Tra Sergio Cofferati e Carmine Schiavone: da Achille Pie’ Veloce una lezione per il futuro

Le primarie, la democrazia e le regole degli altri

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Un articolo sulla democrazia e sulle regole democratiche era proprio lontano dalle mie intenzioni. Ma, nella convulsione travolgente per l’elezione del capo dello stato, nella Frase1perdurante crisi che fatalmente stilla dal corpo sociale le forze capillari, nel fragore sordo delle annunciate riforme, l’occasione si presta inattesa. Eppure consapevole che parlare di democrazia e regole, e trattare i due argomenti assieme, azzererà i miei già pochi lettori, mi persuado cimentarmi nell’impresa.

L’antefatto è un film già visto, ed in queste ore va in scena con l’esito scontato delle primarie in Liguria, che vedono un singolare duello tra un instancabile Sergio Cofferati,  ed un gelido Matteo Renzi. Il primo ha riscoperto il ruolo dell’oppositore interno, dopo una breve pausa imposta all’attività di europarlamentare proprio per la disfida pre-elettorale delle primarie in Liguria, ed è lanciatissimo – almeno da qualche gossipparo irriguardoso od incredibile nostalgico – per diventare lo Tspiras italico, mentre il secondo non è solo stato tirato in ballo da quest’ultimo

TwPrimarie2013ma è sorpattutto il campione indiscusso delle primarie PD del 2013, nonchè delle precedenti primarie di un anno prima, dalle quali, pur risultando sconfitto, indubbiamente è stato lanciato come unico oppositore all’establishment, peraltro con il formidabile slogan di rottamatore.

Un sussulto del lettore “Embè?!? Che c’azzecca col nostro territorio?!?” C’azzecca, caro lettore, c’azzecca eccome! E non solo per quello che sta avvenendo in (e soprattutto fuori dalla) Campania per le primarie regionali, ma perchè quello cui stiamo assistendo è più che un film, unPrimarie2012 docu-thriller di cui siamo comparse inconsapevoli.

Di primarie, in verità, si è già notevolmente discusso, ed il lettore meno sprovveduto si è senz’altro reso conto di quanto le accuse delle ultime ore di brogli non siano nè nuove nè necessariamente infondate. Storia di malaffare dilagante dunque, ma non solo. Senza necessariamente dover andare a rivangare proprio quel che accadde con gli attuali candidati (es.: l’europarlamentare bassoliniano Andrea Cozzolino), non molto tempo fa già alle prese con i medesimi problemi, appare pure evidente la scarsa attenzione che il tema solleva in chi ha la responsabilità di garantire, appunto, correttezza e trasparenza delle regole democratiche.2011

Ma non è (solo) questo il punto su cui ritengo doveroso riflettere. Del resto, se le istituzioni partitiche registrano negli ultimi anni record negativi storici di appeal nell’opinione pubblica, un motivo ci sarà pure…Dal che, discutere della correttezza della politica mi sembra oltremodo irriguardoso nei confronti del lettore, quando non una vera e propria provocazione. Si dirà che è una questione di legalità più che di correttezza, di giustizia prima che di legalità, di etica prima ancora, e poi chissà, quali dibattiti si potrebbero stimolare, ancora ed ancora. Ciò su cui mi vorrei soffermare, invece, lasciando temi più ardui a chi ha più testa e forze, è quella che potremmo chiamare – simpaticamente – la fenomenologia del Pie’Veloce. Achille, il Pie’Veloce, giova ricordare con le parole di un autore contempraneo non molto lontano da queste cose, nel racconto di Omero – che i fatti narrò senza averli visti – è quello che porta avanti la sua battaglia. E’ un eroe. Ma eroe di un tempo passato. Antico già per gli antichi. Insomma, qualcosa che, già nel presente di chi scriveva, era fuori luogo. E l’essere fuori luogo è già un primo indizio del destino.

