<…continua da QUI>
Potrei sostenere che, mentre scrivo, ogni volta che accade, lo faccio pensando che questa, proprio questa, potrebbe essere l’ultima volta: la prossima potrebbe non esserci. Senza esagerare – comprendendo lo sgomento e più che mai l’incredulità del lettore non avvezzo a tali tematiche – ogni volta si sostanzia, più di prima, la possibilità di essere soppiantato da un programma, un surrogato artificiale per l’elaborazione automatica dei testi. Pensieri artificiali che prendono forma di parole, indistinguibili da quelli vergati da un cuore pulsante. Un programma insomma, che magari mi starà già leggendo, prima di provare ad imitarmi, per poi prender definitivamente il mio posto. Basta un istante per riflettere che, come i “Dieci piccoli indiani” cadiamo uno ad uno, forse da sempre, sotto i colpi inflessibili del progresso. A partire dai chopper olduvaiani, il nostro lavoro si somma a sè stesso, come le gocce che si aggiungono alle gocce, sempre più repentine, fino a diventare flusso ininterrotto di fiume, di fiumi, e poi mare, mutevole e sempre più impetuoso in ogni direzione, che sferra i suoi colpi riversandosi su intere nazioni, travolgendole: Globalizzazione, internet delle cose, intelligenza artificiale, sono solo alcune delle rivoluzioni che stanno cambiando la vita come l’abbiamo conosciuta, ad una velocità crescente e che diventa ogni giorno sempre più insostenibile. rubens - deucalione pyrrhaCe ne saremmo potuti accorgere prima, quando decenni fa erano, tutto sommato, molti quelli che, accortisi che le cose non andavano nel verso giusto, avevano provato a dirlo: la politica stava si lasciando posto al mercato, ma a bocconi, con la classica strategia dall’alto di privatizzare gli utili e socializzare le perdite; e poi quella globalizzazione che andava – ancora l’ennesima volta, di sicuro non l’ultima – contro le persone; l’affermazione del capitale finanziario a discapito della collettività e dell’ambiente, e così via dicendo. Primo pensiero allora – come pure oggi – la scuola, e più in generale la formazione. E poi, via dicendo… Tutti mali su cui si è discusso e dibattuto con profusione da e per decenni ma, di cui, non si è potuta affrontare e la causa prima che ha indubbiamente radici culturali e dunque valoriali che scendono giù sin nel nostro più perduto passato. Al punto che finanche le istituzioni più “solide” stanno cadendo sotto i colpi inflessibili di un avversario ubiquo: lo stesso binomio concorrenza-cooperazione, sta trovando nuove forme per assolvere sempre meglio al paradigma adattativo; il motore primo che è stato chiamato con innumerevoli appellativi, ma che è per noi il “Mercato”, ne sta uscendo irrimediabilmente trasformato; il caso e la necessità stanno sondando le infinite possibilità che si aprono a scenari futuri. Ma non è solo il futuro, un domani che, nell’incredulità dei più, è già ora, che disorienta. Le nostre radici sono sospese a mezz’aria, solo che non siamo tanto sobri da rendercene conto. Presi da insignificanti vicende quotidiane di cui abbiamo rinunciato a comprendere premesse ed implicazioni da sempre, siamo l’immagine di un teschio dinnanzi al quale non più il principe Amleto, ma la stessa Storia dell’Uomo s’interroga sul da farsi… Aggrappati a credenze che si sono affermate in un mondo dove il pericolo era “esterno”: la natura selvaggia, un nemico sempre alle porte, una morte improvvisa… qualcosa di esterno e fuori da noi. Oggi che sediamo sullo scranno più alto, continuiamo a contemplare un antico cielo privo di risposte. paoloDalle infinitesime contraddizioni – all’origine neppure percettibili -, poi via via erette a baluardo di verità dall’autorità, quindi brandite come vessillo esse stesse di verità ed allora simbolo dell’autorità, da cui simbolo della stessa comunità che in quell’autorità riponeva aspettative e fiducia. Qui, banalmente, la genesi di ogni fallimento umano, di ogni comunità incapace di riconoscere per tempo i propri errori e comunque di porvi rimedio, come un bambino che irrimediabilmente decide di non venire alla luce, diventando uomo nel ventre inadatto di una madre che collassa sotto il peso insostenibile di quel “progresso” privo di logica. Il mancato sustanziamento dell’insuperabile principio egualitario delle persone e, ancor prima, l’assioma ambientale, quanto piuttosto l’affermazione di vaghe aspirazioni morali scandite in desueti precetti igienici e sociali, in quel mondo nato dalla voragine dal Chaos finiscono, inevitabilmente, per condurre su percorsi divergenti tutte le intangibili possibilità perdute, allontanantesi irrimediabilmente verso l’ignoto, come galassie alla deriva.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments