1957, Guerra Fredda. A New York la spia sovietica Abel viene scoperta e l’avvocato Donovan, scelto per la sua difesa, prende molto sul serio l’incarico, riuscendo a far evitare la condanna a morte al suo cliente. Ma nei cieli russi viene intercettato il ricognitore spia U2, catturato il pilota Gary Powers e condannato. Chi andrà a fare lo scambio tra i due?

51034La caratteristica del cinema di David Spielberg, regista e produttore di questo film, “Il Ponte delle Spie” (USA, 2015), è la sua eticità, specialmente dei film di ambientazione storica, sia essa contemporanea e passata. Queste pellicole hanno necessariamente una “lezione” da darci, beninteso, non si tratta per nulla di didascalicamente edificante ma qualcosa che, pur attraverso numerose contraddizioni, suggerisce un’interpretazione ispirata a dei valori. In questo film, quando l’agente della CIA comunica all’avvocato, interpretato da Tom Hanks, le “regole” che presidiano il “funzionamento” del conflitto USA-URS dell’epoca, a cui tutti debbono obbedire e che sarebbero le indiscutibili “ragion di stato”. Costui (l’avvocato), che a suo tempo aveva preso parte al Processo di Norimberga dei criminali nazisti come Pubblico Ministero. è chiaro nell’affermare che risponde che l’unica “regola” che deve comandare è la Costituzione degli Stati Uniti,la quale prevede meccanismi di difesa e presunzione d’innocenza per tutti, “l’unica vera differenza tra loro e noi”.

Il regista e i suoi sceneggiatori, Matt Charman (che ha spesso e come si deve collaborato con lui) e Joel ed Ethan Coen (registi, qui solo collaboratori di Spielberg), hanno immesso questa riflessione di appartenenza e fedeltà ai valori all’interno della biografia documentata di James Donovan.

tom hanksSi tratta di un’epica “quotidiana” in tono minore. Tom Hanks è tutto il contrario dell’eroe Marvel: non tanto robusto, con la pancetta, tranquillo, col culto della casa e della famiglia. Ed è un eroismo tanto più difficile da illustrare cinematograficamente, se non si vuol cadere nel predicozzo. Il suo interlocutore, la spia sovietica, lo definisce “uomo tutto d’un pezzo”. È proprio questa pertinacia ideal-caratteriale che lo porta, nella II parte del film, a gestire la difficile trattativa dello scambio sul Ponte di Glienicke, il quale collegava perifericamente le due Berlino. L’avvocato si “prende cura” di un altro giovane sfortunato americano, che per amore era rimasto nella Berlino sbagliata tra le grinfie della Stasi, non contemplato e quasi da lui imposto nella trattativa e che infine riesce a salvare.

La ricca personalità del protagonista (un Tom Hanks splendidamente sotto tono) è il vero collante del film. La strategia narrativa si fonda non solo sulla dicotomia valoriale USA-URSS ma anche su come questa attraversi lo stesso corpo della nazione americana. Non c’è dubbio che quell’attenersi sulla lunga distanza, pur se tra molte incongruenze, a quel sistema di valori, ha facilitato l’implosione del “sistema mondo” sovietico che si basava su pratiche politiche di feroce dittatura ed un’economia in cui si producevano solo costi a carico dello stato e non c’era alcuna creazione di valore aggiunto.

ponte spieNella sostanza, è questo che ci racconta il film di Spielberg. L’orripilanza – quasi horror – delle sequenze che ritraggono un’allucinata Berlino Est sono di grande efficacia e illustrano un intero sistema sociale-politico. Così come le azioni degli uomini della CIA appaiono coerenti, anzi volutamente corresponsabili, a quel contesto d’isteria collettivo che incideva assai profondamente nell’immaginario. Sono sufficienti dei precisi e brillanti tocchi di piccoli pezzi di montaggio, nel mentre la vicenda principale si svolge con chiarezza e ed efficacia, “incastrati” in scenografie altamente significative e sperimentali (curate dall’artistico Adam Sockhausen) per stendere sull’intera narrazione elementi collaterali di denso senso aggiunto. Ed è proprio questa la maestria di Spielberg che si avvale di grandi collaboratori, come il bravo Michael Kahn al montaggio e Janusz Kaminski alla direzione dell fotografia.  Accanto al protagonista principale, la spiam l’attore inglese Mark Rylance, di grande esperienza teatrale, geniale, dotato di una maschera straordinaria.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments