Edilizia ed istruzione: Scuola, il problema sismico

Con questo secondo articolo sull’edilizia scolastica, parleremo del problema della sicurezza sismica. L’obiettivo è sempre lo stesso, cercare di diffondere il più possibile un concetto basilare: l’applicazione della norma tecnica deve essere il riferimento per guidarci nella realizzazione degli ambienti scolastici e rendere più sicuri le attività correlate.

È il 31 ottobre 2002, un terremoto di magnitudo 5.7 della scala Ricther scuote il Molise. La zona più colpita è San Giuliano di Puglia, uno dei 136 comuni della regione, con 1.210 abitanti a circa 60 km da Campobasso.
In tutta la zona crolla un solo edificio: la scuola “Francesco Jovine”.  Sotto le macerie restano intrappolati: 56 bambini, 4 maestre e 2 bidelle. Tutto il mondo è scosso dalla notizia, attraverso i collegamenti televisivi che seguono le operazioni di soccorso. Il bilancio definitivo delle vittime è tragico: 27 bambini ed una maestra perderanno la vita. Sull’onda emotiva il Governo emana, nel 2003, la nuova zonizzazione sismica del territorio nazionale, redatta dal Dipartimento della Protezione Civile già nel 1998, in cui per la prima volta si precisa che il territorio italiano è interamente sismico con classi di pericolosità da gravi a lievi: nell’ordine zona 1, zona 2, zona 3 e zona 4. Ed adotta, dopo pochi mesi, l’OPCM 3274 (Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri) che stabilisce che tutti gli edifici pubblici e strategici, come lo sono le scuole e gli ospedali, devono essere verificati entro i successivi 5 anni, al fine di attivare programmi di adeguamento sismico fondati su una solida base di conoscenza del patrimonio edilizio pubblico.

Di seguito daremo delle cifre, da fonti ufficiali, che lasceranno intendere, anche ai non addetti ai lavori, che il patrimonio edilizio scolastico italiano non è affatto pronto e adeguato a scenari sismici futuri, che sono prevedibili unicamente con metodologia statistica.
Secondo il Ministero delle Infrastrutture ed il Dipartimento della Protezione Civile: 22.858 scuole sono ad alto rischio in caso di sisma. Se pensiamo che, in Italia, abbiamo circa 57 mila istituti scolasticslide_3i, dall’infanzia alle superiori, ci rendiamo immediatamente conto che circa il 50 % dell’edilizia scolastica nazionale è potenzialmente a rischio. Di queste 22.858 scuole, inoltre, solo 5 mila, ad oggi, sono state verificate, principalmente nel Lazio ed in Abruzzo. Di circa 18.000 scuole, in pratica, non sappiamo praticamente nulla. Conoscere lo stato di un edificio scolastico è un diritto di tutti, non solo di chi ha un figlio in classe. Il futuro dell’Italia è negli studenti e senza sicurezza e trasparenza neghiamo questo futuro.

Chiariamo subito che una verifica non è un semplice sopralluogo in cui si va a “vedere” l’istituto e si dà un giudizio “a sensazione” secondo l’esperienza professionale, ma occorre un’analisi accurata dei materiali e delle strutture, seguita da una precisa modellazione numerica. Un’indagine tale può costare diverse decine di migliaia di euro il cui risultato va,  poi, combinato con la mappa della pericolosità sismica realizzata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Questa mappa suddivide, come abbiamo già detto, l’Italia in 4 zone, dalla più alla meno pericolosa, ma il dato di partenza è che l’Italia è tutta sismica e, quindi, vivere in zona 3 o zona 4 non significa essere al riparo dai terremoti, basti pensare al recente evento sismico che ha colpito la regione Emilia.
È addirittura superfluo dire che siamo di fronte ad un problema estremamente complesso in cui occorrono specifici studi che possono essere svolti unicamente da professionisti del settore.
L’evento tragico di San Giuliano di Puglia, che scosse le nostre coscienze e mosse la rabbia di un’intero paese, ha colpito duramente il mondo tecnico ed accademico italiano ponendo una domanda fondamentale: perché molti degli edifici scolastici italiani sono vulnerabili ai terremoti?
La risposta a tale quesito è stata elencata nelle motivazioni del crollo della scuola “Francesco Jovine” indicate dal consulente tecnico del tribunale:
– inadeguata classificazione sismica del territorio prima del 2003;
– la configurazione architettonica;
– progettazione ed esecuzione carente nei dettagli e nei materiali;
– scarsa manutenzione;
– modifiche strutturali effettuate successivamente alla costruzione.

