Stefan Zweig, anniversario della nascita

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Stefan Zweig e i Momenti Fatali

A Vienna, il 28 novembre 1881, da una ricca famiglia della borghesia ebraica, nacque Stefan Zweig. L’atmosfera cosmopolita della capitale imperiale fu da stimolo alla sua grandissima curiosità culturale. Infaticabile viaggiatore, fu poeta scrittore, drammaturgo, giornalista, biografo e traduttore. Assistette, lui ritenuto inidoneo al  servizio militare, agli orrori della prima guerra mondiale e, da fuggitivo, gli inizi della seconda. Infine si rifugiò a Petropolis, in Brasile. Il 22 febbraio 1942 Zweig scrisse un ultimo messaggio e, il giorno seguente, si avvelenò insieme alla seconda moglie.

Stefan Zweig – Fonte: www.castalie.fr

Oggi perché ricordare Stefan Zweig, personaggio poco noto ai più? Perché credo che la sua vita e le sue opere siano un acuta testimonianza di un’epoca storica che ha molto da insegnarci, perché interprete di una cultura e di un’umanità di cui anche oggi si sente la mancanza.

Mi sono avvicinato da poco tempo a Zweig e alle sue opere. Ho letto con interesse “Momenti fatali”. Quattordici racconti storici in cui narra come l’uomo possa divenire protagonista, a volte tragico, di un momento storico; quando, in un breve lasso di tempo, si condensano una quantità di circostanze ed egli è capace di interpretarle e profittarne per realizzare, con coraggio e tenacia, il suo progetto.

Poi la biografia di “Magellano”, In essa descrive l’impresa e la tormentata vicenda umana del protagonista ossessionato dal suo sogno, che si realizza, per merito suo, ma senza di lui.

Tuttavia a scrivere di lui mi ha spinto la lettura della sua autobiografia “Il mondo di ieri” scritta poco prima della morte. L’autore descrive con nostalgia l’Europa di inizio ‘900, fino allo scoppio della prima guerra mondiale che lo segnò profondamente. Ardente pacifista assisté con orrore all’irrompere sfrenato dei nazionalismi. Successivamente intuì subito che la pace raggiunta era poco lungimirante, “punitiva”. Riprese il suo lavoro e i tanti viaggi. Si recò in Francia, Belgio, Spagna, Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Canada, a Cuba, in Messico, in India, in Africa. Più volte venne in Italia, visitò Roma, Napoli, Firenze e Venezia.

Coltivò numerosissime relazioni culturali e amicizie: Auguste Rodin, Rainer Maria Rilke, Paul Valery, Richard Strauss, James Joyce, Maksim Gorkij, Sigmund Freud e Salvador Dalì. Fra gli italiani: Luigi Pirandello, Arturo Toscanini e Benedetto Croce. Descrive, in maniera interessante, i suoi amici artisti; il suo rapporto con loro, ne analizza benissimo il carattere e lo fa con poche attente parole e senza affrettare giudizi personali.

Un periodo di pace cessato con l’incontrastato arrivo al potere di Hitler e la successiva invasione dell’Austria. Nel 1933, in Germania, i libri dell’ebreo Zweig furono bruciati e dovette abbandonare il suo paese; si recò dapprima in Gran Bretagna, poi negli Stati Uniti e, infine, in Brasile.

Le opere di un artista parlano da sole e quelle di Zweig hanno goduto, già ai suoi tempi, di ampia e meritata fama, ma qui vorrei sottolineare l’aspetto profondamente umanistico del personaggio e delle sue opere.

Credeva negli uomini e, soprattutto, negli amici. Anti-demagogico e anti-fanatico fu fedele al principio di tolleranza anche negli anni del trionfante fanatismo.

Cosmopolita, riconobbe quale sua patria il mondo intero e non restrinse i propri affetti e i propri interessi all’amata Austria ma li estese alle altre nazioni e agli altri popoli.

Coerentemente, pur da ebreo, non approvò il sionismo di cui il suo amico, Theodor Herzl, era un fondatore. Ammirò il Presidente americano Woodrow Wilson; quando propose la creazione della Società delle Nazioni e un nuovo ordine mondiale, dopo la prima guerra mondiale, basato su appunto quattordici punti che, tra l’altro, prevedevano l’autodeterminazione dei popoli e l’abolizione della diplomazia segreta.

Zweig era un convinto europeista, sentiva i popoli europei affratellati da una comune radice culturale.

Fervente pacifista credeva, come dargli torto, che senza pace non c’era progresso, cultura e civile convivenza. Quando, negli anni ’30 dello scorso secolo non fu con la maggioranza delle persone e dei governi che sottovalutarono il pericolo costituito dal nazismo.

Credo che dell’umanesimo di Zweig ci sia tanto bisogno. Dalla descrizione della sua vita apprendiamo che è un errore dare per scontate certe conquiste come: libertà, democrazia, etc…

La civile, giusta convivenza umana è sempre in pericolo e, a volte, a metterla in pericolo siamo proprio noi con le nostre paure, i nostri egoismi. Non manca chi rimprovera a Zweig il suo voler essere “al di sopra della mischia”, e non essersi impegnato politicamente. Credo che questo atteggiamento, che personalmente non condivido, sia dovuto al desiderio di voler continuare il suo impegno culturale con la mente sgombra da passioni. Ha vissuto gli ultimi anni nella disperazione per la sua vita di “senza patria” ma, soprattutto, per il destino tragico della sua Europa e degli ebrei. La sua tragica morte è stata il prezzo che ha pagato all’odio, al nazionalismo che allora inquinava il mondo. Segnali inquietanti, oggi, non mancano; occorrono anticorpi e, in questo, Stefan Zweig ci può aiutare dandoci emozioni. conoscenze ed esempi utili.

Opere di Stefan Zweig citate:

  • Momenti fatali       editore: Adelphi
  • Magellano               editore: Rizzoli
  • Il mondo di ieri      editore: Mondadori


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