La storia di Palazzo Diomede Carafa e della testa ritrovata

Torna a splendere una gemma artistica di Napoli. E' la testa di cavallo che ha dominato per secoli il cortile di uno degli edifici più antichi e monumentali del centro storico, palazzo Diomede Carafa.

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di Gianlorenzo Attanasio

La scultura in terracotta è la copia di un’opera in bronzo, attribuita a Donatello, custodita dal 1809 al Museo Nazionale di Napoli. La cui storia è peraltro davvero singolare e non mancano le incertezze, che gli studiosi ancora oggi cercano di risolvere.

La testa di cavallo è menzionata per la prima volta in una lettera del 1471 in cui Diomede Carafa, conte di Maddaloni e personalità di spicco della corte aragonese a Napoli, ringrazia Lorenzo il Magnifico per avergli inviato in dono la scultura da Firenze.

Studi più recenti hanno evidenziato invece che l’opera sarebbe stata commissionata dal sovrano aragonese Alfonso V a Donatello, attraverso la mediazione del mercante fiorentino Bartolomeo Serragli.

Il sovrano avrebbe desiderato un monumento equestre simile a quello che l’artista toscano aveva prodotto per il condottiero Erasmo da Narni detto il Gattamelata (oggi in piazza del Santo a Padova), da collocare al centro dell’arco superiore del grandioso portale di ingresso di Castel Nuovo.

Altri studiosi invece vorrebbero che la protome equina fosse opera ben più antica, dal collocare addirittura nel III secolo e legata al culto partenopeo di Virgilio poeta-mago. Di certo dal 1809 il monumento fu trasferito al Museo Nazionale e fu posta, sempre sul lato destro del cortile di Palazzo Carafa di Maddaloni, una copia in terracotta la quale per quasi due secoli ha subito, come molti altri monumenti di questa città, l’incuria del tempo e degli uomini.

Provvidenziale è stato l’intervento di un Comitato curatore composto dall’amministratore Francesco d’Agostino, Raffaele Ranaldi (presidente dell’associazione Palazzo Diomede Carafa) e Sergio Attanasio (presidente dell’associazione Palazzi Napoletani e del premio “Cosimo Fanzago”) che ha promosso il restauro realizzato dall’impresa Dafne sotto la supervisione della funzionaria Angela Schiattarella, della Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici artistici ed etno-antropologici di Napoli.

EQUUS PRE

L’intervento di restauro sarà presentato oggi alla città (ore 17.30) nello splendido palazzo quattrocentesco, che dà su Spaccanapoli, in via San Biagio dei Librai 121.

«Il palazzo» spiega Sergio Attanasio «presenta un elegante portale in marmo la cui architrave è sovrastata dalla statua d’Ercole e ai lati due busti raffiguranti gli imperatori Vespasiano e Claudio. Ancora si conserva il magnifico portone a due battenti di legno intagliato, diviso in dodici riquadri recanti gli stemmi araldici della famiglia. La facciata è rivestita da un bugnato rettangolare in tufo giallo e grigio alternato. Si ritiene che l’opera fu progettata dall’architetto Aniello di Fiore il quale nel 1470 stava eseguendo per i Carafa un sepolcro nella vicina Chiesa di San Domenico Maggior.»

Nell’Ottocento il palazzo fu acquistato dal giureconsulto Francesco Santangelo che assieme al figlio Nicola arricchì il piano nobile di una invidiabile collezione d’arte: pittori quali Rubens, Van Dyck, Tiziano, Mantegna, Durer, Veronese, Ribera e Tintoretto. La collezione è andata gran parte dispersa eccezion fatta per la collezione numismatica Santangelo, situata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il piano nobile è attualmente in attesa di essere definitivamente restaurato ma gli inquilini, gli amanti dell’arte e i partenopei tutti, possono essere ben lieti di vedere il redivivo cavallo risplendere nel cuore della città.


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