La settimana scorsa c’eravamo lasciati con una domanda – “che fare ?!?” – dinnanzi alla rappresentazione – minima – degli scandali e della corruzione che ha travolto, negli “ultimi” anni, la Capitale, e le cui conseguenze economiche sulle spalle dei cittadini, per quanto enorme, per il momento è solo preconizzata della mala gestio amministrativa. Sono questi scandali, vecchi e nuovi, che hanno comportato un cambio di rotta dell’elettorato, che ha abbandonato gli schieramenti politici tradizionali per convergere verso l’ipotesi di cambiamento rappresentata dal M5S. Ma, abbiamo pure anticipato, che esiste una seconda motivazione che converge col dato locale rappresentato dalla corruzione, e cioè che Roma è il centro di molte delle attività del Paese: dalla politica alla cultura all’impresa, il “cuore” di molti pezzi del paese pulsa nella Capitale. E i restanti sono costretti a passarci. E questo secondo elemento nazionale fa il pari con quello locale, contribuendo all’asserto che Roma è Roma, sviluppando una sinergia che, come una serpe che si mangia la coda, ha trasformato la Capitale nel motore che modella il Paese e, a sua volta, modellando la Capitale con le dinamiche che lì convergono dall’intero Paese.

Ma se gli scandali non sono affato nuovi – e sono molteplici le testimonianze che confermano quest’asserzione

– ciò significa che, non appena hanno potuto trovare un’alternativa, minima e credibile – gli elettori hanno dato un “segnale” inequivocabile.

Il Movimento in questione, come abbiamo avuto già modo di rilevare nelle pagine di questo magazine, oggi più di ieri è caratterizzato da dinamiche proprie e, rispetto al quale, tutti i cittadini romani non possono che auspicare un successo più o meno pieno. Tutti i Romani o quasi, perchè, appunto, Roma è Roma, e chi negli anni ha contribuito a creare una palude di connivenze tra istituzioni e organizzazioni criminali – o ne ha semplicemente approfittato in misura più o meno ampia – è naturalmente minacciato da ogni ipotesi di cambiamento. Non si tratta dunque di complotto della stampa, come qualcuno ha impropriamente asserito, ma piuttosto della naturale reazione di un Sistema di potere che si sente minacciato dal nuovo soggetto politico. Sistema che, com’è naturale che sia, a Roma più che altrove, è ampio, travalica i classici scheramenti e le rappresentazioni cui siamo abituati, con differenziazioni “destra” e “sinistra” e soprattutto non si ferma alla sola politica, ma comprende pezzi importanti dell’informazione, dell’imprenditoria, della finanza, della cultura e finanche dello sport dell’intero Paese. D’altronde, è evidente, chi amministra la Città eterna – lo stiamo iniziando a comprendere solo oggi, forse, con la questione delle Olimpiadi – esercita volente o nolente un potere enorme sull’acquario in cui muove il potere costituito del Paese.

Procedendo con ordine, è innegabile che, in questo momento il Paese sta attraversando enormi problemi – dalla crisi economica incessante, che ha messo a nudo un modello di società, e delle sue parti, tra il provinciale e l’adolescenziale, dalla conseguente disoccupazione dilagante, dalla pericolante solidità delle banche, al rapporto sempre più conflittuale con la prevalenza degli altri membri dell’Unione Europea – e naviga nelle acque politiche più incerte degli ultimi vent’anni – recenti sono le accuse mosse finanche da autorevoli ex parlamentari al Parlamento incostituzionale che vara la maggiore riforma costituzionale della storia repubblicana – eppure i riflettori sono puntati senza soluzione di continuità ai – molti – problemi della Capitale (dai rifiuti, ai trasporti, all’incertezza politica…).

Che la politica avrebbe realizzato una reazione dopo la presa del Campidoglio, era naturale. Ma proprio per via del fatto che Roma è Roma, il Sistema di potere che agisce dalla Capitale e da lì si sviluppa in tutto il Paese non ha i confini classici di uno Stato moderno… Ci si sarebbe dovuti infatti aspettare, ad esempio, un’attenzione analoga dai media sulle vicende della giunta Giuseppe Sala, sindaco di Milano, o per il sindaco di Pistoia e la sua giunta, oppure sul caso del portavoce del Presidente del Consiglio, Filippo Sensi, che mandava ai giornalisti il messaggio proviamo a menare Di Battista sul discorso della Libia ricordandogli l’Isis… Od anche alle nefandezze della “Buona Scuola” che sta creando disagi ingiusti a costruisce, a fatica, il futuro del Paese; dei tagli alla sanità pubblica e la spinta incessante verso le privatizzazioni, mentre 11 milioni di italiani non hanno possibilità di accesso alle curare; per non parlare dei tanti problemi che oggi misuriamo, e che avrebbero avuto bisogno dell’attenzione di una stampa ed una società civile seria e matura negli ultimi trent’anni, come lo scandalo dell’edilizia pubblica e privata, che ad ogni sobbalzo della terra condanna migliaia di vite ad un futuro d’incertezza, nei casi in cui c’è ancora un futuro; della crescita costante della disoccupazione nonostante gli incentivi alle imprese, il Jobs Act e l’ottimismo renziano; alle difficoltà della piccola e media impresa, all’aumento delle tasse, al divario in costante crescita tra il Nord e il Sud, oppure al decreto salva-banche che ha distrutto la vita a migliaia di persone… Ma tutto ciò non è stato, a riprova del solo fatto che il cuore del Paese batte in testa.

Per quanto riguarda le Olimpiadi, ad esempio, nessuno o quasi dei media mainstream ha riportato che la Raggi si è espressa contraria perché ci sono emergenze più importanti, e soprattutto per via del danno economico che ne deriverebbe alla città: la stessa Università di Oxford ha promosso uno studio nel quale risulta che tutti i giochi olimpici che si sono tenuti dal 1986 in poi, si sono chiusi in perdita.

Colpire la Raggi, puntando ad una caduta o un cedimento a “miti consigli”, al tradimento dela linea annunciata o disconoscimento dei consiglieri, sarebbe – agli occhi dell’elettorato – un tracollo anche per il M5S. Movimento che, giova ricordare, sostiene con forza il NO al referendum costituzionale e quindi, “di sponda” rafforzare così il fronte del SI. Ad Affaritaliani il Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena ha spiegato che “la revisione costituzionale non giova al popolo italiano ma alla finanza, e cioè alle multinazionali ed alle banche. La campagna per il referendum confermativo è stata gestita in modo menzognero dai sostenitori del SI”. Il mercato è molto più importante dei diritti di ogni essere umano per questo si punta a privatizzare la scuola, l’università, la sanità e così via; lo Stato, controllato dai grossi gruppi bancari, vuole un popolo a-critico e meglio controllabile.

Se dunque il caos può generare una stella danzante, parafrasando Nietzsche, ben venga il caos, purché sia breve.


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