San Pietro: l’isola di Jünger .

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Sono passati poco più di tre anni da quando l’ Associazione Culturale “Saphyrina” Carloforte ha  fatto tradurre, per la prima volta in Italia, e pubblicare il libro “San Pietro (1957)” di Ernst Jünger, ne parliamo con il presidente dell’associazione Nicolò Capriata

La copertina di: San Pietro
(1957) di Ernst Jünger

 

Alla presentazione del libro, a fine Luglio del 2015, seguì una enorme eco sulla stampa. Se ne occuparono sia i giornali regionali che quelli nazionali, testate specializzate e rubriche culturali dei maggior quotidiani.

Ernst Jünger scopre l’sola di San Pietro grazie proprio alla “ Cicindela campestris saphyrina “, e alla sua passione per l’entomologia.

Cicindela campestris saphyrina
Il logo de’ Associazione Culturale “Saphyrina” Carloforte

Venuto a conoscenza  dell’esistenza del piccolo insetto, endemico dell’ Isola Di San Pietro ( dal quale l’associazione culturale prende il nome) il filosofo tedesco decide che non può non vedere quel coleottero unico al mondo. La prima volta di  Jünger a Carloforte, unico centro abitato dell’Isola di San Pietro è nel 1955, da allora vi trascorse, in anni diversi, le sue vacanze, sino alla sua ultima del 1978. Non vide mai la Cincidela ma si innamorò dell ‘ isola, di Carloforte e della sua comunità. Scrisse molto, e in varie opere, di questa sua passione, descrivendo l’isola e la sua gente. “San Pietro” rappresenta di certo il punto più alto della narrazione di un innamoramento nato per caso ma durato nel tempo.

 

Corriere della Sera, 22 agosto

Altre, più autorevoli, penne hanno raccontato di questo libro e del suo contenuto, noi vogliamo sapere qualcosa di più su cosa ha spinto alla sua traduzione e successiva pubblicazione.

 

Abbiamo incontrato il presidente dell’ Associazione Culturale “Saphyrina” Carloforte, il professor Nicolò Capriata, che ha fortemente voluto e, tenacemente perseguito, la traduzione e la pubblicazione del volume.

Professore, può innanzitutto raccontarci come nasce l’ associazione che presiede?

<<Nasce quasi per caso, dall’incontro di alcuni amici che nutrivano gli stessi interessi: l’amore per i proprio paese e la sua isola e naturalmente per la sua storia e la sua cultura.>>

Come ha scoperto l’opera e quanto tempo è stato necessario per giungere alla sua pubblicazione?

<<Anche questo per caso. Segnalatami dall’amico Salvatore Borghero “Rodin”  (anche lui della Saphyrina) ho pensato subito di pubblicarla. Ma la gestazione è stata lunga. Sia per la traduzione, perché dapprima avevo contattato una traduttrice una docente universitaria con la quale,  per motivi che non sto a spiegare, con l’opera già tradotta, sorsero diversi problemi. Fu così che mi rivolsi ad Alessandra Iadicicco persona squisita e grande conoscitrice di Junger e della filosofia tedesca contemporanea, che in un paio di mesi portò a compimento il lavoro. Fu una scelta felice. Anche la scelta dell’editore è stata tribolata.  Ho contattato due grosse case editrici sarde una dopo l’altra. Entrambe, inizialmente si sono dimostrate entusiaste, in seguito invece, non conosco i motivi, hanno desistito dal pubblicare “San Pietro (1957)” A questo punto ho pensato che la Saphyrina l’avrebbe pubblicata con fondi propri e sono andato alla ricerca di sponsor. Ci siamo rivolti anche all’editore che ci aveva pubblicato nel 2013 Storia di Carloforte. Documenti e appuntidell’ing. Enrico Maurandi (anche questa una grande operazione culturale) ed il prodotto che è stato confezionato graficamente è di ottima fattura.>>

 A  Tre anni della pubblicazione si può fare un sunto dei risultati raggiunti?

<<Intanto è stato un successo di critica enorme, indiscusso. Le più grandi testate nazionali ci hanno dedicato una pagina intera. Ma il libro ha avuto un’affermazione più che positiva sulle vendite a Carloforte come altrove. In un salone librario a Roma, dove l’opera era esposta, un lettore ne ha comprato cinque tutti insieme. Un turista a Carloforte ha tardato la  partenza di due giorni in attesa che il libro arrivasse in edicola. Sono solo due dei tanti esempi che potrei fare.>>

 

Il giornale 7 agosto 2015
L’Unione Sarda 24 agosto 2015

La sua associazione non è nuova alla riscoperta, e valorizzazione, di opere che hanno a che fare con la storia e a cultura della comunità Carlofortina, oltre alla innumerevoli iniziative culturali che avete realizzato negli anni. Il prossimo obiettivo?.

<<Chi ha la passione come noi non si ferma mai e idee e obiettivi non mancano mai. Per il prossimo futuro, ossia per il 2019 abbiamo in programma quattro grosse manifestazioni, oltre naturalmente a tante altre iniziative minori. Dobbiamo sicuramente realizzare la 4° edizione de “L’Isola dei libri”, organizzare un premio letterario a livello nazionale, e allestire due convegni, ad alto livello uno sull’Ottocento carlofortino, che è stata un’epoca mirabile per Carloforte, e l’altro sul tabarchino. E’ ancora presto per parlare a fondo di queste cose ma vi posso assicurare che le premesse ci sono e sono buone.>>

Mi piace concludere questo articolo con una descrizione che Jünger, nel suo libro, fa della costa occidentale di San Pietro, uno dei punti più ad ovest d’ Italia.

Un tramonto sulla costa occidentale dell’ isola di San Pietro, con il faro do Capo Sandalo, il più a ovest d’italia. Foto Antonello Rivano

Sono ancora pochi i posti nel nostro continente che danno una sensazione di solitudine pari a quella che si gode qui.Al di fuori dello sciacquio delle onde, l’orecchio capta solo lo strillare dei gabbiani e il gracchiare dei corvi imperiali che nidificano nelle fessure tra le rocce.Nelle correnti di vento ascendente planano falchi rossicci che virano prima di scendere in picchiata.

In volo presso la costa Ovest di San Pietro-
Foto Antonello Rivano.

Le foto degli articoli e della  “Cicindela campestris saphyrina “ sono state gentilmente messe a disposizione dall’archivio web dell’ associazione e fanno parte della loro pagina FB ufficiale.


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