Ma che c’entra l’uomo politico Cofferati con Achille in tutto questo? E cosa collega ai due il pentito di camorra Carmine Schiavone? Potrà sembrare sottile, ma le più recenti dichiarazioni pubbliche del pentito, che – dice – si è opposto al “sistema” [dei suoi allora sodali, NdA] sono, pari pari, le stesse obiezioni che, in questi giorni, solleva il politico. La figura che emerge in entrambi i casi è di colui che prima sta nel “sistema” e poi non più. Quasi una premonizione sulla via – oltremodo trafficata – di Damasco. Poco importa, ai fini della riflessione sull’uomo, di quale “sistema” si tratti: l’importanza dei temi è parimenti decisiva e non ammette passi falsi. Da un lato, la salute, la sicurezza, la vita delle persone che hanno rappresentato e rappresentano i miei affetti, la mia terra, la mia comunità. Insomma, la mia vita. La tua. Dall’altro, quell’insieme di regole del vivere assieme, del costruire con gli altri. Di nuovo la vita, appunto, nel docu-thriller che ci vede comparse nostro malgrado.

Inoltre, i sospetti che alcuni politici stiano affidando la campagna elettorale sempre più spesso ad ambienti contigui alla criminalità organizzata, rende ancor più urgente la riflessione e la discussione sul tema. I confronti pubblici e le riflessioni di tutti i cittadini sulle regole democratiche sono qualcosa di più di polemiche e filosofie. E chi dice il contrario, o è in mala fede, o non è all’altezza del ruolo che ricopre.

Ma, da qui a sostenere che i personaggi che, loro o nostro malgrado, di volta in volta ci danno lo spunto per riflettere su un fatto che – vale per tutti – siano eroi, ne corre. Anzi, è proprio qui ci viene in soccorso, appunto, la fenomenologia del Pie’ Veloce: quegli stessi dovrebbero aver imparato che, chi combatte la sua battaglia, è condannato inevitabilmente a perderla. Hanno tutti in comune, appunto, l’aver fatto parte di un “sistema” che era lo stesso al quale si sono opposti: utilizzava gli stessi metodi, provocava le stesse dinamiche, era sostenuto dalle stesse forze. Ed in più, era un sistema nel quale i presunti eroi non erano affatto secondari, ma piuttosto facevano parte di quell’architrave relazionale fondante il sistema stesso. Eppure, prima della fatidica volta, non si sono mai esposti, mai distinti, mai chiamati fuori. Mai, prima di quella personalissima volta. E con loro, tutti quelli che verranno appresso, i troppi nomi che restano (volutamente ?!?) nell’ombra, un po’ qui ed un po’ lì, sempre con un distinguo nella manica, che non assumono una posizione, che rimandano le decisioni fino quando il problema non li riguarda direttamente, in attesa che si presenti una buona occasione. Insomma, se è l’eroe solitario che attendiamo, o che costoro vogliono interpretare, il messaggio che ci viene da tutte queste storie è chiaro: il tempo degli uomini, il nostro tempo, non ha bisogno di eroi che combattano una propria battaglia. Ma piuttosto di anti-eroi, che si mettano al servizio della comunità, degli altri. Persone che osano sacrificare con coraggio la propria serenità per sostenere chi ha bisogno di sostegno, e non aspettare #lavoltabuona. Penso, nessuno me ne vorrà, ai padri costituenti, che hanno pagato, chi la prigionia, chi con il confino, il prezzo della propria libertà. Libertà che hanno saputo mettere a servizio degli altri, senza volersi ritagliare in alcun modo una nicchia di privilegio.

Con chi condividere, allora, questa riflessione ? Con chi è dentro il sistema? Con chi ne è fuori? Con chi è in entrata od uscita ? E’ una discussione che riguarda la nostra comunità, e solo indirettamente la nostra vita. E’ per questo motivo che, al di là delle diverse sensibilità, è un discorso che va portato avanti con chiunque ci sta.

A ciascuno valga che anche Achille Pie’ Veloce non vide mai le mura di Ilio cadere.


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