Un film su Franco Tiano, il “cristo magico” che cantava la sua terra

il documentario proiettato durante la Festa delle Madonna delle Galline

di Davide Speranza

Ernesto De Martino, antropologo

<<L’uomo si è affidato a ripetizioni ritmiche celesti proprio per proteggere il troppo interno e labile calendario del suo cuore, e per poter iscrivere i tempi precari dei cuori nel più stabile tempo del cielo>>. Le parole dell’antropologo Ernesto De Martino toccano da vicino il tema umano dell’esistenza, il rapporto tra vita e morte, l’esserci e il nulla, l’inquieta ricerca dell’ “io” in rapporto con il magico, con l’ineffabile. Al centro di questa ricerca si impone il demartiniano stregone, il Cristo magico, capace di sintetizzare i drammi interiori di una comunità, di una umanità schiacciata tra terra e cielo, in balia della storia e dell’ineluttabile Tempo.

Prendere sulle proprie spalle i “morsi” della storia passata, rinnovando le radici, proiettando la necessaria spiritualità di un popolo nella potenza di una voce, di una nenia, nel suono di una tammorra. Franco Tiano si è imposto come quel magico Cristo, anima antica, contraddittoria, violenta nelle sue sofferenze, che incarna il passaggio delle ere, il rischio di una scomparsa delle tradizioni. La festa della Madonna del Carmelo, detta delle Galline – a Pagani, piccola città dell’Agro nocerino a metà tra Napoli e Salerno – ha vissuto con Franco Tiano una rinascita, la fioritura primaverile che ha dato nuovi frutti, perpetrando quella necessaria spiritualità tipica del Meridione, in queste terre sconnesse e straordinariamente vere.

Morto nel 2008, Tiano ha consegnato ai cittadini di Pagani un lascito che va ben al di là dell’oggi. Cantore, attore, artista a tutto tondo, ha collaborato con Roberto De Simone, Peppe Barra, Giuseppe Tornatore, Isa Danieli, Eugenio Bennato. Ha calcato palcoscenici, impresso il suo volto aquilino e scavato nell’immaginario del pubblico in pellicole di successo, ballato danze di popolo nelle feste di mezzo mondo. Avrebbe potuto crescere nello spettacolo, andarsene per sempre a Roma e proseguire il suo percorso di creativo lasciandosi alle spalle gli stenti. Tiano ha deciso di rimanere a Pagani, di farsi congiunzione, affrontando i propri disperati fantasmi e accompagnando la sua città verso un processo mistico che perdura ancora oggi, a dieci anni dalla sua dipartita.

Un film-documentario, adesso, ne celebra la persona e il personaggio, che poi sono la stessa cosa. Si intitola “L’Africano” ed è stato prodotto dall’associazione Ambress Ampress, grazie ad un’idea di Brigida CivaleSantino DesiderioGerardo Ferraioli e Aldo Padovano, per la regia di Laura Mandolesi Ferrini, giornalista e regista Rainews.it . La fotografia è curata da Gaetano Del Mauro, che ha anche coordinato le riprese realizzate da Emiliano CheccheroEva Stanzione ed Hélène Schelfhout. Il montaggio è di Roberto MencheriniAlessandro Ambro D’Aniello è il tecnico del suono, mentre la rielaborazione delle musiche è curata da Santino Desiderio, Alessandro D’Aniello, Giuseppe DesiderioSharon Viola.

Pietra Montecorvino, Eugenio Bennato, Tiziana Zurro, Laura Mandolesi Ferrini, Gerardo Ferraioli

Frammenti e stralci di una esistenza troppo complessa compongono la pellicola, proiettata per la prima volta sabato 7 aprile all’Auditorium S.Alfonso di Pagani (Sa), proprio durante i festeggiamenti della Madonna delle Galline. E non poteva essere altrimenti. Parte tutto dalla Festa, dalla Madonna. Franco Tiano ne è stato il primo adoratore, ha acceso un contatto mistico che gli strumenti social-tecnologici odierni non possono misurare né pesare.

