Renzi, No al Governo dei Caminetti

Ovvero, il pallone è mio e me lo porto a casa.

La conferenza stampa sull’esisto elettorale del 4 marzo è il solito assolo di Matteo Renzi. Nessuna analisi politica, un ragionamento incomprensibile sulla finestra più opportuna per collocare la consultazione elettorale, le recriminazioni sull’occasione persa con il no al referendum costituzionale.

Renzi annuncia le dimissioni ma ribadisce che il PD non è disponibile a nessuno ruolo stampella,  omettendo ogni riferimento alle dinamiche che hanno prodotto la Rosatellum: madre riconosciuta di tutti gli inciuci.

Evita poi le domande dei giornalisti uscendo velocemente.

Prossime quindi le dimissioni, ma alchemiche e con riserva. Riserva di pilotare in prima persona le consultazioni per l’incarico di governo. Nessun reggente che traghetti il PD. Poi alle primarie si vedrà.

Lo scenario offerto per se e per il partito democratico sembra avviarsi ad un ruolo di “responsabile”  opposizione, magari ad aspettare pazientemente che il cadavere del nemico fluttui sulle acque agitate del fiume parlamentare.

 

 


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