di Fedora Alessia Occhipinti

Tre anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava quella che poi fu chiamata“ la Magna Carta di tutta l’umanità”, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

FDRIl conflitto mondiale era giunto a termine da poco anni, e l’America si avviava lentamente verso un processo di restauro politico e sociale. Il florido periodo di cui godevano gli Stati Uniti era frutto del lavoro del suo quattro volte presidente Franklin Delano Roosevelt. La famiglia Roosevelt faceva parte dell’alta borghesia locale americana e vantava una parentela con Theodore Roosevelt, 26esimo presidente americano e Premio Nobel per la pace nel 1906. FDR fu considerato un grande rivoluzionario, un uomo di spessore che prese per mano il suo paese e lo trascinò fuori dalla grande depressione degli anni ’30. Al contempo fu anche il politico che sostenne  lo sviluppo e la costruzione delle prime bombe atomiche, impiegate dal suo successore anni dopo per devastare le città di Hiroshima e Nagasaki. Deceduto nel 1945, è indicato dagli studiosi fra i tre migliori presidenti degli Stati Uniti, assieme a Abraham Lincoln e George Washington.

Eleanor_RooseveltFuori dalla vita politica, il presidente americano prese in moglie nel 1905 Anna Eleanor Roosevelt, una giovane ragazza newyorkese figlia di immigrati olandesi. Entrambi provenivano da famiglie aristocratiche; ricchi, privilegiati e cugini di quinto gradi. Eleanor rimase orfana all’età di 8 anni ma crebbe ugualmente nell’agio, dichiarando tuttavia: «non sarò mai una signora dell’alta società». A modo suo è riuscita a mantenere la promessa.

La stessa Eleanor che nel 1948 prese parte al processo di ratifica della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, e che spese mezzo secolo della sua vita in difesa dei diritti civili. Donna tutta di un pezzo, la cui stazza non passava inosservata (era alta quasi 1 metro e 80). Madre devota, femminista ante litteram, passionaria in difesa degli oppressi. Entusiasta, furba, egregia interlocutrice.

lorena hickokUna vita di impegni e di amori, all’ombra dell’ultimo sole come suggerirebbe l’ormai compianto Fabrizio de Andrè. Ferma in disparte ma pur sempre presente, la figura celata dalla luce riflessa non era quella di Franklin, ma di Lorena Hickok.

Lorena Hickok era un’eccellente giornalista, firma della Assocciated Press, nonché suggeritrice e grande sostenitrice della first lady americana. Fu Lorena che invitò Eleanor a uscire fuori da quei limiti in cui, fino a quel momento erano state confinate le prime donne, spingendola a mescolarsi alla gente comune. Prima di allora, nessuna aveva osato.

È il 1930. Gli Stati Uniti, segnati profondamente dalla grande depressione, si aggrappano disperatamente all’ottimismo del suo nuovo presidente Franklin Delano Roosevelt. Eleanor è l’alleata numero 1 del leader americano, la sua consigliera, la sua ambasciatrice. La loro, tuttavia, è solo un unione formale. Il presidente da molti anni ha una relazione con la segretaria personale della stessa Eleanor, la quale scoperto il tradimento cade in una profonda depressione che durerà diversi mesi. Parlare di divorzio è impensabile, e la first lady  decide di restare fedele alla promessa di matrimonio, continuando a sostenere il marito nelle sue scelte politiche, pur vivendo la sua vita privata al di fuori del tetto coniugale. La loro relazione subirà un sterzata importante.

eleanor lorenaEleanor incontra Lorena per la prima volta nell’estate del 1928. Lorena è una delle giornaliste più pagate d’America. Fuma due pacchetti di Camel al giorno, è un’ottima forchetta, beve, si veste con abiti maschili e si esprime con un linguaggio alquanto colorito. Viene dal nulla, da un passato di abusi alle spalle. Sbattuta fuori casa, intraprenderà diversi mestieri prima di diventare scrittrice. Una she-man, come sarà definita dalla stessa Eleanor successivamente. Ed è Franklin che di primo acchito subisce il fascino “professionale”. Lorena è decisa a raccontare il futuro presidente degli Stati Uniti d’America, e per questo motivo incomincerà a seguire la coppia presidenziale per rivelare all’America scorci di vita quotidiana dalla Casa Bianca.

Non passerà molto tempo prima che la sue attenzioni si concentrino sulla first lady. Lorena scrive di lei: «È cordiale ma trattenuta. Si vede che è infelice per qualche motivo…» Il giorno che Eleanor compie 48 anni – Lorena ne ha 39 – le confida: «Sono una donna di mezza età. È bello essere di mezza età. Le cose non hanno più tanta importanza e non te la prendi più di tanto quando non vanno come desideri tu

Poco tempo dopo, Lorena diventa la sua ombra. La accompagna ovunque, la studia, le resta accanto in qualsiasi occasione. La loro amicizia fa un salto di qualità una notte durante un viaggio in treno, in uno scompartimento con una sola cuccetta. In quel vagone si scambiano confidenze e carezze. Si raccontano segreti, si specchiano l’una nell’altra.

eleanorlorena lettereIn seguito alla vittoria di Roosevelt alle presidenziali del 1933, il legame fra le due donne diventa sempre più intenso. Appaiono come una vera coppia. Fanno di tutto insieme: vanno all’opera, al ristorante, dormono nella stessa stanza e se non lo fanno, quando si svegliano, si telefonano o scrivono. La mole delle loro lettere è impressionante: 3550, dalle confidenze più intime alle considerazioni politiche. Corrispondenze che saranno rese pubbliche solo dopo la morte di Lorena nel 1978.

La first lady e la first friend, così sarà definita dalla stampa la Hickok.

Eleanor Roosevelt Lorena Hickok

Nel frattempo Lorena a causa del suo nuovo lavoro è sempre in giro per l’America. E poiché è diventata così intima con la first lady, realizza che non può più continuare a scrivere della coppia presidenziale, decide quindi di licenziarsi. Il nuovo impiego la porterà in giro per gli Stati Uniti, in posti lontanissimi, a raccontare di quell’America che, nonostante il grande impegno politico del governo, riversa ancora in condizioni disperate.

La lontananza non spaventa Eleanor, le frasi più belle fluiscono dall’inchiostro della sua penna stilografica: «È incompleto ogni giorno che non cominciamo e non finiamo insieme», «che cosa non darei per poterti aver qui con me stanotte» e ancora «Ti amo al di là di quanto le parole possano esprimere. Mi manchi così tanto. Ho fame di te.» Nella sua camera da letto, sul caminetto, la first lady ha posizionato una cornice con la foto di Lorena: «Così posso vederti a tutte le ore. Poiché non posso baciarti di persona, bacio la tua foto e le do la buonanotte

Queste sono le poche confidenze rese pubbliche, poiché le lettere più compromettenti saranno distrutte dalla stessa Lorena dopo la morte di Eleanor nel 1962.

Nel luglio del 1933 decidono di partire per una vacanza nel Vermont, sole, senza scorta. Una sorta di luna di miele tra i boschi. Esperienza che ripeteranno anche l’anno successivo.

In giro per l’America Lorena raccoglie la rabbia e le testimonianza di quella parte di americani che si sente abbandonata dal governo. Nonostante miseria e disperazione, la Hickok conserva un briciolo di tenerezza per la sua amata: «vado a dormire, a cercare di sognarti

Eleanor RooseveltSarà la stessa Lorena a spingere la first lady ad occuparsi delle politiche sociali, a scrivere articoli per mensili e settimanali. La accompagna alle conferenze a cui prende parte in prima persona, rileggendo e revisionando i suoi discorsi, offrendole il sostegno morale e affettivo che nessun altro era stato in grado di darle.

Eleanor è diventata una donna impegnata, forse troppo. E alle lettere d’amore di Lorena risponderà con brevi resoconti giornalieri, pur sempre pieni di affetto. L’attrazione con il passare degli anni si affievolisce, la loro relazione si trasforma in una amicizia frastagliata che lascia nella scrittrice amarezza e continue delusioni.
Per placare la sofferenza, Eleanor le scrive lettere rassicuranti: «è la qualità del tempo che conta, non la quantità. Per molti di noi la felicità viene dall’amore che diamo e che ci viene restituito, ma non occorre che sia equilibrio tra queste due cose. Perché non c’è una misura dell’amore.» Tuttavia per Lorena è difficile comprendere un simile cambiamento, e in una delle ultime corrispondenze scriverà: «verrà un giorno in cui forse non me ne importerà più niente. Ma devi ammettere che certe volte è dura essere l’ultima arrivata. »

Negli impegni che si susseguono come treni ad alta velocità, Eleanor trova il tempo di cucirle un golf: «cresce veloce, ed è amore. » Le ricama perfino un servizio di tovaglioli con le sue iniziali. Sembri non bastare, la Hickok è avvilita, lasciata sola con se stessa. Vive a New York, si occupa di pubbliche relazioni – un mestiere che odia – è malata, ha problemi di cuore, la vista la sta abbandonando. Corre l’anno 1943, Eleanor nutre verso Lorena un sentimento puramente materno. Si occupa di saldare il conto delle visite mediche e quello della donna delle pulizie. Le fa recapitare regali di ogni tipo, presenti che la scrittrice non può ricambiare, ma la first lady prontamente la tranquillizza: «tu stessa sei il mio regalo più grande. L’amore significa molto di più per me. E tu mi dai amore 365 giorni l’anno

Eleanor_Roosevelt_and_Lorena_HickokDopo la morte del marito Franklin  nel 1945, Eleanor incomincia a credere che il momento tanto atteso di poter vivere serenamente la sua storia con Lorena sia arrivato. Ben presto, però, scoprirà che non vi sarà l’opportunità. La first lady d’America è diventata la first lady del mondo intero. Con una media di 150 conferenze all’anno in tutto il mondo, verrà risucchiata dai suoi mille impegni.  Tre anni dopo la dipartita del marito, realizzerà il suo più grande capolavoro, la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Nella sua nuova casa, tuttavia, non dimenticherà di collocare sul caminetto, in posizione d’onore, una foto di Lorena, la she-man. L’instancabile e fedele Lorena.

Eleanor Roosvelt morirà nel 1962 di tubercolosi. La Hickok deciderà di non prendere parte ai funerali; visiterà in segreto la tomba portando in dono un semplice mazzo di fiori. «Che cos’è questo dolore al petto?», le tornano subito in mente le parole dell’amata: «certo che l’amore è una cosa strana: fa male, ma dà tanto in cambio.» Sei anni dopo, nel 1968 si spegnerà anche Lorena Hickok. Morirà in povertà, semi-cieca e con un solo appunto fatto nel testamento: restituire tutti i regali ricevuti in dono dalla first lady.

«Ho cercato di riportare alla memoria i lineamenti del tuo viso per ricordarmi com’eri fatta. È curioso come il ricordo di un viso caro possa esaurirsi nel tempo. Non dimentico di certo i tuoi occhi, esprimevano una specie di sorriso dispettoso, e la sensazione soffice che provavano le mie labbra quando incontravano quel piccolo neo a nord est della tua bocca» scriveva Lorena, in quella che forse è stata una delle ultime corrispondenze all’amata First Lady of the World.


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