C’è polemica e rancore: sono solo 42 le eccellenze agro-alimentari italiane, tra DOP e IGP, che forse godranno del privilegio di tutela nella trattativa TTIP in corso.

A parte il numero, ma tutelati da cosa?

la metafora del Cavallo di Troia
la metafora del Cavallo di Troia

La domanda non sarebbe banalmente provocatoria se avessimo occasione di fare un tour all’estero per andare a verificare, magari a tempo perso e tra un giro turistico e l’altro, cosa viene proposto sul mercato Italian sounding cioè che suona come italiano. Vi garantisco, sarebbe facile constatare quanto, gli scaffali di ogni dove, pullulino di schiere di prodotti (e non solo agro-alimentari) che evocano e sfruttano i valori di pregio, qualità e  sapienza produttiva dei nostri prodotti di eccellenza.

Dice: vabbè magari è anche fisiologico, pensa a quante griffes straniere hanno lo stesso problema. Sì, rispondo, è vero il taroccaggio è pratica diffusa, anche nei patrii confini.

Ma è pur vero che sono i consumatori a scegliere, massa fluida canalizzata a mezzo di rassicuranti testimonial più o meno stellati, di volti noti del mondo dello spettacolo e accolta in monumentali reparti specializzati, nei quali abbonda l’uso di aggettivi accattivanti come qualità, tradizionale e tipico.

Tornati a casa le nostre cassette della posta sono stracolme di volantini che si azzuffano tra loro: tutti propongono offerte galattiche, spesso inverosimili e c’è sempre un’occasione buona per promuovere ribassi senza precedenti. Questa evidenza è il fenomeno più preoccupante del nostro tempo.  Ora domando con artificiosa retorica: ma secondo voi chi distribuisce può lavorare sempre in perdita?

Il consumatore tipo sceglie, ha però l’handicap di in una perniciosa e colpevole superficialità estetica perché, in fondo, è più facile fidarsi di quanto si possa credere: volumi e volumi di sociologia ne spiegano il motivo e le dinamiche.

Si fida tanto ciecamente che, 7 su 10,  a dare un’occhiata alle etichette (per quel poco che si possa  capire) non ci pensa neanche. Ed è il dolce canto della sirena del prezzo a confonderlo o, più verosimilmente, ad obbligarlo a  scegliere.

Un’emorragia economica inarrestabile, testimoniata da 15 mld. di euro l’anno di spreco alimentare, cioè cibo acquistato in più, non consumato e buttato nei cassonetti.

images (4)

 

Appare evidente che la sfida di questo secolo sarà educare ad un consumo attento e consapevole e non ci saranno accordi di vertice che tengano, non sarà possibile “proteggere” niente. Resta solo il compito di vigilare sulle frodi più volgari e pericolose, perché il lobbismo del comparto agro-alimentare è forte e ben organizzato.

 

Per averne prova  basta leggere qui di seguito la lista dei prodotti “salvati” dall’accordo:

Aceto Balsamico di Modena; Aceto Balsamico Tradizionale di Modena; Arancia Rossa di Sicilia; Formaggio Asiago; Bresaola della Valtellina; Cappero di Pantelleria; Cotechino di Modena; Culatello di Zibello; Formaggio Fontina; Olio del Garda; Formaggio Gorgonzola; Formaggio Grana Padano; Kiwi di Latina; Lardo di Colonnata; Lenticchia di Castelluccio di Norcia; Mela Alto Adige; Formaggio Montasio; Mortadella Bologna; Mozzarella di Bufala Campana; Parmigiano Reggiano; Formaggio Pecorino Romano; Formaggio Pecorino Sardo; Formaggio Pecorino Toscano; Pesca Nettarina di Romagna; Pomodoro di Pachino; Prosciutto di Modena; Prosciutto di Parma; Prosciutto San Daniele; Prosciutto Toscano; Formggio Provolone Valpadana; Formaggio Quartirolo Lombardo; Radicchio Rosso di Treviso; Biscotti Ricciarelli di Siena; Riso Nano Vialone veronese; Speck Alto Adige; Formggio Taleggio; Olio Terra di Bari; Olio Toscano; Formaggio Valtellina Casera; Olio Veneto Valpolicella/Veneto Euganei e Berici/Veneto del Grappa; Zampone di Modena; Grappa.

La lista parla da sola, sonottipimage 42 prodotti che alle spalle hanno delle vere e proprie macchine da guerra, capaci di applicare con cura le regole del marketing mix, che spendono bene in comunicazione, che fanno rete e quindi hanno peso economico specifico, ma anche politico perché sanno fare lobbismo.

La concentrazione del loro valore economico è tale da scivolare senza grossi patemi sui percorsi  accidentati del mercato globale: possono forse  temere perdite di quote di mercato? Loro no, non temono nulla.

Dovranno temere invece le piccole produzioni, i consorzi di tutela amministrati senza capacità, le realtà produttive senza visione, avvelenate da lotte intestine e da protagonismi spocchiosi.

Temeranno soprattutto gli ultimi, cioè coloro che non sono o non si sentono rappresentati o che semplicemente non vogliono esserlo.

Sarà necessario prendere coscienza che il mercato assistito è in estinzione, chi ha voglia e capacità d’impresa si dia una mossa. Le istituzioni dovranno innanzitutto preoccuparsi di diffondere la cultura del buon consumo e della qualità al giusto prezzo.

La buona politica potrà distinguersi solo sostenendo ogni iniziativa coerente allo scopo, combattendo in modo incisivo gli sprechi alimentari.

Attenzione, non lasciamo che il cibo ci mangi.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments