Smetto quando voglio Ad Honorem – un grande epilogo

Non delude il pubblico ma non valorizza tutto il cast

Fonte: www.mymovies.it/

La storia della banda più intelligente di tutti tempi è arrivata al suo epilogo: Sidney Sibilia ha chiuso alla grande la stagione cinematografica pre-Natale italiana del 2017 con l’ultimo film della trilogia di Smetto quando voglio.

Devo riconoscere che questo giovane regista (1981) ha avuto un esodio di fuoco, non solo per la sceneggiatura della famosa trilogia ma anche per il modo con cui ha saputo coordinare e guidare un cast con tantissimi bravi attori. Riesce con un’ironia paradossale e tagliente a parlare di temi attuali come la mancanza di lavoro, il disagio nelle università italiane e le smart drugs.

Una banda di ricercatori, in galera per creazione e spaccio di nuove smart drugs, cerca di sventare un attentato con il gas nervino architettato da un personaggio misterioso.

Il primo film della trilogia, che vede anche una simpatica partecipazione dei The Pills, è stato un successone al botteghino (ancora viene proiettato nei cinema parrocchiali o d’estate nelle arene all’aperto) ed ha fatto lievitare le aspettative per i successivi due.  Sidney (cosceneggiatore insieme a Valerio Attanasio) è riuscito a non deludere il pubblico, forse il vero problema è che non è riuscito a valorizzare tutto il cast a disposizione, ad esempio Libero de Rienzo che nel primo film aveva un ruolo quasi chiave, negli altri 2 film si vede appena (non che la sua presenza non si sia sentita, eh! Infatti in ogni scena in cui compare ci fa scompisciare dalle risate).

 

Non ci sono buoni o cattivi

Un importante messaggio che trasmette il film è che il sistema bacato su cui si fonda l’università italiana è autodistruttivo, genera malumore, crea mostri pronti a tutto pur di distruggere (o perlomeno scalfire) il sistema stesso che li ha generati. Non ci sono buoni o cattivi, c’è ovviamente un antagonista e un protagonista per la storia, ma i “nostri” sono tutti ergastolani, spacciatori, venditori di armi, insomma emarginati che non appartengono al mondo della delinquenza per stato sociale, familiare o per predisposizione caratteriale, ma perché sono stati costretti a trovare una via di fuga sfruttando le loro capacità. Quando si supera la linea, quello che può succedere è imprevedibile, non è facile mettere in pratica il motto “Smetto quando voglio”.

L’aria nuova portata da questo film (che già si percepisce dalla color correction dominata dal giallo) è un ulteriore sintomo di un nuovo cinema italiano. Questo Novembre ci ha portato belle novità nostrane, basti vedere The Place e Addio fottuti musi verdi. Indipendentemente dal gusto personale possiamo asserire che sicuramente il vento sta (finalmente) cambiando.

Fonte: movieplayer.net
Fonte: movieplayer.net

Tornando alla Trilogia, se avete visto i primi due film dovete vedere il finale, anche se avete pensato (come me) che il secondo abbia un tono più basso del primo. Se non avete visto ancora nulla vi consiglio di cogliete l’occasione al volo e spararvi tutta la trilogia in un botto solo, non ve ne pentirete.

 

La classifica

Come dicevo precedentemente, gli attori sono tutti bravissimi e azzeccatissimi, quindi stilare una classifica per me è difficile, ma ci provo lo stesso:

  • Stefano Fresi: è un grande attore sotto ogni punto di vista, dalla stazza alle capacità; in questo film mette in evidenza anche le sue abilità canore. La grande palestra del teatro ha fortemente forgiato questo attore. Durante un backstage Sidney ha dichiarato che durante la trilogia ha avuto modo di conoscere più approfonditamente i suoi attori, scoprendo anche delle loro doti non inizialmente considerate. Credo quindi che la scena della performance canora di Stefano Fresi sia stata aggiunta appositamente dopo aver visto gli spettacoli teatrali dell’artista.
  • Libero di Rienzo: è geniale nella sua semplicità, anche se in questo film il suo personaggio non viene valorizzato, dimostra sempre la sua dimestichezza con un’ironia cinica e sempre efficace
  • Neri Marcorè: nella trilogia ha avuto l’opportunità di dimostrare molto di quello che sa fare, ha saputo giocare con l’espressione da duro Der Murena, ricalandosi poi nei panni del timido scienziato che era prima della “trasformazione”. Non ci sono dubbi, nel panorama italiano è uno degli artisti più completi che si sa far valere sia sul piccolo che sul grande schermo.
Fonte: movieplayer.net
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