Il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, meglio conosciuto come TTIP, è un vero e proprio vaso di Pandora: agli inizi del 2016 alcuni parlamentari del M5S scoprirono che neanche la Farnesina fosse stata messa al corrente, una notizia che destò stupore e che spinse il gruppo europeo pentastellato ad iniziare una battaglia politica di controinformazione.
La segretezza che avvolge l’accordo rende la questione del tutto elitaria: soltanto 28 persone, nell’Unione Europea, hanno accesso agli atti, sebbene la discussione sia iniziata 3 anni fa e nonostante l’intesa coinvolgerebbe ben 850milioni di persone, corrispondente tra l’altro a circa il 45% del PIL mondiale. L’operazione trasparenza del testo del TTIP, pubblicato in esclusiva da Greenpeace Olanda, è partita lo scorso 8 Giugno e il M5S ha riassunto, in streaming, le 248 pagine dell’accordo tra Stati Uniti ed Europa.  ttip-eu-komission-infografiken_englisch_722px_5_0

Abbattere le barriere doganali è parte integrante della fase neoliberista del capitalismo. Le differenze, in termini di regolamentazione, tra i due blocchi sono abissali. Ad esempio, prendendo il caso delle convenzioni con l’ILO (Organizzazione Internazionale sui Diritti dei Lavoratori): l’UE ratifica continuamente convenzioni, gli Stati Uniti soltanto due, che escludono sia il diritto di associazionismo sindacale, sia l’abolizione dello sfruttamento della manodopera infantile. Per usare un’espressione ricorrente in America, “Unions out of the rader“.

TTIPQualcuno ha indicato il trattato come una minaccia per le piccole e medie imprese, di cui l’Italia è costellata: riuscirebbero a concorrere con le grandi multinazionali? Probabilmente no. GreenPeace ha preso in analisi anche le differenze rispetto al principio di precauzione: in Europa esiste la “non immissione senza sicurezza del prodotto“; negli USA, invece, si ricorre al “ricorso collettivo” (class-action), i cui risultati sono 1 cittadino su 6 ammalato per contaminazioni e il 12% della carne in commercio etichettata come “clonata”. La Flai analizza non solo la privatizzazione dei servizi pubblici (acqua, luce, gas, sanità, istruzione) ma anche la messa in discussione di DOC, DOP e IGP in seguito ad un ipotetico avanzamento dell’accordo: dei 269 prodotto italiani, con il TTIP ne resterebbero appena 41, di cui soltanto un prodotto al sud, la mozzarella di bufala.

Le questioni commerciali potrebbero avere delle ricadute anche nella politica, la sovranità stessa degli stati sarebbe in discussione, come dimostrano alcuni casi eclatanti:

  • La lotta della Philip Morris contro Uruguay e Argentina per le campagne antifumo;
  • Le imprese nucleari come la Vattenfall contro la Germania, in seguito all’abbandono del nuclerare;
  • La società francese per lo smaltimento dei rifiuti Veolia contro l’Egitto per aver aumentato i salari minimi;
  • Gli Stati Uniti che vincono il ricorso contro il Messico, dopo l’aumento delle tasse sugli edulcoranti contro l’obesità;
  • Investimenti contro le aziende che non prendono misure adeguate contro gli scioperi.

stop ttipOltre al rischio di un perdita complessiva dei posti di lavoro, circa 90mila in Italia, la preoccupazione è relativa anche ad una trasformazione di come si prende la decisione pubblica, con una pluralizzazione delle istanze diversificate e “sottobanco”. Lo dimostra la Campagna Stop TTIP Italia, che è riuscita ad ottenere la lettera inviata dal Ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda al Commissario Europeo al Commercio:

«Vogliamo sapere chi ha consigliato Calenda di esautorare il nostro Parlamento, forzare i Trattati europei e delegittimare la Corte di Giustizia Europea. Chiediamo ai Parlamentari europei e italiani di attivarsi urgentemente per chiedere chiarezza.»

Sul fronte statunitense i due candidati alla Casa Bianca, Donald Trump per i Repubblicani e Hilary Clinton per i Democratici, si sono espressi contro il TTIP, ricordando il fallimento del NAFTA.


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