Analizziamo singolarmente le argomentazioni di cui sopra:

La classificazione sismica

La prima zonizzazione sismica italiana fu fatta dopo il terremoto di Messina del 1908 e dichiarò sismica unicamente quell’area, praticamente meno del 25% del territorio italiano. Nel 1981, dopo il terremoto dell’Irpinia del 23.11.1980, fu fatta una zonizzazione del territorio più razionale. La copertura sismica arrivò a circa il 45% dell’Italia. Dopo altri 20 anni, nel 1998, la Protezione Civile pubblicò uno studio capillare del territorio, proponendo: a rischio sismico concreto il 70% del territorio e a rischio sismico moderato il restante 30%. Tale aggiornamento, purtroppo, entra in vigore solo nel 2003.
Il 70% degli edifici scolastici, in cemento armato, dell’Italia Meridionale sono stati costruiti prima del 1980, mentre per quelli in muratura siamo, addirittura, al 95%.
Ciò significa che, nella sola Italia meridionale, il 70% degli edifici in calcestruzzo armato e quasi la totalità degli edifici in muratura sono stati progettati senza criteri antisismici. Il loro rischio sismico è,  pertanto, molto elevato.

Configurazione architettonica

rivoli-kEAE-U27210044233799xG-258x258@Edilizia_e_TerritorioAltra causa di vulnerabilità sismica è anche la configurazione architettonica degli edifici scolastici. Diverse funzioni, infatti, sono svolte in questi edifici (aule, laboratori, palestre,….) ciò comporta forme molto irregolari ed articolate che si trasformano in irregolarità strutturale, caratteristica molto sfavorevole in caso di sisma.

Progettazione ed esecuzione carente nei dettagli e nei materiali

scuola_terremoto_39097La bassa qualità dell’esecuzione e l’assenza di manutenzione programmata accentua il rischio. Il calcestruzzo pre-1980 è spesso risultato di qualità inadeguata. La corrosione delle armature e la caduta del copriferro, del calcestruzzo, sono sintomo di assenza di manutenzione.


Modifiche strutturali effettuate successivamente alla costruzione

TERREMOTO EMILIA - SISMAAltro fattore sono gli interventi di trasformazione subiti dall’edificio nel tempo: nuove aperture, sostituzione delle coperture, nuovi ambienti.

Dobbiamo assolutamente agire e fare in modo che le competenti autorità perseguano i seguenti obiettivi: garantire un’adeguata sicurezza sismica agli edifici scolastici nuovi. Tale obiettivo è legato alla corretta scelta del livello di protezione per un rischio accettabile. Costruire una scuola con tecniche di protezione innovative incide di pochi punti percentuali sul costo globale dell’opera; migliorare la sicurezza degli edifici scolastici esistenti. Il problema, come abbiamo visto, è più complesso per il livello inadeguato di molte scuole italiane. Occorre, pertanto, un’analisi capillare per ogni edificio in cui devono essere coinvolti: il comune, la provincia e la Regione. Considerando anche che, spesso, il costo di “adeguamento” è dello stesso ordine di grandezza di un edificio ex-novo.

La conclusione di questa breve analisi del rischio sismico sul patrimonio di edilizia scolastica del nostro paese è cercare di informare, il più possibile, che il futuro e la credibilità passano attraverso la colonna portante della nostra democrazia: l’istruzione. Non possiamo, minimamente, accettare che i luoghi, in cui si gettano le basi del nostro futuro, possano essere soggetti ad un minimo rischio nei confronti dei fenomeni naturali.


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