San Marzano IGP? No Grazie, è già DOP!

A cura di Francesco Paciello

Continuiamo ad occuparci del pomodoro San Marzano analizzando gli ultimi sviluppi che hanno creato una vera e propria sommossa tra i produttori della preziosa Solanacea dal nome premonitore “lycopersicum” – dal greco λύκος e πϵρσικός – che letteralmente si traduce “pesca dei lupi”. sanmarzano_600x500

Chi ci segue ricorderà i nostri precedenti articoli “Come si protegge un Dop” e “Il Consorzio che non c’é” nei quali abbiamo affrontato alcuni di quelli che riteniamo essere i problemi che assillano il San Marzano: dai pericoli che arrivano dal mercato che propone falsi di provenienza belga, alle questioni squisitamente di ordine organizzativo, dall’uso improprio e tarocco della denominazione protetta, alle difficoltà gestionali, di promozione e comunicazione del prodotto stesso.

Abbiamo sperato che l’occasione fosse ghiotta per innescare una riflessione tra produttori, trasformatori, comunità scientifica e mondo della comunicazione del cibo ma così non è stato.

Sarà forse stata la concomitanza di eventi più o meno importati o il racconto appassionato dei numerosi show cocking e reality (mai come ora tanto diffusi in tv) a distrarre chi avrebbe dovuto e potuto sostenere le ragioni del nostro San Marzano?

Non lo sappiamo e magari più in là lo scopriremo.

Tornando agli eventi di merito riassumiamo ciò che è accaduto nell’ultimo mese.

Dopo i misfatti del commissario UE Hogan,  il Consorzio di Tutela ha convocato, lo scorso 8 febbraio per il 24 successivo, un’assemblea ordinaria dei soci. All’ordine del giorno (oltre alla consueta approvazione delle risultanze economiche e patrimoniali ed alle rituali Varie e Eventuali) un punto di discussione per riflettere e prendere provvedimenti su “Ipotesi ANICAV Pomodoro pelato San Marzano IGP”.

 

Non abbiamo al momento informazioni certe su cosa sia stato deciso in quella assemblea.

Il successivo 19 febbraio abbiamo ottenuto un’intervista da Tommaso Romano, Presidente del Consorzio di Tutela, riportata nell’articolo intitolato “San Marzano Dop, Il Consorzio che non c’é” e pubblicato lo scorso 21 febbraio. A domanda diretta il Presidente Romano ha espresso con chiarezza il suo netto no alla creazione di una nuova Igp .

Il 2 marzo, fonti verificate e attendibili, ci hanno girato una nota di Anicav Confindustria (a firma del Direttore)  inviata a tutti gli Associati per invitarli ad aderire al comitato promotore presso il Ministero delle Politiche Agricole – con relativa attività istruttoria già svolta – tendente al riconoscimento di una IGP denominata “Pomodoro Pelato San Marzano Rosso del Sud“.

La nota ha in allegato sia la domanda di adesione che una dichiarazione, da compilare in autocertificazione, che attesti le quantità di pomodoro pelato intero prodotte nella campagna di trasformazione 2015.  pomodori-in-scatola

Questa iniziativa dell’Anicav Confindustria, magari legittima dal punto di vista del mero progetto industriale, è considerata dai produttori di Pelato San Marzano Dop come un vero e proprio colpo di mano per azzerare il controllo di qualità del prodotto, distruggere l’economia dell’areale di produzione Dop e consentire un uso indiscriminato del nome San Marzano, innescando confusione e fidando sull’equivoco di riconoscibilità dal lato consumatore.

Se infatti dovesse passare questa iniziativa la denominazione Igp consentirebbe di utilizzare prodotto coltivato in altre aree (meridione d’Italia, nella migliore delle ipotesi, o di altri paesi mediterranei) condizione che moltiplicherebbe il profitto dei trasformatori aderenti a scapito delle qualità proprie del San Marzano Dop.

L’Associazione di Promozione Sociale POLIS SA, impegnata costantemente al sostegno del territorio, attraverso le nostre pagine, sottolinea  i pericoli sociali ed economici a cui si esporrebbe l’area di produzione Dop se tale iniziativa dovesse trovare successo.

POLIS SA si augura che la pubblicazione di questa esclusiva stimoli tutti gli operatori coinvolti ad esprimere le proprie posizioni ufficiali, magari approfondendole intorno a un tavolo di chiarimento e di lavoro che coinvolga in modalità attiva le figure istituzionali e di categoria del territorio.

La nostra redazione ha già in programma una serie di interviste per dare voce, per completezza d’informazione, ai punti di vista delle categorie coinvolte e nel contempo sollecita i rappresentanti di Regione, Provincia e delle istituzioni territoriali ad intervenire sulla questione.


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