Siam presi tutti dalla nostra frenetica attività quotidiana: uno o più lavori – perchè diciamocelo, anche se i dati sulla disoccupazione sono tenuti bassi taroccandoli, in realtà tutti hanno uno sfruttatore a carico a cui dar conto -, un’invadente vita sociale – anzi, social – le interminabili code nel traffico o, peggio, appresso ad un “mezzo” che non arriva mai, le routine indispensabili di tutti i giorni e poi le cure necessarie a quelli che, attorno a noi, prima o poi potranno ricambiare … Insomma, nel tran tran quotidiano dove giorni, stagioni, mesi ed anni diventano indistricabili, la vita scorre nelle viscere del posto che abitiamo nel tempo in cui, sulle nostre teste, una storia – di cui non siamo neppure più spettatori – prende forma.
Eppure le notizie sono nell’aria, solo che oramai non ci facciamo nemmeno più caso. E quasi mai sono notizie rassicuranti. Qualche esempio? Facendo qualche ricerca qua e là si scopre che sono almeno dieci anni (!!!) che l’agenzia tal dei tali usa “programmi per simulare la condotta umana” (?!?) Si tratta di AI, ovvero Intelligenza Artificiale. Il termine non è nuovo, da Terminator a Matrix il piccolo schermo ci haasimov saputo dare senz’altro qualche dettame incompleto, fuorviante, ma è riuscita nel compito dove altri (soggetti della nostra società) si sono dimostrati inadatti al proprio ruolo, od al più irrilevanti. I numeri sono da capogiro: in una stanza da letto è possibile alloggiare macchine sufficienti a “sostituire” un centinaio di lavoratori umani con un’istruzione universitaria. Cento lavoratori che non vanno in pausa, nè in ferie nè in malattia. Cento lavoratori che non tornano a casa per mangiare e non ricevono telefonate per nessun motivo personale, o che accampano scuse di qualunque genere.
Che impatto potrebbe avere sulla nostra società? Avete presente la ruota?! Dal punto di vista del lavoro (quello fisico, calcolato con le formule del professore del liceo) la ruota ha un “vantaggio” di 1:100, per cui il lavoro che anticamente richiedeva 100 uomini – tipo spostare un masso da lì a là – a quel punto ne ha richiesto solo uno, che magari nel frattempo era stato sostituito da cavalli o buoi. Ecco, questo accadrà nel prossimo ventennio con i lavoratori di concetto, a partire da…un decennio fa circa.
Certo, la ruota ci ha cosentito di occupare (il più delle volte militarmente ed a scapito di chi lì c’era già, NdA) spazi e dimensioni che prima c’erano precluse… Ed inoltre, anche per l’AI ci sarà bisogno di formatori assisstenti, supervisionatori, coordinatori e progettisti, per cui il “problema occupazionale” è solo nella capacità di riconfigurare la forza lavoro disponibile. Peccato però che non siamo nell’Unione Sovietica, per cui non esista un soggetto in grado di attuare una tale riprogrammazione; peccato che uno sviluppo “imprevisto del genere” penalizzerà dapprima le realtà economiche dove 100 famiglie in più od in meno che consumano fanno la differenza, per i 100 affitti che vengono a scomparire, 100 case da arredare in meno, 100 tavole da non imbandire più… ogni giorno; nè tantomeno siamo un Paese dovo le università e le agenzie governative si mettono assieme e con fondi pubblici fanno la ricerca che venti o trent’anni dopo viene commercializzata da aziende private; non siamo un paese dove una tale forza lavoro può essere ricollocata così agevolmente – basti guardare i grafici dell’occupazione e della politicaproduttività e salario medio degli ultimi 30 anni; nè qui ci sono aziende di dimensioni tanto grandi da potersi permettere quel genere di investimenti, e se ci sono, delocalizzano, fanno battaglie politiche conto i lavoratori – ai quali oramai viene fin’anche impedito di andare in bagno – oppure sono vacche para-pubbliche da mungere per le clientele politiche. Insomma, mentre abbiamo un bel po’ di problemi da risolvere e ci guardiamo bene anche solo dal parlarne, la storia di cui non siamo neppure più spettatori prende forma sopra le nostre teste.


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