Non molto tempo fa ho avuto modo di parlare con un giovane sacerdote il quale sosteneva che l’omosessualità è una malattia. Avvalorava la sua tesi citando vari passi della Bibbia. Restai alquanto perplesso; da un giovane prete mi sarei aspettato un confronto più aperto, non una chiusura medievale. Purtroppo, questa non è l’idea di una singola persona ma quella di tanti; la causa è dovuta soprattutto ad una lunga tradizione da parte delle religioni monoteiste di ceppo ebraico che hanno sempre stigmatizzato l’omosessualità a partire dai loro testi sacri, a differenza delle religioni politeiste ed orientali che sono sempre state più tolleranti. E allora chiariamo subito una cosa: l’omosessualità non è una malattia! Già nel 1974 venne depennata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), testo pubblicato dall’American Psychiatric Association (APA); ma la data storica fu il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendola per la prima volta “una variante naturale del comportamento umano”. L’omosessualità non solo venne depennata come malattia, ma venne demolita anche l’idea, largamente diffusa, che i genitori fossero la causa delle scelte sessuali dei propri figli. Oggi le organizzazioni scientifiche professionali del settore medico, psicologico ed educativo, concordano su queste tesi e nello stesso tempo condannano tutti coloro che propongono una cura ad hoc perché senza valore scientifico.

Nei secoli, le religioni monoteiste hanno sempre sottolineato che l’omosessualità, oltre ad essere una malattia, è “contro natura”. Oggi sappiamo che in natura i comportamenti omosessuali sono riscontrabili in almeno 1.500 specie. Il biologo Petter Bøckman sostiene addirittura che: “Non si è trovata specie in cui non esista il comportamento omosessuale, eccetto in quelle che non hanno rapporti sessuali come l’echinoidea (riccio di mare) e gli afidi. Inoltre, parte del mondo animale è ermafrodita, letteralmente bisessuale. Per loro l’omosessualità non è un problema.”
Nell’Antica Grecia l’omosessualità era tollerata e vissuta pubblicamente; anche nell’Antica Roma non suscitava alcuno scandalo, anche se soggetta a “regole” stabilite dalla morale comune. Di certo, nel mondo classico non esisteva nessun provvedimento contro l’omosessualità.

Con la nascita del Cristianesimo gli imperatori cominciarono ad adottare una legislazione repressiva basata sulle Sacre Scritture. Nel libro del Levitico dell’Antico Testamento è prevista la pena di morte per gli omosessuali “il loro sangue ricadrà su di loro” (20,13). Nella Prima lettera ai Corinzi del Nuovo Testamento molte categorie di persone non potranno accedere al regno di Dio, tra cui ovviamente i sodomiti (6, 9-10): “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”. Ma anche la Lettera ai Romani (1, 26-27) afferma chiaramente che gli omosessuali “meritano la morte”. Il Codice di Giustiniano (527-565) infatti puniva con il rogo gli omosessuali, ritenuti tra l’altro responsabili di carestie, terremoti e pestilenze a causa dei loro peccati. Per tutto il medioevo quindi, verranno attuate misure per reprimere qualsiasi rapporto consenziente tra adulti dello stesso sesso. Bisognerà attendere l’Illuminismo per dare inizio ad una nuova visione, mentre la Rivoluzione francese ebbe il merito di eliminare dalla legislazione ogni condanna verso gli omosessuali. In questi ultimi mesi Papa Francesco più volte è tornato su questo tema dichiarando tra l’altro che: ”Come cristiani dobbiamo chiedere scusa ai gay e farci perdonare”. Parole importanti che indicano una certa apertura su questo problema, anche se il mondo gay attende ancora che la Chiesa ricordi l’omocausto, una pagina del nazismo troppo spesso dimenticata, quando gli omosessuali affollavano i campi di concentramento e subivano torture e umiliazioni di ogni genere, fino ad essere sottoposti a folli sperimentazioni pseudoscientifiche fino alla morte.

Purtroppo anche nel mondo comunista c’è stata una forte persecuzione dell’omosessualità. In Urss ad esempio, con l’ascesa al potere di Stalin fino alla caduta stessa dell’Urss, gli omosessuali erano condannati al carcere o ai lavori forzati in ambienti dove le temperature invernale raggiungevano anche i quaranta gradi sotto zero e dove molti di loro trovavano la morte. Ancora oggi, in alcune nazioni nate dopo il disfacimento dell’Urss, gli omosessuali vengono reclusi o mandati nei campi di lavoro forzato.
Tra le religioni, quella islamica resta profondamente intollerante. Bisogna premettere che l’Islam è un universo culturale vasto e variegato, ma è innegabile che, attualmente, in nove stati islamici è prevista la pena di morte per gli omosessuali (Arabia Saudita, Iran, Nigeria, Mauritania, Pakistan, Sudan, Somalia, Somaliland e Yemen) e in molti altri Paesi i gay subiscono torture e finiscono in carcere. Nel Corano l’omosessualità è condannata da quattro versetti in tre Sure che la qualificano come un’aberrazione che deve essere punita severamente.

Come si può ben intuire, diverse sono le ragioni di questa avversione storica nei confronti degli omosessuali: le religioni l’hanno sempre considerata “contro natura”, il fascismo come mancanza di mascolinità, il nazismo come portatori di patologie psichiatriche e di deformazioni genetiche, il comunismo come “controrivoluzionaria” oltre ad essere una “manifestazione della decadenza della borghesia” come si legge nella Grande enciclopedia sovietica.
Nonostante generazioni di liberi pensatori, della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e del progresso politico e sociale, di omofobia si continua a morire in maniera assurda e spaventosa. Nella notte tra l’11 e il 12 giugno, in un night club di Orlando, in Florida, c’è stata la più grande sparatoria di massa nella storia degli Stati Uniti. Nel locale Pulse, frequentato da omosessuali, si è verificata una vera strage: 49 morti e 53 feriti. Il killer si chiama Omar Seddique Mateen di 29 anni e pare che il movente sia stata l’omofobia; rimase sconvolto nel vedere una coppia omosessuale baciarsi, ma la polizia non esclude un atto terroristico di matrice islamica anche perché, poco prima della tragedia, il killer aveva effettuato una telefonata al 911, rivendicando la sua fedeltà all’ISIS. All’indomani, radio Al-Bayan, l’emittente ufficiale del gruppo jihadista, affermò che Omar Mateen, era “uno dei soldati del Califfato in America”. Gran parte del mondo occidentale politico e religioso, ha condannato unanimemente questa strage; ma non sono mancate le reazioni di coloro che hanno alimentato l’omofobia. Ogni crimine omofobo spesso è riconducibili ad integralismi religiosi e politici. Sarebbe auspicabile un mondo di “persone” senza categorizzare gli individui per identità sessuali, politiche o religiose, perché ad Orlando non sono morti 49 gay, sono morte 49 persone. La vera malattia è l’omofobia.


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