Special Olympics

Lo sport e la scuola per l’inclusione

 

Si è tenuto martedì 30 gennaio presso l’IIS Stendhal di Civitavecchia, il corso di formazione Special Olympics, organizzato dal Professor Fabio De Siati docente di Educazione Fisica.

 

Molti i partecipanti a questo progetto, compresa la sottoscritta, che hanno avuto modo così di entrare in contatto con l’affascinante e stimolante mondo del volontariato e dell’inclusione.

Professoressa Silvia Merni

Leader indiscussa del pomeriggio la Professoressa Silvia Merni, da quindici anni nel settore specifico, e Direttore della Provincia di Roma.

 

Il corso si è aperto con le parole vere e incisive della Preside dell’IIS Stendhal, la Professoressa Stefania Tinti, che ha dichiarato come la scuola non debba essere identificata solamente con la formazione, ma anche con l’inclusività. Cinquantatré i ragazzi certificati, più quelli definiti border-line cognitivi, per un totale di oltre duecento studenti con necessità speciali.

Sempre la Professoressa Tinti ha ricordato come sia cambiata la normativa inerente la gestione di tali soggetti, tanto che ora viene impedita l’iscrizione scolastica di un disabile diciottenne, mentre prima erano presenti alunni persino di ventiquattro anni, ma al di là dei cambiamenti legali, rimane fermo il progetto comune e l’intento della scuola di colmare vuoti di vita sociale.

 

In questo quadro di solidarietà emerge Special Olympics, un movimento mondiale che quest’anno festeggia i suoi primi cinquant’anni. Alla base la visione dello sport come mezzo di inclusione e integrazione per persone con disabilità intellettiva.

 

Le origini del movimento risalgono agli anni Sessanta e vedono protagonista Rosemary Kennedy, la sfortunata erede della celeberrima famiglia americana, nata con un grave ritardo mentale. Quelli erano tempi in cui certi individui venivano nascosti, piuttosto che seguiti e aiutati, ma Eunice, la sorella, comprese i benefici degli incontri del fine settimana organizzati dai genitori nella grande tenuta di famiglia con gli altri ragazzi disabili e si attivò in questo senso, non potendo però evitare che Rosemary venisse lobotomizzata e perdesse dunque l’uso della parola, divenendo inoltre sempre più ingestibile col trascorrere del tempo.

 

Sulle note di “Le tasche piene di sassi” di Lorenzo Cherubini è il vice presidente degli Special Olympics, Alessandro Palazzotti, attraverso un video, a spiegare che i valori dello sport sono l’amicizia, la solidarietà, l’attenzione, l’impegno e lo sforzo, e che in un’ottica di comunione, sia necessario perdere l’atteggiamento pietistico dell’assistenza, comprendendo che questi ragazzi disabili hanno la capacità di positivizzare il mondo che li circonda.

Entrando invece nell’aspetto tecnico, bisogna ricordare che Special Olympics gode di una convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità intellettiva, ed è riconosciuto dal CIO (Comitato Internazionale Olimpico).

Presente in ben centosettanta Paesi, è soggetto alle seguenti regole ufficiali:

 

  1. Le competizioni danno l’opportunità di dimostrare le abilità acquisite;
  2. A prescindere da come gli atleti si classificano, ogni performance è una vittoria personale:
  3. I regolamenti sono stati adattati per massimizzare la partecipazione di tutti gli atleti;
  4. Nelle gare Special Olympics si deve incoraggiare la partecipazione di atleti di tutti i livelli di abilità.

 

Assistendo alle manifestazioni si nota inoltre come il podio sia stato rimosso, di modo che i vincitori siano tutti allo stesso livello. Sicuramente è contemplata anche la squalifica, quando necessario, ai fini dell’insegnamento e del rispetto delle regole, ma comunque alla fine tutti vengono premiati.

 

Special Olympics è presente in Italia già dal 1983 e prevede iniziative dedicate anche alle famiglie, come la Family Campus, una settimana estiva che ha luogo a Sibari, organizzata dai genitori stessi degli atleti che possono così, conoscersi, condividere e aiutarsi.

 

Fondamentale nel progetto è senza dubbio la figura del volontario, e il settanta per cento dei volontari proviene proprio dall’ambiente scolastico.

Grazie alla scuola, e al protocollo d’intesa del 2016 con la nuova convenzione del MIUR, nasce Unified Sports, l’iniziativa che ha alla base lo sport unificato ovvero la collaborazione e l’allenamento dei ragazzi disabili con i propri compagni di scuola.

 

I requisiti per la partecipazione a Special Olympics sono un quoziente intellettivo inferiore al range compreso tra 70 e 75, limitazioni nel funzionamento adattivo e l’iscrizione antecedente ai diciotto anni.

 

Tre i modelli seguiti: competitivo, che non prevede regole federali e per cui gli atleti devono avere le stesse abilità; di sviluppo, per cui le abilità non devono necessariamente essere le stesse e le regole vengono adattate; ricreativo, in cui non sono previste delle vere e proprie competizioni e il cui valore fondamentale è permettere un primo livello di approccio.

Tra i molti vantaggi offerti dal progetto Special Olympics c’è l’inclusione degli atleti border-line, di cui spesso le famiglie non riescono a riconoscere la disabilità e che quindi non verrebbero da queste mai iscritti. Il loro coinvolgimento è invece fondamentale per far prendere loro coscienza della propria identità e individualità e per farli sentire, positivamente, protagonisti.

 

Le iniziative Special Olympics prevedono la European Basketball Week, che si svolge a novembre, la European Football Week, che ha luogo a maggio e, unicamente in Italia, la Settimana della Pallavolo che ha luogo a giugno.

 

Particolare attenzione è data anche ai più piccoli. Il settore Young athletes comprende i bambini in età prescolastica e aiuta le famiglie nella fase dell’accettazione della disabilità del proprio figlio.

 

Importante sapere che Special Olympics rientra nel progetto alternanza scuola-lavoro e, ovviamente, per sua natura, è attivo anche nella lotta contro il bullismo.

 


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