Tex Willer: 70 anni e non sentirli

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copertina del primo numero di Tex, del 30 settembre 1948

Tra i personaggi più conosciuti di quelli pubblicati in Italia, sicuramente spicca Tex Willer, il Ranger del Texas che con i suoi inseparabili compagni – pards – Kit Carson, il figlio Kit Willer e l’indiano Navajo Tiger Jack, da 70 anni imperversa nelle edicole, inseguendo ogni genere di delinquente, dal rapinatore di diligenze al politico corrotto di Washington.

Era infatti il 28 Settembre 1948 quando arrivò in edicola Tex. Il suo esordio fu in sordina in quanto la casa editrice aveva puntato tutto su un altro personaggio, Occhio Cupo, ambientato nel XVIII secolo nella zona dei Grandi Laghi durante la guerra franco/inglese. Per questo doppio esordio viene chiamato in redazione dalla signora Tea Bonelli, proprietaria della casa editrice milanese Audace e antesignana delle donne-manager, Aurelio Galleppini, in arte Galep, che da Cagliari si trasferisce a Milano e inizia a disegnare a ritmo serrato le due serie.

Nessuno però avrebbe mai predetto che Occhio Cupo, serie ben dettagliata, rifinita, con un grande formato e considerata come quella che sarebbe dovuta essere la colonna portante dell’ Audace, avrebbe chiuso i battenti dopo 12 numeri e perso la battaglia nei confronti de “La collana del Tex”, pubblicata nel formato “a striscia” (ossia con pagine contenenti due sole vignette) e che veniva realizzata solo nei ritagli di tempo (o meglio: nottetempo!) da Galep. Anche il nome di Tex fu rivisto e fu oggetto di ripensamenti: in origine avrebbe dovuto chiamarsi Tex Killer, ma poi, constatandone il carattere troppo ‘duro’ del termine, fu cambiato prima in Viller e poi in Willer, con il quale esordì nelle edicole. Il tonfo di Occhio Cupo, assolutamente imprevisto, fu equilibrato dalle vendite dapprima costanti e poi sempre più in crescita di Tex che, soprattutto a partire dagli anni ’60, divenne una delle serie più vendute non solo dell’Audace, che nel frattempo, proprio nel 1960 aveva cambiato nome diventando Edizioni Araldo, ma di tutto il panorama editoriale a fumetti italiano.

Tex Willer è stato analizzato e passato al microscopio da tutti: critici del settore, letterati, sociologi hanno cercato di spiegarsi il successo di un personaggio che ha attraversato la metà del 1900 e continua a galoppare imperterrito anche in questo secolo. Il suo successo è un mix di elementi talmente diversi e complementari da essere etichettato sia come prodotto di destra (per come persegue chi delinque e per i suoi modi spicci di ottenere informazioni da chi è reticente) sia che come prodotto di sinistra (per il suo modo aperto ed equidistante di intendere le uguaglianze di razza –egli stesso sposò un’indiana, morta per le conseguenze di un’epidemia di vaiolo causata da uomini ‘bianchi’ senza scrupoli). Qualunque sia la sua matrice, Tex ha una base semplice, come tutti i prodotti di successo: storie ben pensate e ben sceneggiate, un parco di disegnatori tra i migliori d’Italia e del mondo e una psicologia molto ben definita.

Tex Willer infatti, un quarantenne nel pieno della forma, raramente (per non dire mai) sbaglia, non ha incertezze, possiede doti fisiche e di precisione nell’uso delle armi bianche e da fuoco fuori dal comune. Insomma incarna le aspirazioni che ognuno di noi sottosotto vorrebbe avere: tanta autostima, capacità di prendere la decisione giusta al momento opportuno, coadiuvata da un intuito quasi infallibile, allenato da anni di esperienza, che gli consente di individuare a colpo sicuro la personalità di chi gli sta di fronte. Tutte qualità che vengono esibite anche nel poker, facendone un giocatore quasi imbattibile. Insomma l’eroe infallibile, duro con i fuorilegge e comprensivo con chi dimostra di pentirsi. Tex applica la legge con determinazione, perseguendo non solo i singoli banditi, ma intere bande di criminali, grazie all’aiuto dei suoi amici con cui forma un quartetto affiatato ed eterogeneo che diventa letale per ogni delinquente che ha la sfortuna di ritrovarseli contro.

foto dei quattro pards, su disegno di Claudio Villa.

Vediamoli nel dettaglio i quattro pards:

Kit Carson. Anche lui ranger, è la spalla ideale: amico leale e ottimo tiratore, si rifà a un personaggio realmente esistito, ed è l’antitesi di Tex: brontolone, spesso pessimista, ma mai d’intralcio allo svolgersi delle storie in cui, anzi, spesso diventa il pretesto per alleggerire le trame sdrammatizzandole con siparietti ironici o ispirati al gentil sesso, per cui il ‘vecchio’ Carson (è un cinquantenne incanutito ma molto ben messo con baffi e pizzetto sempre ben curati) è particolarmente sensibile.

