Erano ormai quasi dieci anni che non mi accingevo più a svolgere il mestiere che era mio in un’altra vita. Scegliendo però di lavorare con quello che scherzosamente definisco e chiamo “sistema a km 0”, forse per recuperare ritmi umani e probabilmente una maggiore qualità della vita, sperando nella riuscita ovvio,  pensavo di riprendere da dove avevo lasciato, ma mi sbagliavo. Ricordo che una delle ragioni per cui decisi di cambiare “settore” fosse l’ormai non riuscire a mantenere la neutralità giusta e l’equilibrio dovuto per tutti quelli che si presentavano nel mio ufficio con patologie gravi, molto gravi.

E cosa mi ritrovo oggi? Un bisogno pesante delle persone dovuto al crescente impoverimento e al cronico deficit di diritti, sul lavoro e non, ma soprattutto con una accelerazione esagerata delle patologie tumorali, senza alcuna distinzione di età e di sesso. Mi sono permesso di fare una statistica per conto mio, molto “casalinga” e ovviamente molto poco scientifica: ogni dieci richieste almeno la metà riguardano quel tipo di patologie. E allora ho cominciato a domandarmi se fosse un caso o meno, se stia succedendo qualcosa che ci sfugge, se siamo in qualche modo già spacciati. Ho sempre ritenuto che avere a che fare con le persone in maniera diretta fosse il modo migliore per capire cosa stesse succedendo nel magmatico mondo fuori dalle nostre finestre, oltre la tastiera del nostro computer  e rimango convinto che questo segnale non vada trascurato. Cosa fare allora? A chi far fronte?


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