Sono diventati tutti figli di Putin

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Spiderman, Batman, Superman, tutta la schiera degli X-men, i Cavalieri dello Zodiaco e le guerriere Sailor. E poi c’è lui, il supereroe del nuovo millennio, l’uomo che tutto può dire e fare: Vladimir Putin. Il mondo è più sicuro da quando questo possente individuo alto un metro e 20 e doppio almeno tre metri è alla guida della Grande Madre Russia.

In Italia è una vera è propria mania: tanti piccoli figli di Putin che osannano il leader russo come bambini guardano ammirati il loro eroe preferito dei cartoni animati. Ogni volta che mi chiedo il perché, però, la mia mente diventa un classico scenario da vecchio west, con i rusti che – sospinti dal vento – vagano per secche e desolate lande senza una meta.

No, perché per osannare qualcuno bisognerebbe conoscerlo. Poi mi ricordo anche che quello italiano è un popolo che vanta primati di tutto rispetto nelle classifiche riguardanti l’analfabetismo strutturale e l’analfabetismo funzionale e trovo tutte le risposte che cerco.

Penso con profonda commozione e un sorriso benevolo alla famigerata fotografia del nostro supereroe in groppa ad un orso bruno; penso alle decine su decine di dichiarazioni attribuite al presidente della federazione russa sulla situazione politica italiana; penso, ancora, alla pioggia di euro (svariate decine di milioni eh) e di aiuti umanitari che la Russia intenderebbe mandare ad ogni catastrofe naturale che si verifica nel Belpaese. Ecco, tutto questo viene preso per buono da centinaia di migliaia di persone.

Dalle cose finte a quelle vere. E queste fanno molto più spavento. Partiamo dalla entusiasmante politica estera di Putin e la sua tendenza – che lo accomuna ai nemici del cuore americani – di risolvere i problemi con il sapiente lancio di bombe intelligenti che poi tanto intelligenti non sono visto che di innocenti ne ammazzano sempre un discreto numero. Saranno effetti collaterali della ineccepibile strategia di questo esemplare di “maschio alpha”: tutto d’un pezzo, con una formazione militare e un passato (e non solo) nel Kgb, che posa armi in mano e che doma e cattura feroci animali selvatici. Un uomo che, con tutto il suo vigore, è stato anche il protagonista di un calendario.

Penso che l’esperienza di Putin e il suo modus operandi siano riassumibili con quello che è il magnifico titolo che quei geniacci di Lercio (noto sito web satirico) diedero ad una delle loro fake news: “Vladimir Putin paparazzato mentre concede un diritto umano”. Eh sì, perché – ad oggi – la Grande Madre Russia non è che brilli per democrazia, eguaglianza, diritti e amenità varie che ci si aspetterebbe da un paese guidato da un leader così osannato (sicuramente più fuori che dentro i confini della sua nazione. E vorrei ben vedere). Gli esempi sono tanti ma tutti intersecati tra essi e con un unico filo conduttore: la limitazione dei diritti. Le limitazioni alla libertà di manifestazione (divieto di svolgimento, in più occasioni, del gay pride) sono costate una sanzione da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo mentre nel 2013 la Duma ha approvato il divieto di propaganda omosessuale (è reato parlare in pubblico dei diritti, degli amori e delle speranze della comunità Lgtb russa). Per ovviare a questi “piccoli” inconvenienti, Putin e i suoi hanno trovato un fantastico rimedio: farsi una legge che concede il diritto alla Corte costituzionale della Federazione russa di decidere se applicare o meno le sentenze di organismi intestatali in materia di tutela dei diritti e delle libertà dell’uomo. Insomma, detto in soldoni, se arriva una sanzione per violazioni dei diritti umani, il Cremlino, la Duma o chi per loro, possono tranquillamente decidere di prendere i documenti e infilarli in un tritacarte o in un camino, a seconda delle esigenze.

Per non farsi mancare nulla e dare continua dimostrazione della propria apertura di vedute è stata approvata anche una simpaticissima legge anti Ong con la quale, di fatto, sono state chiuse tutte le organizzazioni non governative che si battevano per la tutela dei diritti umani. La loro colpa? Influenzare l’opinione pubblica. Per questo motivo sono state chiuse – tra le altre – le associazioni Agorà, Golos e perfino il Comitato per la prevezione della tortura.

Sì, siamo nel 2017 anche in Russia. Non è che lì il tempo si sia fermato a 70 anni fa. Anche se, a ben guardare l’ultima trovata della Duma, questa mia convinzione rischia di essere seriamente minata: depenalizzazione delle violenze domestiche. Insomma, tra le mura delle abitazioni russe potrà succedere questo e quello, non importa quanto grave. Lo scopo è quello di “creare famiglie forti” (lo ha detto il presidente della Duma, Volodin). Le “mazze e panell ca fann e figl bell”, praticamente: le violenze in famiglia costituiranno reato soltanto se chi le ha commesse è già stato condannato per lo stesso motivo o se le percosse hanno provocato gravi danni fisici. Tutto il resto sarà punibile con una sanzione economica fino ad un massimo di 470 e nei casi più gravi con un massimo di 15 giorni di detenzione.

Non mi soffermo su casi molto delicati come quello della morte della giornalista Anna Politkovskaja, il cui assassinio ha contorni che definire oscuri è un eufemismo.

Praticamente l’Eldorado, questa Russia. Dunque, come non amare il loro magnanimo e possente capo di Stato. Con quel piglio deciso, con lo sguardo glaciale e le idee ben chiare. Gli italiani ne vanno pazzi. Probabilmente perché non capiscono assolutamente niente.


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