A Pontida, l’amministrazione comunale guidata dalla Lega Nord mette a punto un nuovo regolamento stradale: vengono, così, introdotte le strisce rosa, riservate a donne etero e comunitarie (o quasi!).

Ci troviamo in Lombardia, in Italia.

A partire da ottobre il comune di Pontida introdurrà una normativa, “in linea con le disposizioni europee” sulle pari opportunità tra sessi, che prevede l’inserimento di un’ulteriore differenziazione tra le zone di sosta. Alle strisce blu, solitamente a pagamento, e bianche, gratuite con limite orario, verranno affiancate le strisce rosa, destinate alle donne, in particolare alle mamme, appartenenti a famiglie naturali, residenti nel contesto italiano, tutt’al più europeo.

pontida

All’art. 1 del Regolamento vengono presentate le finalità:

La Città di Pontida intende con il presente regolamento comunale promuovere il sostegno alle famiglie naturali, formate dall’unione di un uomo ed una donna a fini procreativi, nucleo fondante della società civile, favorendo la sosta della donna pontidese in fase di gestazione o di puerperio (entro i 12 mesi dal parto ndr) in apposite aree loro riservate, riconoscendo l’essenziale funzione familiare della donna nella maternità“.

Vengono così esclusi: Famiglie Arcobaleno, persone provenienti da paesi non inclusi nel volano dei membri dell’Unione Europea (sia siriani che inglesi, quindi) e, con tutta probabilità, anche madri single o genitori che ricorrono alla maternità surrogata.

Sorgono diversi dubbi. Il provvedimento fraintende le battaglie portate avanti nel nome delle pari opportunità: se vogliamo che alla donna venga riconosciuta la sua unicità biologica allora perché non prendere in considerazione la battaglia di Civati per ridurre l’Iva sugli assorbenti? Che senso ha poter parcheggiare se non si riesce ancora a parlare con franchezza dei diritti alla maternità sui luoghi di lavoro? Ma, soprattutto, perché distinguere lo status sociale tra donna e donna? Dice bene il ministro Martina: “Sono scelte agghiaccianti che ripercorrono un tratto della storia che noi non vorremo più vedere“. Il provvedimento, secondo il suo punto di vista, è incostituzionale (violando l’art. 3).

Fratoianni, invece, richiede direttamente l’intervento del Viminale e del prefetto di Bergamo. La sindaca Appendino rende note le profonde differenze tra Torino e Pontida.

Il comune di Pontida predisporrà un servizio di vigilanza che controlli l’esposizione della condizione intima e personale sul cruscotto di ogni singolo autoveicolo, attraverso una tessera rilasciata dall’Ufficio Anagrafe, che viene incaricato di categorizzare oltre che il sesso, anche il genere. Dura è la strada verso l’affrancamento da quella condizione di mero soggetto debole, incatenato al matrimonio eterosessuale e alla velata neutralità normativa.

L’impressione è quella di un senso di insofferenza persistente, anche per casi non sovrapponibili tra loro, in cui, tuttavia, si rende necessario il riconoscimento di una differenza: si prenda come esempio quello delle strisce gialle, riservate a persone con determinate percentuali di disabilità. Quando viene infranto il patto sociale e si occupa questo tipo di spazio, si rigetta l’esistenza dei soggetti che avrebbero dovuto usufruirne. Da qualche anno è apparso un cartello, con un forte carico emotivo, che recita “Vuoi il mio posto? Prendi il mio handicap”.


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