Serena Mollicone: una vita rubata

L’immagine di copertina è presa da dire.it

Qual è la verità sull’orribile delitto di Arce?

Arce, centro agricolo che sorge lungo la Valle del Liri dallo storico passato risorgimentale, dove la Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo si affianca alla Torre Saracena, ai campi coltivati a cereali e alla cartiera.

Serena Mollicone – Fonte: iltempo.it

Arce, dove nel 1983 nacque Serena Mollicone, la cui vita fu strappata barbaramente diciotto anni dopo.

 

Proprio in questi giorni la terribile vicenda ha visto finalmente una svolta e “Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità” ricorda la diciottenne che suonava nella banda del paese e studiava psicologia.

Serena Mollicone, orfana di madre dall’età di sei anni, è la figlia di un insegnante elementare gestore della cartolibreria del paese, Guglielmo. Ha una sorella più grande di lei, Consuelo, anche lei insegnante elementare, trasferitasi a Como e, frequenta il Liceo socio-psico-pedagogico “Vincenzo Gioberti”. È iscritta all’ultimo anno, la maturità è alle porte, ma Serena trova il tempo di dedicarsi anche ad altre attività, come suonare il clarinetto nella banda di Arce.

Della ragazza si perdono le tracce il 1° giugno 2001 e, purtroppo, due giorni dopo viene ritrovata cadavere nel boschetto di Fonte Cupa ad Anitrella, una frazione di Monte San Giovanni Campano vicina ad Arce.

Serena Mollicone – Fonte: ansa.it

Serena ha la testa dentro un sacchetto di plastica e i mani e i piedi sono legati. Un nastro adesivo le chiude la bocca e vicino all’occhio è visibile una ferita.

Ma cosa è successo prima del ritrovamento da parte della Protezione Civile?

Serena è fidanzata, o comunque esce da qualche mese con un ragazzo più grande di lei, Michele Fioretto, di ventisei anni.

Il 1° giugno Serena ha appuntamento per un’ortopanoramica all’Ospedale di Isola del Liri, a dieci chilometri da Arce, presso cui effettua la visita che termina alle 9:30. Uscita dall’ospedale compra in una panetteria quattro pezzi di pizza e quattro cornetti. L’acquisto ha fatto presupporre che dovesse incontrarsi con qualcuno. Si suppone inoltre che sia salita sull’autobus per Arce perché le sue ultime tracce si fermano a Piazza Umberto I, la piazza centrale del paese. A casa la aspettavano per le due del pomeriggio.

Carmine Belli, carrozziere di Rocca d’Arce è il primo ad essere indagato: un biglietto indica che quel giorno doveva incontrare Serena, ma è solo nel 2002 che la Procura di Cassino lo iscrive nel registro. Nel 2006, comunque, l’uomo viene prosciolto da ogni capo d’accusa e, due anni dopo, il Belli si suicida sparandosi con la pistola d’ordinanza di Santino Tuzzi, un carabiniere di Arce. Il suo corpo viene ritrovato all’interno della sua automobile, una Fiat Marea Week-End.

Santino Tuzzi – Fonte: itabloid.it

Oltre Belli vengono indagati nel 2011 il Maresciallo Mottola, sua moglie e suo figlio Marco, accusati poi di omicidio volontario e occultamento di cadavere. I tre nel 2015 chiedono il chiarimento della loro posizione, ma il GIP di Cassino, Angelo Valerio Lanna non archivia il caso.

Le indagini intanto proseguono e nel 2014 arriva l’esito negativo dell’esame del DNA effettuato su duecento settantadue persone. Anche le ricerche sulle impronte digitali non portano risultati positivi.

Nel 2016 il GIP Lanna chiede la riesumazione del corpo di Serena Mollicone.

Oggi, dopo ben sedici anni, sono venuti alla luce nuovi orribili particolari che chiariscono almeno il modus in cui la giovane di Arce è stata uccisa.

Tocca alla tanatologa Cristina Cattaneo, consulente della Procura, capire e quindi spiegare che la morte di Serena non è stata un errore, un incidente. La ragazza è stata picchiata violentemente e in seguito soffocata. L’aggressione e il delitto sono avvenuti nella Caserma di Arce.

È ragionevole pensare che prima di essere coperto dal sacchetto di plastica, il volto sia stato esposto per un periodo di tempo perché le mosche deponessero le uova

Guglielmo Mollicone – Fonte: rainews.it

Il corpo di Serena creduto senza vita dopo le percosse è stato portato e abbandonato nel bosco, avvolto in un plaid rosso a scacchi, ritrovato solamente un anno e mezzo dopo. Quando il suo aguzzino si è reso conto che era ancora viva, l’ha soffocata con il sacchetto di plastica.

Ciò che appare chiaro è che Serena non si è arresa e ha lottato strenuamente fino all’ultimo.

Pugni, calci, un trauma cranico e uno cervicale causati da un forte colpo contro la porta della caserma e tracce di lantanio, cerio e piombo rinvenute sui fuseaux e sui calzini di Serena.

«Lesioni contusive al ginocchio, al gluteo, al collo provocati da urti, colpi, afferramenti, cadute»

La perizia alla fine ha confermato che le lesioni di cui sopra sono compatibili con la porta indicata della caserma dei Carabinieri di Arce.

La figlia del carabiniere Santino Tuzi, rivela che: «Mio padre è stato ricattato, qualcuno gli ha prospettato ritorsioni contro figli e nipoti. Per questo, per anni, ha taciuto sulla morte di Serena. Quanto emerso dalla consulenza conferma a pieno la tesi sostenuta da anni da Guglielmo Mollicone: che Serena quel giorno si sarebbe recata in caserma. Per quanto concerne mio padre, credo che il suo silenzio, durato sette anni, sia stato il frutto di un senso di protezione nei confronti della famiglia. Qualcuno lo ha ricattato, non ho le prove ma è quello che abbiamo portato all’attenzione della Procura che ha riaperto le indagini sulla sua morte. Qualcuno lo ha istigato e gli ha complicato la vita fino al punto di indurlo alla morte. Personalmente leggo il suicidio di mio padre come l’estremo gesto di protezione nei confronti della famiglia. Pochi giorni dopo aver parlato con il pm, avrebbe dovuto confrontarsi nuovamente con la Procura. Non sappiamo cosa è successo ma la sua morte ha evitato ritorsioni»

Un’inaudita bestialità quindi, che ha travolto Serena Mollicone in primis, e molte altre persone a lei collegate per una ragione o per l’altra.

Il movente non è ancora stato definito, ma pare che la ragazza volesse denunciare o comunque fosse al corrente di un traffico di droga in cui era coinvolto anche il figlio del Maresciallo di Arce, Mottola. Se è questa la motivazione che ha portato alla morte Serena e se verranno confermati gli attuali indiziati, non ci è dato ancora saperlo.

Continueremo a seguire il caso del Giallo di Arce, riportandovi aggiornamenti non appena disponibili.


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