<<Quando abbiamo chiesto ai nostri interlocutori di intervenire nel documentario  – ha spiegato Gerardo Ferraioli – la risposta è stata un coro unanime, tutti ci hanno detto di sì. Al pronunciare il nome di Franco, si sono aperte tutte le porte. Ci è parso doveroso ricordarlo nel decennale. C’era da tempo il sogno di realizzare questo lavoro. La figura di Franco è stata complessa, importante, che ha dato molto alla città di Pagani. La festa così come la conosciamo oggi, quantomeno la parte finale della ritualità, è una invenzione di Franco Tiano. La processione dei tammorrari che si fa il lunedì mattina è opera sua, e se ne vede traccia anche nel documentario con le immagini di Luigi Di Gianni documentarista Rai.  Era doveroso lasciare un segno di questa esperienza per la città. Quando ci siamo approcciati al tema “Franco”, è venuto fuori naturalmente il tema “festa”, a dimostrazione della simbiosi tra i due mondi>>.

La regista Mandolesi ha spiegato come è nato il desiderio di raccontare la figura di Tiano. <<Sono venuta a Pagani per la prima volta negli anni Novanta, stavo facendo una ricerca di antropologia visiva sui canti mariani e contadini. Non avrei immaginato di incontrare una persona come Francesco, lui non era un contadino, non era un anziano detentore della tradizione musicale più pura. Però cantava la Madonna, anzi vidi questa persona che non solo cantava, ma tutta la festa ruotava intorno a lui. Fui rapita da questa personalità così forte. Ho provato a definirlo e descriverlo, anche se è difficile. Questo è un omaggio a Francesco. L’operazione è stata semplice. Abbiamo cercato persone vicine a Franco, amici, parenti, colleghi che lo avevano affiancato. Ventidue persone, ventidue storie diverse. Ognuno ha raccontato una visione di Franco, una emozione, abbiamo trovato dei fili conduttori, dei motivi comuni. La sua nevrosi, il suo carattere, il suo essere rigoroso sul lavoro. Poi abbiamo usato i filmati di repertorio, i  miei, i filmati dell’archivio visivo di Gaetano Del Mauro e il film di Luigi Di Gianni>>.

Sul palco, durante l’anteprima della pellicola, anche Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino. <<Questa è una conferma forte, in una città come Pagani, di quanto intenso sia il percorso che facciamo per il riscatto della cultura del Sud>> ha detto un commosso Bennato, al quale la Montecorvino si è aggiunta lasciando una suggestione su Tiano: <<Era un grandissimo artista, un grande interprete, la sua voce era una proiezione verso l’alto, qualcosa di divino>>.

Eugenio Bennato al tosello di Tiano, durante la Festa

Dopo la visione del doc, una lunga processione di artisti e amici si è dipanata fino al natio Cortile Califano. In questi giorni, il Tosello dove abitava Franco (anche detto l’Africano) è addobbato con foto che lo ritraggono da giovane. Mentre gli altri ballano al suono dei tamburi di pelle e delle castagnette, in un angolo si scorgono Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino intenti a provare una canzone, dialogano, riflettono sulla proiezione appena vista. Di lì a pochi minuti, lasceranno il sigillo con una performance dedicata al loro amico scomparso.

Ci si chiede cosa avrebbe detto Tiano, nel sapersi protagonista di un documentario. Nel film della Mandolesi, si vede l’artista riflettersi nello specchio mentre si trucca, pittandosi labbra e guance. Un volto, una storia. Le sue invocazioni alla Madonna, i vicoli straordinari di una Pagani lontana dalle notizie di cronaca, le luci colorate della festa, le tammorre e i volti di Colasurdo, i ricordi intensi di Bennato e quelli degli amici di una vita che gli sono stati vicini negli ultimi anni, il superamento dei muri tra omosessualità ed eterosessualità, gli ammiccamenti e le bugie. <<Una voce antica, che sembrava venire trecento anni prima>> racconta Peppe Barra nel documentario. Ecco, quella voce di Tiano è la voce del popolo, il suono dolcemente doloroso di una storia di secoli, capace di resuscitare l’orgoglio di un’appartenenza, il diritto di un riscatto, la poesia di una terra.


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