ senza cambiamenti spontanei allora è necessario interrogarsi sul significato del comportamento e sull’eventuale disagio che nasconde.
Si tratta di guardare alla complessità della relazione genitore-bambino aiutando i genitori a cogliere gli elementi di “rottura” della relazione che impediscono loro momentaneamente di sintonizzarsi sul proprio bambino e sui suoi bisogni.

polis-sa_30-10Tali elementi di rottura possono riguardare situazioni ambientali contingenti, la relazione coniugale,  la personalità del genitore e la sua storia personale di figlio o ancora le caratteristiche del bambino in termini di risorse e temperamento. Diventare genitori implica un cambiamento dell’equilibrio della coppia e ripercorrere processi di identificazione con i propri genitori e questo, a volte, può riaprire antichi conflitti relativi alla propria infanzia o adolescenza. Tutto ciò può distorcere il modo di vedere il proprio bambino portando a proiettare su di lui anche quello che non gli appartiene, con il risultato di avere aspettative e pensieri non realistici. C’è da dire anche che alcuni bambini sono difficili da comprendere e da accudire poiché nascono con caratteristiche temperamentali che possono comportare notevole stress nei genitori (è il caso di bambini  particolarmente attivi e reattivi) che a sua volta si ripropone in termini di un aumento di frustrazione e irritabilità nei confronti del bambino creando un circolo vizioso e patologico.
Una volta riconosciuti gli elementi di distorsione che affaticano la relazione, i genitori hanno occhi nuovi con cui guardare se stessi e il proprio bambino perché spesso si tratta di questo, essere incoraggiati a vedere in modo diverso.

Essere genitori è dunque un impegno d’amore e un viaggio lungo e a volte incerto, senza mappe a guidarci. Ciò non toglie che il viaggiatore stanco possa ogni tanto riposarsi e chiedere informazioni.


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