Second hand economy…la seconda opportunità

Luigi Mauro con la moglie Marianna

Decisamente in barba al credo dei fedelissimi dell’Accademia della crusca, si chiama “second hand economy” il mercato di seconda mano che – complice la crisi – ha cambiato il modo di consumare delle famiglie italiane Arredamento e design sono senza dubbio tra i settori più gettonati. Si tratta di un mercato che, stando alle cifre rese note a seguito di un’indagine Doxa risalente al 2014, vale ben 18 miliardi di euro l’anno: quasi l’1% del prodotto interno lordo del nostro Paese. Merito soprattutto di una fioritura senza precedenti di bancarelle dell’usato, negozi e mercatini vintage che, come si evince dalla fotografia scattata lo scorso anno dal Centro di ricerca economica e sociale “Occhio del riciclone”, hanno fatto registrare un incremento del 7%, con 23mila tonnellate di oggetti recuperati e oltre 100mila tonnellate di anidride carbonica – tirate pure un sospiro di sollievo – non emessa nell’atmosfera.

Il trend, sintomatico degli stili di vita in cambiamento, sembra ormai strutturale e imprescindibile anche nel nostro territorio per chi opera nel settore dell’arredamento. Emblematica, da questo punto di vista, è la case history di Luigi Mauro, nocerino di 63 che, dopo aver lavorato per più di quarant’ anni come arredatore in diverse realtà aziendali della provincia di Salerno, un anno e mezzo fa – più o meno – ha scelto di mettersi in proprio aprendo, insieme alla moglie Marianna Fusco, un punto vendita poliedrico che è ad un tempo mercatino per la compravendita di oggetti usati (dai complementi per la casa ai libri ai dischi, passando per l’abbigliamento, l’orologeria ecc.) e un’agenzia di consulenza per l’arredo di interni, con una molteplicità di servizi che vanno dalla progettazione in 3D al restauro e alla progettazione di mobili a misura. Tutto questo è “Stip ca Truov – Vendere e comprare per arredare” (https://www.facebook.com/GINOARREDA/), in via Grotti 32, a Nocera Superiore. Una bottega di idee ed inventiva che si ispira al celeberrimo adagio dialettale caro ai nostri nonni nel mettere in pratica la filosofia del riuso.

Sig. Mauro, come mai ha deciso di lasciare il suo lavoro di arredatore per intraprendere questa nuova avventura imprenditoriale?
In verità, ho lasciato il mio lavoro di una vita per motivi contingenti. Alla mia età non si ha più la grinta per correre 10-12 ore al giorno da un appartamento di un cliente all’altro per risolvere le questioni legate alla vendita e alla progettazione di arredi. Dopo una breve pausa nei non comodi panni di disoccupato, mi sono …reinventato. Mi sono reinserito nel settore, entrando da una porta diversa, ovvero creando una formula di vendita capace di combinare usato e nuovo, che mi permette oggi non solo di lavorare con più tranquillità, ma anche di divertirmi alla ricerca di oggetti belli di modernariato e antiquariato che non di rado inserisco nella progettazione di nuovi arredamenti, rispettando l’ottimo rapporto qualità / prezzo che è alla base di questa scelta.

Può spiegarci meglio come nasce “Stip ca Truov” e come funziona?
Gli investimenti nel campo dell’arredamento sono sempre molto onerosi ed è per questo che nasce “Stip ca Truov – Vendere e comprare per arredare”, con una sede volutamente dislocata in periferia, con qualche difficoltà di parcheggio nell’immediatezza dell’ingresso, ma che, in compenso, comporta spese di affitto non esagerate. In questo modo, risultando i costi generali calmierati, ho la possibilità di praticare prezzi onesti e promozioni periodiche. I clienti portano prodotti di arredamento, complementi e mobili in conto vendita per poi ricavare il 50% del valore stabilito. Percentuale che viene loro corrisposta 30-40 giorni dopo la vendita. Per quanto riguarda il nuovo, invece, oltre ai prodotti esposti in sede, si può acquistare anche da catalogo. Sempre a prezzi vantaggiosi.

Può tracciarci un identikit di massima del consumatore tipo che si rivolge a lei per vendere o acquistare oggetti usati e ci dice quali sono le categorie merceologiche che riscuotono più successo in un senso o nell’altro?
Per i prodotti nuovi i nostri acquirenti sono persone che ho avuto modo di conoscere durante i quarant’anni di esperienza lavorativa nel settore. A loro si aggiungono amici e conoscenti, contattati attraverso il passaparola oppure tramite la pagina Facebook di “Stip ca Truov”. Ci sono, poi, tutti quelli che arrivano da noi per comprare oggetti usati, magari perché sono dei collezionisti o semplicemente perché hanno necessità di risparmiare. Il target medio della clientela di partenza è medio-basso, con un numero crescente di acquirenti di fascia media, dotati di buon gusto. E’ proprio chi ha buon gusto che sta riscoprendo il piacere dell’acquisto di cose appartenenti al passato: quadri ad olio, pezzi di antiquariato, biancheria antica, cristalleria e porcellane di pregio sono merce ricercata.

Pensa che la crisi economica abbia contribuito e in parte contribuisca ancora al successo di questa modalità commerciale? In base alla sua esperienza come è cambiato nel tempo il modo di fare acquisti?
Sicuramente la crisi economica ha contribuito alla nascita di negozi come il mio ispirati alla filosofia del riuso, ma devo anche riconoscere che esistono da sempre persone animate dal gusto e dalla voglia di ricercare prodotti del passato, con l’obiettivo di farli rivivere, integrandoli in contesti moderni. I mobili di modernariato e antiquariato sono i pezzi che vengono sottoposti con sempre maggiore attenzione alla clientela perché si possono fare ottimi acquisti, dando un tocco in più anche alle case caratterizzate da arredi moderni che assumono maggiore importanza proprio grazie all’accostamento con mobili d’epoca.

Pensa che ci siano ulteriori margini di crescita per questo mercato qui al Sud? E sarebbe opportuno, secondo lei, che ci fossero delle agevolazioni per gli operatori del settore?
Al Sud la cultura per il riuso non ha ancora conosciuto un’autentica fioritura. Persiste, infatti, una certa diffidenza rispetto a tutto ciò che è usato, oltre ad una scarsa sensibilità verso gli aspetti legati ai benefici indiretti per l’ambiente. Occorrerebbe una sensibilizzazione maggiore che passi anche attraverso le istituzioni ed è per questo che auspico che possano esserci degli incentivi per far diffondere e sviluppare questa nuova modalità commerciale.


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