Kit Willer è il figlio di Tex, nato dall’indiana Lilyth figlia del gran capo dei Navajos Freccia Rossa, con cui Tex si sposò. Rappresentato inizialmente come un ragazzo, oggi invece come un giovane di poco più di venti anni, ha le caratteristiche genetiche migliori dei suoi genitori combinando le doti di guerriero navajo con quelle del padre.

Viene addestrato da un maestro fuori dal comune: Tiger Jack, il quarto pard. Guerriero e cacciatore straordinario, Tiger negli anni diventa un personaggio decisivo e non più di contorno, come era all’inizio delle sue apparizioni (in cui sottolineava dialoghi e situazioni con una esclamazione di voga che individuava gli indiani negli anni ‘50, ossia: ugh!). Dotato di grande ironia e senso pratico, duetta col brontolone Carson ma allo stesso tempo è un’arma in più a disposizione di Tex, abilissimo nell’uso del coltello e dell’arco, oltre che tiratore infallibile come i suoi compagni.

foto di Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini -Galep-

Questi personaggi devono il loro successo soprattutto a colui il quale li inventò e ne sceneggiò le storie: Giovanni Luigi Bonelli. Bonelli, che era lo sceneggiatore anche di Occhio Cupo, divenne negli anni uno dei migliori, entrando di diritto nella Storia del Fumetto italiano. Nel suo Tex oltre alla sua personalità  riversò una miriade di conoscenze, citazioni, riferimenti, tratti dal cinema e dai romanzi di ambientazione western, dai più classici, come quelli di Jack London, a quelli più popolari, i cosiddetti dime novels della fine dell’ 800 (il nome è riferito al basso costo, infatti un dime corrispondeva a 10 centesimi). Ma ciò che più conta, è il modo di sceneggiare le storie: corali, orchestrate facendo recitare e definendo le psicologie dei quattro personaggi con una facilità irrisoria, con un taglio cinematografico mai visto prima nel fumetto italiano. I lettori sono trasportati in un mondo di storie ben strutturate, originali, mai scontate, in cui Tex e i suoi compagni si muovono come in un film dove azione, dramma e parentesi di alleggerimento sono equilibrate tra loro come in un  meccanismo perfetto. Bonelli ne scrive le storie ininterrottamente dal 1948 al 1975, riuscendo a mantenere un livello di produzione qualitativamente altissimo. Dal 1975 al 1983 si comincia ad avere la collaborazione del figlio di Bonelli ossia Sergio (famoso soprattutto per essere l’inventore di Zagor e Mister No, ma questa è un’altra storia), che pubblica con lo pseudonimo di Guido Nolitta. Nello stesso anno, il 1983, esordisce ai testi Claudio Nizzi, le cui storie saranno pubblicate fino al 2011; nel frattempo altri autori si aggiungono alla testata: Mauro Boselli dal 1994, Tito Faraci e Gianfranco Manfredi dal 2009 e Pasquale Ruju dal 2014. Questi autori, ognuno a modo suo, rinnovano la testata ma sempre nel solco della tradizione, consentendo ai lettori più vecchi di riconoscersi sempre nel loro personaggio e ai più giovani di avere storie più attuali, pur restando nell’ambientazione western. Il successo della serie va ricercato, oltre che nella spettacolarità delle trame, anche nella ottima resa grafica dei disegnatori che si sono avvicendati: dal primo, l’inventore grafico Aurelio Galleppini, Galep, a cui man mano furono affiancati fior di veri e propri artisti, come Giovanni Ticci, Erio Nicolò, Guglielmo Letteri, Fernando Fusco, via via fino ai giorni nostri, con Claudio Villa (che disegna le copertine dal n. 401, ossia dal 1994;), Fabio Civitelli, Josè Ortiz, Corrado Mastantuono, Alessandro Piccinelli, Alfonso Font.

Attualmente la serie è la testata più venduta nelle edicole nonostante la crisi del settore editoriale e del fumetto in particolare. Oltre alla serie originale, mensile, arrivata ormai al n. 691 (Aprile 2018), in edicola si possono trovare ben tre ristampe delle vecchie storie, due mensili e una quattordicinale; una testata con foliazione maggiore, con periodicità semestrale detta Maxi; un’altra in formato gigante detta familiarmente Texone, anch’essa semestrale; su cui si cimentano i migliori disegnatori europei e mondiali che non hanno mai disegnato il personaggio; una in formato cartonato anch’essa semestrale, un albo annuale detto prima Almanacco e successivamente Magazine; una collana a colori semestrale.

A questo si aggiungano le varie iniziative riguardanti statuine, modellini, giochi da tavolo ecc. che confermano la popolarità della serie e del personaggio, ormai diventato iconico e che continua imperterrito dopo 70 anni a cavalcare con successo nei sentieri della fantasia attraversando tre generazioni di lettori.

Fonti e copyright:

http://www.sergiobonelli.it


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