Salvini & Co., la genesi del “sentimento” anti-migranti

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Le barricate anti-migranti di Goro e Gorino
Matteo Salvini
Matteo Salvini

Mancano solo i cartelli “qui i profughi non possono entrare” e poi è fatta. Il viaggio indietro nel tempo – e che tempo – sarà compiuto. Gli episodi di Goro e Gorino, e in queste ore quello di Bitonto, con i cittadini che hanno alzato le barricate contro l’arrivo di un gruppo di migranti (composto esclusivamente da donne e bambini) sono stati i primi di questo tipo ma solo gli ultimi, in ordine di tempo, che hanno davvero sprigionato l’intolleranza nei confronti degli immigrati che sbarcano in Italia, dove restano in attesa di ottenere i documenti che gli consentano – nella maggior parte dei casi – di lasciare lo Stivale per altre nazioni europee. Giusto per dare due dati, l’Italia è uno dei paesi europei con la minor presenza di immigrati; questi ultimi rappresentano il solo 8,3% della popolazione e, allo stato attuale, ci sono più italiani all’estero che stranieri in Italia (dati Istat).

Non mi addentrerò nella problematica dei flussi migratori o in quella del (mancato) impegno da parte dell’Unione Europea nell’aiutare concretamente l’Italia, perché ritengo che sia una tematica troppo complessa da affrontare in una rubrica ma voglio soffermarmi sul perché si sia giunti a questo diffuso sentimento di rifiuto. Non che sia più semplice ma penso che le cause siano facilmente rintracciabili e me ne sovvengono un paio su tutte: il salvinismo imperante e la produzione senza limiti di bufale o di notizie distorte che hanno come protagonisti gli immigrati.

Salvini, Matteo Salvini. Su di lui si potrebbe davvero scrivere un libro perché ciò che gli si deve riconoscere è l’indiscutibile capacità di prendere le persone “alla pancia”, andando a toccare quelle corde maggiormente sensibili su cui fare leva per plasmare menti e pensieri. Oddio, messa così sembra che stia parlando di una persona dotata di intelletto superiore quando in realtà si tratta di uno che può contare su una grande furbizia. D’altronde, è lo stesso Salvini che, nel 2009 nel corso della festa di Pontida, diede il meglio di sé – dunque, vi lascio immaginare quale possa essere il peggio – intonando un coro contro i napoletani salvo poi, qualche anno più tardi, venire a far proseliti anche qui in profonda Terronia. Il guaio è che i proseliti li fa e questa è una cosa a cui ancora non sono riuscita a dare una spiegazione razionale.

Si suppone sia dotato di dono dell’ubiquità, dal momento che riesce ad essere contemporaneamente in diverse trasmissioni televisive, in onda su diversi canali, a lanciare invettive imbevute di populismo e luoghi comuni della peggior specie. Insomma, è ovunque meno dove dovrebbe, ovvero al Parlamento europeo (è talmente poco abituato che quando ci va sbaglia anche sede: in settimana, con l’assise che si sarebbe riunita a Strasburgo, lui era a Bruxelles).

Comunque, basterebbe scorrere la sua bacheca Facebook per rendersi conto del modus operandi del segretario della Lega Nord. Lo schema è classico: si riporta una notizia (distorta o incompleta), si specifica la nazionalità dell’eventuale criminale (eccezion fatta per gli italiani, in quel caso si omette) e si chiede, allusivamente, un parere allo sciame impazzito di seguaci. Leggere i commenti ad un post di Salvini è un po’ come aprire la famosa porta che non doveva essere aperta: alcuni sono davvero spaventosi, con vaneggiamenti che vanno dall’utilizzo delle armi di distruzioni di massa, alla riapertura dei forni crematori, all’affondamento dei barconi, ovviamente con tanto di persone a bordo. Senza parlare, poi, di quando si esulta alla notizia della morte di un profugo: in quei casi, mi domando seriamente quanto manchi all’estinzione della razza umana. Il tutto, ovviamente, anticipato dalla frase standard “Non sono razzista ma…”. Beh, meno male che non siete razzisti; non oso immaginare cosa direste se ammetteste di esserlo. A tal proposito, riporto – a titolo esemplificativo – quanto l’arzilla 76enne Elena, “leader” del movimento anti-migranti di Gorino, ha dichiarato in una intervista rilasciata a “Piazza Pulita”: “Ma lei ha visto che faccia hanno quelli che atterrano? Ha visto il menefreghismo sulla faccia? I neri hanno un quoziente intellettivo inferiore a quello dei bianchi. Incivili? Meglio incivili che scimmie”. Puro dolce stilnovo, insomma.

Sullo stesso tipo di utenza fanno gran presa anche gli “articoli” prodotti da siti e blog che si spacciano per organi di informazione e che non lo sono nella maniera più assoluta. Io faccio la giornalista e so quanto un articolo possa pesare sull’opinione pubblica, a maggior ragione se indirizzato – volontariamente – ad una platea che non fa dello spirito critico e del ragionamento le proprie armi migliori. Negli ultimi anni, il web è stato veicolo di fesserie inenarrabili, scritte al solo scopo di alimentare razzismo e intolleranza. Qualche esempio? I migranti che vivono in hotel dalle tre stelle in su, al costo di 35/47/63 (queste sono le roboanti nonché fasulle cifre che circolano); migranti negli alberghi, terremotati nelle tende; le case degli italiani ai profughi; i reati più truculenti ad opera degli immigrati; gli immigrati che si prendono “le nostre donne” (scusate, controllo un attimo dietro l’orecchio il marchio a fuoco che mi rende donna di un italiano doc). La chicca più bella, però, è quella secondo cui gli immigrati vengono in Italia per non far nulla e campare a nostre spese ma, nel frattempo, ci rubano il lavoro. Nonostante mi sia scervellata a capire come sia possibile fare entrambe le cose, non sono riuscita a giungere ad una conclusione che mi evitasse l’internamento al Centro di igiene mentale.

Insomma, tutto a svantaggio di nativi italici vittime di una supposta “invasione”. Che, se fosse vero tutto questo, uno qualche domanda potrebbe anche iniziare a farsela, solo che qui si è dinanzi ad una vera e propria, nonché inquietante, manipolazione della realtà dei fatti. Una manipolazione su cui “campano” delle persone, ovvero i titolari dei vari siti che click dopo click guadagnano sulle spalle dei boccaloni del web. Mi riferisco, giusto per fare qualche esempio, a “Catena umana”, “Il primato nazionale”, “Italia patria mia” e simili: inventano, pubblicano e poi lasciano che social network e ignoranza facciano il resto. Pensate che fino a qualche mese fa, in rete, c’era un sito – “tutti i crimini degli immigrati” – che pubblicava notizie false, tutte aventi come protagonisti i migranti in Italia. Si trattava di fatti di cronaca, anche brutali, tutti – e dico tutti – inventati. Chi c’era dietro tutto questo? Un diciannovenne, sì 19 anni, siciliano che intervistato da Striscia o Le Iene, ora non ricordo di preciso – ammise di averlo fatto perché erano gli articoli più condivisi, nessuno si preoccupava di controllarne la veridicità e lui ci guadagnava anche qualche euro.

La cosa che più mi inquietò di quella intervista fu la “giustificazione” che il ragazzo si diede: “i politici – è superfluo dire a chi si riferisse – dicono le stesse cose che io scrivevo sul mio sito ma io vengo sanzionato e loro no”. Un ragionamento che, da un certo punto di vista, proprio sbagliato non era: se un personaggio pubblico si diverte, impunemente, ad aizzare ed esacerbare gli animi contro i migranti, come far capire ad un giovane che non è quello l’esempio da seguire? Risposte a questa domanda non ne ho.

Siamo quasi nel 2017 ma, a me, sembra essere tornata a ben più bui periodi della nostra storia contemporanea. Eppure quello italiano è da sempre un popolo di migranti che, con i bagagli di cartone, è approdata negli Stati Uniti, in Sud America, in Germania, e di certo non siamo stati sempre “ospiti esemplari”, anzi. Evidentemente siamo anche un popolo con la memoria corta, che tende a nascondere i propri errori e a scaricare le proprie frustrazioni su chi, oggi, veste gli stessi abiti – se non addirittura peggiori – che hanno indossato i nostri antenati.


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