Il Sabato 26 Novembre, migliaia di persone, provenienti da tutta Italia, in piazza contro la violenza sulle donne, non soltanto fisica ma soprattutto morale. Non accadeva da anni: i fatti verificatisi in Argentina hanno permesso che le coscienze si lasciassero coinvolgere con cuore e cervello.

Migliaia di uomini e di donne il 26 Novembre si sono riversati tra le strade di Roma per pag_5difendere i diritti delle donne, contro la violenza sia fisica che morale che attanaglia ed affievolisce le pari opportunità di genere, in occasione della mobilitazione fortemente voluta dalla Rete IoDecido, D.i.Re – Donne in Rete Contro la violenza e UDI – Unione Donne in Italia e alla quale hanno aderito la maggior parte dei movimenti femministi e degli spazi sociali, uno tra tutti il RiffRaff di Salerno. Come recita l’appello ufficiale della mobilitazione “il femminicidio è solo l’estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica“. La Camusso ha dichiarato:

La violenza sulle donne è una sconfitta per tutti. Io sono qui perché giustamente è un tema che ci accomuna. […] Era facile prevedere che ci fosse molta voglia di reagire, di riprendere la parola in questa condizione in cui crescono forme di violenza e accanimento contro le donne“.

Niente è destinato a restare così com’è: la manifestazione si è conclusa lasciando il passo alla costruzione di tavoli tematici per la formazione di un piano femminista nazionale, che porti, tra le altre cose, anche ad una giornata di sciopero generale delle donne l’8 Marzo 2017 (“Se le nostre vite non valgono non produciamo”). Spontaneamente verrebbe da riflettere sulle tutele previste dalla Costituzione del nostro paese. Una lettura dell’art. 3 ci fornisce un primo spunto di analisi ed entrando nel vivo, in virtù del fatto che la Repubblica Italiana fonda le sue basi sul lavoro, l’art. 37 regola la parità di trattamento sul posto di lavoro, di retribuzione salariale, oltre al rispetto della possibilità di diventare madre. La parola “donne” viene poi ripresa nel Titolo IV sui Rapporti Politici: artt. 48 – 51 – 117 (“le leggi regionali si impegnano a rimuovere ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive...”).

unita32_20161126191906864-755x515La Riforma Costituzionale proposta dal Governo Renzi modifica l’art. 55 introducendo “l’equilibrio” nella rappresentanza, ovvero le quote rosa (“le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza…“); il che non a caso raddoppierebbe il numero di donne al vertice, ma, al contempo, rappresenterebbe un depauperamento nel riconoscimento di diritti civili, sociali e politici. Se è vero che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, ecc.. che bisogno c’è di introdurre un criterio che distribuisca in maniera proporzionata i seggi in Parlamento? Citando ancora una volta l’appello: “La formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è ignorata o fortemente ostacolata, solo qualche brandello accidentale di formazione è previsto per il personale socio-sanitario, le forze dell’ordine e la magistratura.” . Servirebbe, forse, un’educazione alle differenze che renda naturale la percezione delle stesse.

Nel 2016 le donne possono competere con gli uomini nei momenti elettorali senza il bisogno di agevolazioni o corsie preferenziali


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