Una città che deve essere fondata sul dialogo. Intervista a Sergio Giordani candidato sindaco di Padova

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Le elezioni comunali 2017 si terranno in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno e riguarderanno tutti quei comuni con scadenza naturale del mandato degli organi eletti nel primo semestre del 2012 ed in quelli alle elezioni anticipate perché commissariati o per motivi diversi. Anche la città di Padova sarà interessata ad eleggere il nuovo Sindaco, dopo la caduta della giunta Bitonci, e diversi nomi sono già scesi in campo a darsi battaglia. Tra questi abbiamo incontrato Sergio Giordani, noto imprenditore padovano. Tra i diversi ruoli ricoperti, è stato dirigente del Calcio Padova e attualmente è presidente dell’Interporto Padova S.p.A.

Come si sente in questa nuova veste da politico?

Precisiamo una cosa, io sono un candidato civico, non ho un partito, sono appoggiato dal centro destra e dal Partito Democratico e stiamo raggiungendo anche l’accordo di non belligeranza con Coalizione Civica in modo da avere una certa compattezza. Io faccio l’imprenditore e sono cinque settimane che faccio il politico, per cui la mia esperienza è limitata nel campo strettamente politico. Io ho un obiettivo solo e ho un partito solo che si chiama Padova, non ho altri interessi. Non ho bisogno di visibilità, non ho bisogno di stipendi, non voglio fare carriera politica, il mio interesse è esclusivamente per Padova. Io sono nato a Padova, vivo a Padova, lavoro a Padova, i miei affetti sono a Padova per cui amo questa città. Purtroppo in questi due anni e mezzo Padova ha vissuto momenti di recessione e di regressione, cosa non tollerabile.

Ecco, sotto quali aspetti?

Innanzitutto dal punto di vista culturale. Per me la cultura non è di destra, di sinistra o di centro quindi la cultura non ha colore politico; per dire, l’ex sindaco (Bitonci) ha chiuso le porte ad una manifestazione molto importante che si chiamava la “La Fiera delle Parole” perché definita una manifestazione comunista. Questa manifestazione portava 70.000 persone in pochi giorni, ed è una cosa che non ha senso. Per me possono venire tutti, perché la cultura è libera. Oltre all’aspetto culturale, togliere 70.000 persone a Padova comporta una perdita importante dal punto di vista economico che coinvolge ristoranti, bar, alberghi, musei e tanto altro.

Il BuonsensoA proposito di cultura, proprio poche settimane fa l’ANVUR ha decretato l’Università di Padova come la migliore in Italia per chi vuol fare ricerca

Noi abbiamo la fortuna di avere un’Università di eccellenza. C’è un bravissimo rettore giovane, molto aperto che si chiama Rosario Rizzuto. È impensabile non collaborare con una realtà del genere. Abbiamo 60.000 studenti, una città nella città. Un numero così importante comporta sicuramente qualche disagio ma per prima cosa è un bene culturale e poi, vedere tutta questa gente per la città è un valore aggiunto notevole anche sotto il profilo economico.

Qual è l’eredità che ha lasciato l’ex sindaco Bitonci?

Ha lasciato una eredità di lite, di risse e di chiusura; non funziona così. Padova è una città aperta, con una grande cultura e luoghi splendidi. l’Orto Botanico ad esempio è una realtà fantastica, soprattutto dopo l’intervento attuato dall’Università, ma ancora non è ben conosciuto. Noi stessi forse non ce ne rendiamo conto della qualità dei luoghi che abbiamo perché li diamo per scontati, ma è una città nella quale va implementato il turismo; se ci sono liti e antagonismi in continuazione nelle istituzioni, la crescita è impossibile. È fondamentale che Comune, Camera di Commercio, Provincia, Cassa di Risparmio siano in sintonia. Noi abbiamo una serie di progetti che non sono stati portati avanti dalla giunta Bitonci. Una follia per quanto mi riguarda. Personalmente, quando sarò sindaco, se l’opposizione avrà una buona idea si farà. Io non devo fare bella figura, è Padova che deve fare bella figura. È stato bloccato l’Auditorium ed era già fatto con un impatto economico pressoché zero, per dirne una.

Migranti e sicurezza: due temi molto delicati. Qual è la sua idea?

La sicurezza non si fa con gli slogan, non serve a nulla. Noi abbiamo tanti migranti quanto gli altri, se non di più. Abbiamo un problema epocale e questo è indiscutibile. Si risolve solo con l’umanità e la micro accoglienza diffusa. Se ad esempio arrivano seicento migranti e il prefetto non trova la collaborazione del Comune per inserirli nella società, troveranno sistemazione nella ex caserma Prandina, ma il rischio è che diventi un punto di scontro tra Comune, prefetto e cittadini. Innanzitutto bisogna trovare un accordo con il Governo perché non possiamo accogliere tutti, ma quando arrivano qui, vanno trattati con umanità e devono lavorare, un motivo in più perché non si sentano abbandonati ed evitare che diventi un problema sociale. Bisogna che imparino la nostra lingua, che rispettino le nostre tradizioni, che lavorino per la città e che rispettino le nostre leggi. Un punto importante è la rigenerazione dei quartieri, dove noi siamo arrivati 107esimi. L’Arcella, un quartiere di Padova che conta 38.000 abitanti, ha bisogno di una rigenerazione del quartiere molto importante. Quando c’è stato il bando governativo da mezzo miliardo, L’ex sindaco li ha impiegati per le Mura, il Castello dei Carraresi e le piste ciclabili; tre cose importanti ma che non c’entrano niente con la rigenerazione dei quartieri. La rigenerazione dei quartieri significa fare la piazza, falciare l’erba, implementare l’illuminazione … insomma tutte quelle cose che servono per migliorare la vivibilità e la sicurezza di un quartiere. Certo, la sicurezza è data dalla somma di diversi elementi, come le forze dell’ordine e la polizia municipale, ma anche dalla riqualificazione di un quartiere. Gli slogan tipo “via i neri, non li vogliamo” non servono a nulla.

Lei come imprenditore conosce molto bene la realtà economica di Padova e non solo. Molte aziende oggi incontrano difficoltà dovute a diversi fattori. Quale potrebbe essere una soluzione?

Bisogna rendere Padova appetibile. La politica non può creare posti di lavoro altrimenti è assistenzialismo. Bisogna rendere Padova appetibile alle aziende. Le aziende devono poter venire a Padova perché c’è poca burocrazia, perché è una città sicura, pulita, perché c’è il turismo, perché c’è l’Università, perché abbiamo una Camera di Commercio efficiente. Non è facile ma è l’unica strada. Bisogna dare una serie di servizi affinché le imprese siano incentivate a venire a Padova. Noi abbiamo la fortuna di essere nel corridoio 5 europeo, ed è una risorsa importante. Il presidente della Camera di Commercio è riuscito a portale la sede della Tesla italiana a Padova, nella zona industriale, e quando c’è un esempio positivo di un’azienda, è facile che attiri anche altre.

Un altro fattore da tener presente è l’ambiente

Purtroppo Padova è una delle città più inquinate perché si trova nella val Padana, ma non solo; nel 2015 abbiamo perso un milione e seicentomila passeggeri nella mobilità pubblica. Nel 2015 infatti il comune ha rivoluzionato la mobilità pubblica in termini di orari ed è successo il caos stravolgendo le abitudini delle persone. Sono stati rifiutati 60 milioni di euro nella mobilità pubblica e poi ci lamentiamo del PM10. Bisogna imparare ad utilizzare la bicicletta, incentivare il bike sharing, piste ciclabili, servizi pubblici. Ci sono diversi progetti per ampliare la viabilità pubblica e per far questo bisogna avere un buon rapporto con le istituzioni e prima di tutto con il Governo. Il bilancio comunale ha già impegnato il 90% delle risorse per cui bisogna fare un patto con il Governo indipendentemente dal colore politico. Senza dimenticare un altro aspetto fondamentale: impiantare migliaia di alberi e rendere più verde la città.

Tra le eccellenze di Padova, oltre all’Università c’è anche la sanità. Si parla di un nuovo ospedale …

Si parla di un nuovo ospedale da circa dieci anni; una vergogna, non è possibile continuare a parlarne e non fare nulla. Ci sono varie ipotesi; io ho in testa una cosa, un piano urbanistico fatto da maggioranza e minoranza che viene rispettato nel tempo altrimenti si continua a parlare senza realizzare. La mia posizione è quella di fare l’ospedale dov’è adesso in collaborazione con l’Università, ma prima di tutto bisogna ragionare con tutte le forze in campo e attuare un piano urbanistico serio.

La prima cosa che farà se verrà eletto nuovo sindaco di Padova?

Ascoltare, parlare e dialogare con la gente per riportare la serenità a Padova


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