Referendum: Si voterà sul merito?

Su quali basi si formerà l'opinione degli italiani in vista del 4 dicembre?

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Ha fatto scalpore il monologo – pubblicato dal “Fatto Quotidiano” lo scorso 18 novembre-  con il quale Vincenzo De Luca “istruisce” 300 amministratori campani sulla vendita del voto referendario secondo le regole di mercato del più becero clientelismo.  Il pensiero del baratto tra il “SI” e “le promesse di finanziamento per Caserta, Pompei, Ercolano, Paestum” dovrebbe essere nauseabondo per qualsiasi cittadino italiano di buon senso. Ma siamo sicuri che oltre alle pance si scuotano anche le coscienze?de-luca

Non secondo Fabrizio Rondolino, editorialista dell’Unità,  che lo scorso giovedì  a Piazzapulita ha affermato: “ Queste parole sono in deluchese  come si fanno le campagne elettorali  dacché esiste la democrazia”.  Una delle tante dichiarazioni che si ascrive ad una generale – a volte rassegnata- presa d’atto che le logiche della politica, intesa nella sua accezione più bassa, debbano  decidere anche il destino della Carta fondamentale.  Da questa premessa non sembra necessario che i votanti esprimano una preferenza sulla base di una valutazione sostanziale della riforma, ma, un’opinione fondata su una rappresentazione approssimativa della realtà e la scelta velleitaria davanti al bivio “Cambiamento/Conservazione” appaiono più che sufficienti (si veda lo spot della vecchietta che ci affligge su Youtube). Del resto non è da considerare riprovevole che  parte degli italiani non si occupi di diritto, non coltivi una passione per la politica. Allora tanto vale personalizzare la questione  riforma e paventare una insostenibile crisi di governo consequenziale alla sconfitta del “SI” e, specularmente, aizzare i  “NO” degli “indignati” contro la casta; ricorrere agli endhorsement dei vip, Ilaria D’Amico di qua, Fiorella Mannoia di là, importando la prassi statunitense – speriamo che tale tendenza non sfoci nell’attribuzione di un ruolo quasi istituzionale delle first lady di turno – oppure  attribuire un qualche peso specifico al pensiero di Costantino Della Gherardesca che, legittimato forse dalle sue nobili origini, promuove il suo punto di vista agli aperitivi (clicca su video).

Surreale, ma inevitabile, che gli slogan scaturiti da queste dinamiche assumano una funzione di orientamento in un contesto dove spesso non si hanno il tempo o gli strumenti per una informazione ottimale: dal momento che la maggioranza degli elettori non sono nella condizione di soppesare le ragioni avanzate da politologi e costituzionalisti (Pasquino vs Pinelli), l’ “effetto speciale”  acquista un ruolo dominante. Del resto, quanti saprebbero dare una  definizione, almeno elementare, di  “Costituzione”?  Sarebbe interessante proporre l’indagine ai sondaggisti che ultimamente non se la passano tanto bene, vedi Brexit ed elezioni USA. Alla luce di ciò, potrà essere accolto con efficacia l’invito del ministro Delrio – lanciato il 25 novembre ai microfoni di Rai 1 – a votare sul merito dopo aver letto il testo della riforma? Esprimiamo la nostra perplessità.delrio

Risulta quindi diverso  il quesito chiave:

  • E’ utile e saggio l’utilizzo dello strumento  referendario – in elusione della non raggiunta maggioranza dei 2/3 in Parlamento – per intraprendere un  cambiamento di tale portata?

La domanda è retorica!


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