Questione Sardone: la situazione si complica

0
di Mattia A. Carpinelli

 

In questi ultimi giorni sta emergendo in tutta la sua complessità la vicenda relativa alla temporanea riapertura del sito di trasferenza di Sardone, il quale, in un momento di emergenza dovuto al fermo di due linee del termovalorizzatore di Acerra, avrebbe dovuto ospitare 5 mila tonnellate di frazione secca tritovagliata lavorata allo Stir di Battipaglia, andato in sofferenza con conseguente paralisi del ciclo in numerosi Comuni della provincia di Salerno. A fare chiarezza, ma allo stesso tempo confusione, è un’ordinanza del Presidente della Provincia, emanata il 25 luglio scorso ma pubblicata soltanto pochi giorni fa.

Nell’ordinanza si legge che il 4 luglio il responsabile dell’impianto di Battipaglia comunica che il fermo delle due linee di Acerra sta provocando problemi nell’evacuazione dei mezzi con a bordo i rifiuti, portando ad una saturazione delle volumetrie disponibili per lo stoccaggio. In parole povere, non c’è più spazio per ospitare le eco balle lavorate e, di conseguenza, non si possono lavorare i rifiuti che arrivano quotidianamente dai Comuni della provincia. Passano 21 giorni e il 25 luglio il commissario liquidatore di Ecoambiente Spa, società a totale capitale pubblico dipendente dalla Provincia di Salerno, chiede l’esercizio speciale per un sito da adibire a stoccaggio delle frazione secca trito vagliata così da consentire la riprese delle attività a Battipaglia.

A questo punto il Presidente della Provincia emana l’ordinanza di riapertura di Sardone, che ha a disposizione quattro aree, per un totale di 2650 metri quadrati, che possono ospitare le balle lavorate allo Stir, di cui tre scoperte ed una coperta, ordinando così l’esercizio speciale per 90 giorni, fatte salve tutte le prescrizioni in materia e l’obbligo per Ecoambiente di liberare, a conclusione dell’emergenza, le aree messe a disposizione a Sardone.

Fin qui tutto abbastanza chiaro. Il problema è che l’ordinanza non viene immediatamente pubblicata all’Albo Pretorio della Provincia di Salerno, come invece sarebbe stato corretto fare, e dunque si lascia all’interpretazione tutto ciò che potrebbe accadere nell’immediato futuro. La vicenda finisce sui giornali e Giffoni – in pieno festival – viene dipinta come la città del cinema e della monnezza.

Il batti e ribatti politico è immediato, con interrogazione comunali, regionali e parlamentari. E arriviamo ad oggi: il Presidente della Provincia, pubblica l’ordinanza di 15 giorni prima – integralmente – revocandola al tempo stesso. Nonostante venga citata una nota dell’Ufficio Flussi regionale del 6 agosto (appena tre giorni fa) in cui si comunica il fermo della seconda linea del termovalorizzatore di Acerra, che produrrà un rallentamento dei conferimenti per un’altra settimana.

Eppure, in comunicato stampa in cui annuncia la revoca dell’ordinanza Canfora dice, testualmente: “Nel frattempo ho revocato l’ordinanza non per l’interrogazione dei Cinque Stelle ma perché l’emergenza sta rientrando. I rifiuti non devono stare in strada, soprattutto in questo periodo. Per il resto lavoreremo affinché non si verifichino più casi del genere”.

Ora le domande sono due:
1) Perché se, come sostiene l’Ufficio Flussi della Regione e confermato dalla A2a – società che gestisce l’impianto di Acerra – in un articolo dell’edizione odierna de Il Mattino, ce ne vorrà ancora per una settimana, allora viene da chiedersi questi rifiuti prodotti a Battipaglia dove andranno a finire?
2) É davvero l’emergenza è finita?

 

Questo slideshow richiede JavaScript.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments