Rifugiati richiedenti asilo. Il loro status e gli obblighi del nostro paese

di Angelo Colangeli

L’argomento dei rifugiati che richiedono la protezione internazionale nel nostro paese, ossia il diritto d’asilo, è di estrema attualità. Nel precedente articolo (centri per rifugiati) abbiamo passato in rassegna le tipologie di strutture con cui vengono gestiti o mal gestiti, come dicono in molti, i flussi di rifugiati nel nostro paese. Lo stesso Premier Gentiloni la settimana scorsa ha dovuto esplicitamente ammettere alcune note criticità, lo ha fatto durante la conferenza stampa di presentazione delle nuove disposizioni in materia, varate dal suo Governo.

Sono noti a tutti i problemi derivanti dal sovraffollamento di centri già di per se di grandi dimensioni, con la conseguente difficoltà di gestire l’ordine e le più elementari norme igienico sanitarie. Queste situazioni hanno comportato in molti casi proprio il mancato rispetto dei diritti dei richiedenti asilo e, di conseguenza la mancata applicazione delle norme stabilite dai trattati internazionali. Tali carenze sono state messe nero su bianco dalle ispezioni effettuate nelle strutture dalle ONG a ciò delegate da organismi internazionali, prima tra tutte l’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite. scheda_unhcr

Altra grave criticità nella gestione dei centri è quella dei tempi, infatti l’iter burocratico necessario per riconoscere o negare lo status di rifugiato è farraginoso. Questo ha comportato come ovvio, oltre all’affollamento di centri che dovevano essere transitori, forti tensioni e disagi psicologici negli ospiti che si sono visti relegati per mesi in una sorta di limbo, senza godere di diritti e con il terrore di vedersi negata la richiesta. A tal proposito sono molti gli episodi di tensioni e proteste anche eclatanti riportate dalle cronache.

I fatti di cronaca che hanno messo in luce queste criticità (sovraffollamento e tempi lunghi), hanno sicuramente contribuito ad alimentare un clima di diffidenza e di insofferenza nei confronti di questi diseredati. La drammatica realtà è invece che fuggono dai vari inferni di guerra e violenza, che purtroppo proliferano nel mondo.

Perché l’Italia deve riconoscere il diritto d’asilo? Il perché è conseguenza del fatto che l’Italia ha aderito alla nota Convenzione di Ginevra del 1951, la quale ha stabilito: a) le condizioni per essere considerato un rifugiato, b) le forme di protezione legale a cui il rifugiato ha diritto, c) gli altri tipi di assistenza, d) i diritti sociali che il rifugiato dovrebbe ricevere dagli Stati aderenti alla Convenzione e) gli obblighi dei rifugiati nei confronti dei governi ospitanti. L’insieme di queste norme a tutela dei rifugiati costituisce la cosiddetta protezione internazionale. Queste disposizioni sono state recepite in una Legge del 1954, che ha dato così attuazione nel nostro ordinamento alla citata Convenzione di Ginevra.

Quali rifugiati hanno diritto alla protezione internazionale? Una volta giunti in Italia possono chiedere lo status di rifugiati, godendo quindi della protezione internazionale, i cittadini stranieri perseguitati nel loro paese per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica. Può richiedere protezione internazionale anche lo straniero che nel suo paese sia singolarmente a rischio di gravi violazioni dei diritti umani. Ne sono un esempio la condanna alla pena di morte, tortura e persecuzioni per le proprie opinioni o credo religioso. In questi casi singoli si parla di Protezione Internazionale Sussidiaria

L’iter della richiesta di protezione internazionale. La richiesta di protezione internazionale, per l’ottenimento dello status di rifugiato, deve essere presentata dal cittadino straniero alle forze di polizia di frontiera al momento dell’ingresso in Italia, oppure presso l’ufficio immigrazione di una qualsiasi Questura. Dopo aver acquisito la domanda di protezione internazionale la questura rilascia al richiedente una ricevuta che ne attesta la presentazione. Dall’entrata in vigore del D. Lgs. n. 142 del 18 agosto 2015, l’attestazione della richiesta di protezione internazionale rilasciata dalla questura costituisce permesso di soggiorno provvisorio. La validità di questo permesso è di sei mesi ed è rinnovabile fino alla decisione della domanda da parte della commissione. La Questura, raccolte le domande ricevute sia direttamente che tramite la polizia di frontiera, inoltra il tutto alla competente Commissione Territoriale. La commissione territoriale è l’unico organo che può decidere in ordine al riconoscimento dello status di rifugiato. rifugiati1

L’esame della domanda è effettuato su base individuale dalle Commissioni Territoriali istituite nelle seguenti sedi: Gorizia, Milano, Roma, Foggia, Siracusa, Crotone, Trapani, Torino, Bari e Caserta. È prevista, principalmente, la valutazione:

  • di tutti i fatti pertinenti che riguardano il Paese d’origine;
  • della dichiarazione e della documentazione pertinenti presentate dal richiedente, che deve anche rendere noto se ha già subito o rischia di subire persecuzioni o danni gravi;
  • della situazione individuale e delle circostanze personali del richiedente, in particolare la condizione sociale, il sesso e l’età.

Il fatto che il richiedente abbia già subito persecuzioni o danni gravi o minacce dirette di persecuzioni o danni costituisce un serio indizio della fondatezza della domanda.
La Commissione territoriale al termine del procedimento sopra descritto adotta una delle seguenti decisioni: a) riconosce lo status di rifugiato o di persona ammessa alla protezione sussidiaria; b) rigetta la domanda qualora non sussistano i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale; c)  rigetta  la  domanda  per  manifesta  infondatezza  o nel caso evidente che la domanda è stata presentata per ritardare o impedire l’esecuzione di un provvedimento di espulsione o respingimento.

Dal momento del rilascio del permesso di soggiorno provvisorio, così come dall’accoglimento della domanda di rifugiato, sorge per lo stato italiano l’obbligo di fornire a questi cittadini stranieri tutta una serie di servizi di assistenza e di tutela di diritti. In ultima analisi hanno diritto ad essere accolti nelle nostre comunità. Qui si apre il capitolo dell’accoglienza ai rifugiati con tutto ciò che ne consegue. Questo sarà l’argomento del prossimo articolo sull’argomento rifugiati.

14/02/2017

 

 

 

 

 


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