Sei Parole Chiave della Politica Contemporanea

50 anonimi rappresentanti della Società Civile interpretano  sei parole chiave emerse dal dibattito politico italiano.

Il “gioco” era semplice: date sei parole – tra quelle più diffusamente utilizzate durante questa campagna elettorale multimediale – prova a dirmi la tua.

Per farlo mi sono inventato una cosa che in gergo statistico si chiama panel, l’ho costruito in modo empirico scegliendo 150 tra rappresentanti della società civile, della politica, del giornalismo, dell’arte e dell’intelletto (più o meno noti) che vivono e operano su tutto il territorio nazionale . Ho cercato di renderlo il più rappresentativo possibile, articolandone l’estrazione sociale, il livello culturale, l’attività svolta e il pensiero politico di appartenenza.

Dei 150 interpellati, oltre la metà non mi hanno filato di pezza e, in fondo, ho interpretato anche questa come una risposta. Dell’altra metà, circa una quarantina, mi hanno risposto con garbo che non appena possibile mi avrebbero mandato le loro riflessioni: sto ancora aspettando.

Sul residuo ho dovuto attuare un feroce pressing e non è stato semplice raccogliere il loro pensiero oltre ultra sintetiche 10/15 righe di testo, come per dire: ti vogliamo bene ma non trascinarci in questa pozza che rischia di farci affogare.

Grazie a tutti comunque e, soprattutto, grazie a Pietro Vanessi (l’unico che posso citare come fonte, avendo garantito esplicito voto di anonimato) che mi ha regalato una bella vignetta quale sintesi della mia faticosa inchiesta.

Europa, Credibilità, Questione Morale, Capacità, Conflitto d’interessi e Populismo sono le sei parole, i sei concetti, i sei temi di discussione politica e sociale che ho sottoposto al panel, ormai ridotto a 50 opinionisti.

Voglio immediatamente riferirvi sulla marcata diversità concettuale, anche a parità di condizioni sociali e culturali, che è emersa su ogni singola parola esame della ricerca. Un dato a mio avviso molto interessante e, perché no, incoraggiante. Che il bisogno di autorealizzazione posto all’apice della piramide di Marlow sia andato oltre la sola espressione teorica o che la libertà di pensiero lasciata a tutti, senza il vincolo di domande formulate e chiuse, abbia ottenuto il risultato? Ci sto ragionando.

Da quanto ricevuto, e ne sono sorpreso, la parola/concetto su cui si è speso molto è Europa. Inutile dire che nei vari punti di vista il termine più utilizzato è disillusione, sotto forma di occasione mancata, di idea troppo orientata al controllo economico e non di equa regolamentazione, di perdita identitaria e vincolo. Ma tutti, e dico tutti, ancora danno l’impressione di crederci. Sono rimasto stupito dalle metafore utilizzate. L’Italia, in fondo bisogna ammetterlo, è terreno fertile per la filosofia e l’affabulazione.

Capacità, in ordine di quantità di parole spese, si attesta al secondo posto. Il concetto è stato accostato spesso a Merito, Innovazione ma soprattutto a Competenza. Ci si domanda chi guiderà le sorti del nostro paese e con quali strumenti cognitivi. I più nostalgici fanno riferimento alle vecchie scuole di partito. Qualcuno ricorda che la competenza politica sta nella visione strategica e che le competenze gestionali vanno ricercate nelle risorse umane utili allo scopo: in sintesi la squadra.

La Credibilità è stata in generale trattata quale qualità di sintesi dei risultati acquisiti sul campo. Una caratteristica di sistema che si raggiunge solo mantenendo gli impegni presi con l’elettorato, a stretto contatto con il collegio di rappresentanza, modalità che caratterizza tutte le democrazie moderne. Tra molti opinionisti la credibilità attiva una settima parola/concetto che è Fiducia. Credo meriti un piccolo approfondimento alla fine di questo report.

Questione Morale e Conflitto d’interessi viaggiano invece a braccetto nella quasi totalità delle risposte del panel. Concetti che si incrociano perché fortemente etici. Il Conflitto, secondo alcuni, va governato con attenzione dalla politica: può degenerare nella complicità a danno degli interessi pubblici. Tutti sono convinti che siano fenomeni molto più diffusi di quanto si creda, spesso di difficile individuazione, e che avrebbero bisogno di maggiore impegno nelle attività di contrasto.

I panelisti più dotti e arguti mi rammentano che il Populismo è un movimento politico nato in Russia a fine ‘800, antesignano della rivoluzione d’ottobre. Nell’accezione moderna il populismo è inteso come fenomeno deteriore che, approfittando della diffusa crisi delle tradizionali forme di rappresentanza, cavalca i “mal di pancia” sociali per acquisire consenso politico.

Il fenomeno è particolarmente preoccupante – dal loro punto di vista – foriero di scontri sociali e di prese di posizione pericolose. Ma c’è chi afferma – provocatoriamente – che il becero Populismo stia paradossalmente mantenendo in piedi il sistema.

Spicca sorprendentemente una “battuta” di uno dei nostri opinionisti: “Il Populismo, come tutti gli ismi, nasce, cresce e si afferma quando le idee finiscono”.  Ipse dixit.

Chiudo sottolineando che lo scopo di questa maldestra indagine era di creare un’occasione autonoma per guardarci dentro, meglio e con spirito autocritico, giusto per prendere coscienza che i ragionamenti politici hanno senso quando ognuno si rende disponibile a mettere in gioco la propria partecipazione attiva.

Scegliere l’astensionismo è comodo, libera dall’impegno di esserci e dare quel piccolo contributo che, sommato ad altri, possa permetterci di cambiare rotta o la speranza di poterlo fare.

Ognuno di noi ha una quota di responsabilità, non ci si può esimere e chi lo fa ha torto marcio. L’obiettivo è riconquistare il terreno della Fiducia, valore essenziale nelle famiglie, nelle comunità, negli scambi economici e sociali.

Resta il diritto/dovere del controllo democratico.


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