Tangentopoli, una rivoluzione disattesa

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Su quel terremoto giudiziario che venticinque anni fa segnò  la nostra storia più recente, conosciuta come l’inchiesta “Mani Pulite” o”Tangentopoli”, sono stati versati fiumi di inchiostro, chilometri di pellicola cinematografica, ore di reportage televisivi.

L’arresto di un personaggio del sottobosco di potere milanese per una tangente pretesa al fine di concedere un appalto ad un’impresa di pulizia sembrò essere un episodio destinato a rimanere isolato, liquidato frettolosamente come la marachella di un “mariuolo” dal segretario del Partito che aveva messo quel personaggio, Mario Chiesa, a dirigere una casa di riposo dell’hinterland meneghino. Nessuno in quel momento immaginava che quello era soltanto l’inizio di una ben più complessa vicenda che avrebbe in breve tempo travolto tutti i partiti fino a provocarne una crisi strutturale che dura ancora oggi.

Gli italiani cominciarono a conoscere le Procure della Repubblica, fino a quel momento rimaste troppo spesso inerti di fronte al malcostume della politica ed alla corruzione della pubblica amministrazione, porti delle nebbie nei quali si disperdevano le poche denunce che illuminavano settori oscuri del governo della cosa pubblica.corruzione

I magistrati requirenti divennero i nuovi eroi di un’Italia che improvvisamente sembrava ribellarsi. La rivoluzione che non era riuscita alla generazione degli anni Settanta, per la scellerata deriva terroristica che alcuni settori intrapresero, sembrava finalmente compiersi. La classe politica corrotta spazzata via dalle inchieste giudiziarie, nuove generazioni di classe dirigente potevano finalmente assumere la guida del Paese. In questo spirito apparentemente rivoluzionario, caratterizzato da furenti eccessi forcaioli e richieste di garantismo interessato, mutarono persino le leggi elettorali, creando un sistema nuovo di designazione dei sindaci e successivamente, di fatto, anche dell’esecutivo nazionale che indusse tutti a ritenere di essere entrati in una Seconda Repubblica, anche se la forma parlamentare dello Stato non era affatto mutata.

Si trattò di un’illusione di breve durata. La circostanza che a capo di una rivoluzione ci fossero, loro malgrado, dei Pubblici Ministeri, e non il popolo o quanto meno un’intellighenzia illuminata, doveva indurre a ritenere che si trattava di una rivoluzione effimera. La lotta alla corruzione richiede, necessariamente, una coscienza civile diffusa nella società che sola può creare gli anticorpi alle tangenti e al malaffare. Mancando il senso dello Stato, non solo tra i politici, ma soprattutto tra i cittadini, ben presto, ai corrotti ne sono subentrati altri, le tangenti di partito sono state sostituite dalla corruzione dei ras regionali, provinciali, comunali.

E’ scomparso soprattutto l’entusiasmo che Tangentopoli aveva generato, la prospettiva di un nuovo patto tra classe politica e cittadini nel quale la prima garantisce la gestione del potere in funzione esclusivamente della collettività e i secondi esercitano il controllo sulla bontà dell’operato attraverso lo strumento del voto.  Resta amaro il dubbio che i cittadini, invece, tendano ad accettare il malcostume della politica perché in fondo fa comodo e garantisce favori, raccomandazioni, piccole prebende, soprattutto nel Meridione. I partiti politici, strumento costituzionalmente previsto per la partecipazione alla vita democratica, si sono letteralmente liquefatti, colpiti anche dalla crisi delle grandi ideologie novecentesche, e sono stati sostituiti, non solo in Italia per la verità, da movimenti populistici con orizzonti limitati al proprio cortile interno, privi di respiro globale.

La rivoluzione disattesa inchioda una generazione alle sue responsabilità: il grande rammarico è quello di non aver saputo approfittare dell’assist giudiziario per creare una nuova Italia, efficiente e finalmente all’altezza delle grandi democrazie mondiali, ma di aver perpetuato i comportamenti corruttivi per fini di potere e di arricchimento personale, cancellando così il futuro e la speranza della generazione successiva.


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