Stallo politico in Catalogna, nuove elezioni all’orizzonte?

L’arresto di Puigdemont e di altri leader indipendentisti, i diversi esili in Europa e l’assenza di un Governo mettono alle corde il secessionismo in Catalogna.

La parabola del secessionismo catalano continua la sua fase discendente. La regione è ancora “commissariata” dal Governo centrale, in ottemperanza all’art. 155 della Costituzione, e la situazione politica non dà segni di sblocco. La maggioranza indipendentista del Parlamento catalano, supportata dal Presidente dell’emiciclo Roger Torrent, non è riuscita ancora ad eleggere un candidato alla guida del Governo, dopo aver riproposto Carles Puigdemont e poi sperato di poter votare Jordi Sanchez o Jordi Turull, tutti imputati dalla giustizia spagnola ed ineleggibili.

La expresidenta del Parlament Carme Forcadell (izda), y los ex consellers Raúl Romeva y Dolors Bassa, a su llegada al Tribunal Supremo. | ZIPI (EFE)

La regione resta dunque senza governo e con una maggioranza indipendentista sempre più in difficoltà. Gli ultimi arresti hanno peggiorato la situazione: Carles Puigdemont si trova in carcere in Germania, in attesa della decisione del giudice sull’estradizione, e due agenti di polizia che erano con lui sono stati arrestati al rientro a Barcellona. Nei giorni scorsi sono entrati nelle carceri spagnole anche Jordi Turull, Carme Forcadell, Raül Romeva, Josep Rull e Dolors Bassa, che si aggiungono a Oriol Junqueras, Jordi Cuizart e Joaquim Forn. In libertà su cauzione resta Meritxell Borràs, mentre Carles Mundó ha rinunciato al suo posto da deputato e ha abbandonato la politica (resta ovviamente indagato). Altri si trovano “esiliati” all’estero: Toni Comín, Meritxell Serret e Lluís Puig restano in Belgio; Clara Ponsatí è in Scozia in libertà provvisoria su cauzione, Ana Gabriel e Marta Rovira sono invece in Svizzera. L’arresto di Puigdemont, in particolare, complica la posizione dell’ex Presidente, poiché in Germania il reato di alto tradimento, paragonabile al reato di ribellione imputatogli in Spagna, è condannato con pene fino all’ergastolo.

 

Roger Torrent, Presidente del Parlamento catalano. Fonte: El Diario. Foto: Sandra Lázaro.

A Barcellona continuano intanto le manifestazioni contro le incarcerazioni, considerate “politiche”, ma la partita sembra ormai volgere a favore del Governo spagnolo. Nelle ultime ore i partiti politici catalani stanno iniziando a sondare il terreno per la creazione di una maggioranza alternativa, che metta insieme i partiti costituzionalisti e alcune forze dell’indipendentismo, come ERC, chiamata però a rinunciare alla secessione unilaterale. Le possibilità concrete di un accordo restano scarse e si inizia a paventare l’idea che nuove elezioni, a distanza di pochi mesi dalle ultime del 21 dicembre 2017, possano essere l’unica soluzione, nella speranza che i partiti unionisti possano conseguire stavolta non solo la maggioranza dei voti, ma anche dei seggi.

 


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