Lo scorso 21 settembre alla “Federico II”, la più antica Università di Napoli, si è tenuto un incontro di approfondimento su un tema che non è mai discusso abbastanza: il referendum sulla riforma costituzionale. Grazie all’organizzazione dell’associazione “Studentigiurisprudenza.it”, in collaborazione con lo stesso Ateneo, il convegno ha visto la partecipazione di personalità di spicco del sistema politico e giuridico:

Ferdinando Imposimato, Presidente onorario della corte di Cassazione;
Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli
A. Lucarelli, docente Università Federico II
Tommaso Frosini, docente Università Suor Orsola Benincasa
A. Pace, Presidente Comitato per il NO e docente Università La Sapienza
F. Pinto, docente Università Federico II
Leonardo Impegno, deputato PD.

renzimatteo

Il dibattito tra favorevoli e contrari ha offerto vari spunti di riflessione: primo tra tutti quello sulla percezione che il popolo – o pubblico –  ha della vicenda. Ad oggi, l’opinione pubblica non sembra aver capito che esistono solo riforme “buone” o “cattive”, non  di “destra” o di “sinistra”. Il punto è che il cittadino medio non può essere in grado di rispondere ad un “pacchetto” di sette quesiti, potenzialmente incidenti su più di un terzo degli articoli della Costituzione, sulla base di una rappresentazione mediatica che negli ultimi mesi  ha radicalmente politicizzato la questione. Per non parlare di Matteo Renzi, che ha personalizzato il tutto, annunciando le dimissioni in caso di esito negativo, in grottesca riproposizione della vicenda Cameron-Brexit.

L’attenzione si pone sui punti più controversi del progetto di  riforma:

  • Sembra esservi un vizio di fondo. Il d.d.l. Boschi, infatti, sarebbe stato approvato da un Parlamento eletto sulla base di una legge incostituzionale. La Corte Costituzionale con (sent.1/2014) ha dichiarato il c.d. “Porcellum” “alterativo del principio rappresentativo” in quanto manchevole della previsione di una soglia minima dei voti alla lista. Non a caso il presidente onorario Imposimato ha parlato di tentativo di “Colpo di Stato in bianco”, precisando che il principio della continuità degli organi, che ha legittima gli atti di queste camere, non può essere invocato dai fautori del SI per giustificare una proposta referendaria di tale peso specifico;
  • L’insieme di questioni su cui i cittadini si esprimeranno con una scelta nell’ordine SI/NO riguardano: il Senato, il procedimento legislativo, il rapporto Stato-regioni. Come già accennato in precedenza, il raggruppamento di esse rende ardua la decisione, mentre  la caotica stesura del disegno determina la non chiara previsione delle conseguenze di una possibile revisione. Sarebbe stata quantomeno opportuna la suddivisione del referendum in singole questioni su cu esprimere la relativa decisione.

Di queste singole questioni, oggetto di una riforma che come dichiarano gli stessi promotori “poteva essere fatta meglio”  (come riferendosi alla preparazione di una pietanza natalizia), proporremo a breve una interessante disamina.

(…CONTINUA …)


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