Taroni – Cazzaniga: i nuovi “angeli della morte”

L’immagine di copertina è presa da notizie.tiscali.it

Nessun angelo, ma solo demoni per le morti bianche.

Busto Arsizio, l’estate è ormai un ricordo e anche per i Tribunali è ripartito il consueto lavoro. Le udienze sono ricominciate e avvocati ancora leggermente abbronzati hanno indossato nuovamente le toghe sommersi da carta e postille. Il 25 settembre è ricominciato anche “Angeli e Demoni”. No, non si tratta del best seller di Dan Brown, ma dell’inchiesta che vede tristemente protagonisti Leonardo Cazzaniga e Laura Taroni. “Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità” ripercorre per voi dall’inizio una vicenda nera e intricata ancora in corso.

Ospedale di Saronno – Fonte: thesocialpost.it

Siamo all’Ospedale di Saronno e il viceprimario Leonardo Cazzaniga, medico anestesista e l’infermiera Laura Taroni sono indagati per l’omicidio di cinque persone. Cazzaniga e Taroni sono amanti e sono accusati di aver ucciso rispettivamente tra il 2012 e il 2013 quattro pazienti, il primo, e il marito la seconda.

Il processo si apre il 18 luglio 2017, dopo l’arresto del 29 novembre.

Laura Taroni inizialmente nega di aver avvelenato con la complicità di Leonardo Cazzaniga il marito, Massimo Guerra, un agricoltore di Lomazzo che gestiva insieme alla sorella l’azienda agricola di famiglia.

Dal matrimonio della Taroni e del Guerra, che pare sia entrato in crisi nel 2010, sono nati due figli ormai adolescenti. Sembra che Massimo Guerra si fosse rivolto più di una volta all’ospedale dove lavorava la moglie, ricevendo assistenza proprio da quest’ultima. Sembra anche che la Taroni avesse confidato a una collega che ogni tanto somministrava farmaci al marito e che sempre quella collega abbia rivelato di aver visto Taroni, Cazzaniga e un’altra infermiera assaggiare alcuni farmaci al fine di identificare il più insapore e inodore. Altre fonti non specificate riferiscono che l’ex infermiera si fosse informata su quale betabloccante potesse usare per abbassare la pressione aggiungendolo alla preparazione del pesto per il marito.

Laura Taroni – Fonte: prealpina.it

Alla fine a Massimo Guerra viene diagnosticata una forma di diabete. La diagnosi è ad opera del dottor Leonardo Cazzaniga che gli prescrive una cura a base di metformina, insulina e soluzioni glucosate. Una cura di impatto, ma per una malattia che l’uomo in realtà non ha

Massimo Guerra muore il 30 giugno 2013.

Interrogata il 31 gennaio e il 1 febbraio, la donna confessa: «l’ho deciso con Leonardo Cazzaniga, fu lui a suggerirmelo. Leonardo mi suggerì di farlo passare per ammalato. Un giorno mi disse che visto che Massimo era sovrappeso avremmo potuto fargli credere di essere diabetico». Pare tuttavia che non sia coinvolta direttamente nella morte dei quattro pazienti. «Si precisa ancora una volta che alla signora Taroni non sono attribuiti omicidi nell’ambito del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Saronno. Durante l’interrogatoria la signora Taroni ha risposto a tutte le domande ma per esigenze d’indagine non si può aggiungere altro».

Leonardo Cazzaniga – Fonte: ilgiornale.it

Comunque è stato riesumato il cadavere del suocero della Taroni, Luciano Guerra, morto nel 2013 all’età di settantotto anni. L’Istituto di Medicina Legale cerca infatti tracce di farmaci narcotizzanti.

L’ipotesi del sostituto procuratore Maria Cristina Ria è che la coppia abbia ucciso il marito, il suocero e la madre, Maria Rita Clerici, della Taroni, forse anche per una telefonata intercettata avvenuta tra Cazzaniga e Taroni: «È stata un’idea eccezionale quella di farlo cremare. Eccezionale anche aver fatto cremare tua madre».

Di seguito il testo di un recente interrogatorio:

PM: Leonardo Cazzaniga le disse che stava iniettando un farmaco a sua madre con l’intento di ucciderla?
Taroni: Era assolutamente evidente e io no non l’ho fermato.
PM: Al momento della somministrazione era lucida sua madre?
Taroni.: Sì, era solo soporosa. Dopo circa un’ora, il tempo che il farmaco entrasse in azione, mia madre è andata in arresto cardiaco.
PM: Che effetto ha questo farmaco?
Taroni.: Provoca una emorragia interna. È un farmaco antiaggregante che scioglie il sangue ed espone a rischio emorragia se non viene monitorato.
PM: La decisione di porre fine alla vita di sua madre fu solo di Cazzaniga?
Taroni.: Sì.
PM: Secondo la sua esperienza di infermiera, senza quella somminisrazione sua madre sarebbe viva?
Taroni.: Sì. 

Per quanto riguarda invece i pazienti del pronto soccorso uccisi, Giuseppe Vergani, settantunenne deceduto il 18 febbraio 2012, Antonino Isgrò, novantatreenne cardiopatico morto il 30 aprile dello stesso anno, Luigia Lattuada settantasettenne spentasi il 15 febbraio 2013 e Angelo Lauria, sessantanovenne passato a miglior vita il 9 aprile 2013, dopo cinque ore di udienza il GUP Sara Cipolla ha accolto quindici delle trentaquattro richieste di costituzione parte civile; sono risultate quindi legittime quelle famigliari, quella dell’infermiera Clelia Leto e quella dell’Azienda Sanitaria Territoriale.

Clelia Leto – Fonte: consumatrici.it

La Procura di Busto Arsizio ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per quattordici indagati, ovvero, oltre i due accusati di omicidio, dodici tra dirigenti e medici accusati di favoreggiamento e omissione di denuncia. Anche Nicola Scoppetta, ex primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Saronno è stato arrestato con l’accusa di omessa denuncia e favoreggiamento.

Clelia Leto è l’infermiera di origini finlandesi che si è opposta al “protocollo Cazzaniga” e che ha subito per questo minacce da parte del medico. È grazie alla sua coraggiosa denuncia che i delitti sono stati scoperti. La donna il 20 giugno 2014 ha sporto denuncia contro il medico definendolo «persona volgare nell’eloquio e aggressiva». Il “protocollo Cazzaniga” consisteva nella somministrazione di pesanti dosi di farmaci a pazienti gravemente malati per facilitarne il trapasso.

Secondo alcuni testimoni una delle frasi di indicazione della pratica medica mortale era «Sono l’angelo della morte, a questo paziente applichiamo il protocollo Cazzaniga».

Le associazioni dei consumatori, ovvero le persone giuridiche, tra cui SOS Racket, l’Ordine dei Medici, il Codacons, la Federconsumatori, la Federazione medici IPASVI sono state escluse. L’azienda ospedaliera Asst Valle Olona è stata ammessa come parte civile per i danni patrimoniali, ma non per il danno d’immagine.

Il Codacons ha rilasciato la seguente dichiarazione: «da anni il Codacons si batte a tutela dei malati contro la malasanità. Se saranno confermate le accuse, ci troveremmo di fronte ad un evidente danno per i cittadini. In tal senso il Codacons, in qualità di parte lesa, ha deciso di costituirsi parte civile all’udienza preliminare del 18 luglio».

Il Comune di Saronno invece non si è costituito parte civile in quanto, come spiegato da Gianangelo Tosi, Assessore agli Affari Generali. «Innanzitutto la costituzione di parte civile avrebbe riguardato solo il danno all’immagine, in quanto il Comune di Saronno non ha avuto danni materiali direttamente collegabili alla vicenda, tant’è vero che non siamo stati individuati dalla Procura come “persone offese” e non abbiamo pertanto ricevuto la notifica di alcun atto. Risulta evidente che l’immagine effettivamente lesa dai fatti è quella dell’ospedale e, di conseguenza, dei medici e degli infermieri che in essi vi lavorano. Non risulta una lesione diretta dell’immagine del Comune di Saronno, dato che l’ospedale non dipende in alcun modo dal Comune, ma dalla Regione.

Nella vicenda il Comune di Saronno è sempre stato citato al fine di identificare la struttura ospedaliera interessata dai fatti criminosi; non mi risulta che la stampa abbia mai associato direttamente i due enti. Inoltre l’ospedale in questione è una struttura che non si riferisce solo ai cittadini di Saronno, ma anche ai cittadini dei Comuni limitrofi che rientrano nell’ambito territoriale dello stesso (che non mi risulta si siano costituiti); per tale motivo gli interessi dei cittadini risultano correttamente tutelati dalla costituzione di parte civile delle associazioni dei consumatori (vedi costituzione Codacons), anziché che dai singoli Comuni rientranti nell’ambito territoriale. Per tutte le suddette ragioni la costituzione di parte civile del Comune di Saronno si presterebbe a forti contestazioni, con il rischio di non portare ad alcun risultato, se non quello di ulteriori critiche e contestazioni. Da ultimo va considerato anche che non ci si costituisce parte civile per ogni reato commesso nel territorio del Comune di Saronno e non avrebbe senso costituirsi solo perché il procedimento ha rilevanza mediatica».

Proprio a causa delle numerose richieste di costituzione parte civile e dell’ovvia forte presenza medianica dovuta al caso in oggetto, Ennio Buffoli, l’avvocato appartenente al Foro di Brescia, difensore di Leonardo Cazzaniga ha presentato un’istanza di rimessione indicando il Tribunale di Busto Arsizio come sede non adatta allo svolgimento dell’udienza preliminare.

Laura Taroni comunque, finora non si è mai presentata in aula, ma per l’incidente probatorio previsto per l’8, il 9 e il 10 gennaio 2018 non potrà evitare la sua partecipazione.

Una vicenda complessa quindi, non ancora conclusa, che “Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità”, continuerà a seguire per voi, fornendovi appena possibile ulteriori aggiornamenti.


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