Tenue resistenze, anime perse e caos

Il Sud e la capacità di resistere nonostante tutto, in maniera tenue e fondamentalmente suicida, così come le anime perse. Queste sono le strane sensazioni che si accavallano e si aggrovigliano fin dentro le viscere della maggior parte degli abitanti del Sud del nostro Paese e non solo.

Un Sud che forse non sa nemmeno più “cosa” sentirsi: avvilito, prepotente, mediterraneo, arabo, debole, o semplicemente di un altro mondo. O come sempre individualista e mai collettivo.

Uno stato senza Stato, nel quale cade ogni obbligazione: niente più governi né governati, la guerra di tutti contro tutti. Le distopie di Hobbes. Homo homini lupus (ogni uomo è lupo per l’altro uomo).  Il caos è alle porte? Qualcuno sta cominciando a pensare a Caoslandia?

Le tenue resistenze, poi. Sì, perché vi è, sparso qua e là, qualcuno che lo fa, ma non perché crede veramente di poter stravolgere un sistema o chissà cosa, semplicemente si industria per scavare dei solchi e cercare di arginare, rimandare il peggio del peggio, tutto qui.

E poi le anime perse, quelle che durante la prima guerra mondiale, scavavano le trincee, lì sui monti e aspettavano, a volte anche anni e ogni tanto ne uscivano per “far finta” di combattere con gli austriaci, solo che i morti non erano finti. Troppi di loro non resistevano a quell’attesa che più che estenuante veniva percepita quale inutile sacrificio verso una morte certa, con l’unica incognita del giorno e dell’ora dell’accadimento. E allora ecco le anime perse, che improvvisamente escono dalla trincea, corrono all’impazzata verso il nemico e petto in fuori si fanno mitragliare, apposta. L’importante è che fosse finita quella maledetta agonia e fu così che qualcuno poi si  inventò la storia delle “anime perse”.

Credo di non essere un cinico, eppure so che ci è toccato vivere in un’epoca che consideriamo l’ingenuità una “causa persa“, e il caso viene presentato come un succedaneo della volontà. Tutto appare programmato in anticipo e lentamente perdiamo la capacità di lasciarci stupire, di ammettere che l’insolito è possibile. La vita ha molti posti, uno si chiama il mio paese, un altro si chiama esilio. Un altro ancora si chiama dove diavolo sono.

Lo affermava uno dei miei scrittori preferiti. Nella sua dichiarazione: “la vita ha molti posti, uno si chiama il mio paese, un altro si chiama esilio. Un altro ancora si chiama dove diavolo sono”, io sono in “dove diavolo sono”, che casualmente si chiama Sud.


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