La Giornata dell’Unità e delle Forze Armate fu istituita nel 1919 per commemorare la storica vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale, conflitto che aveva portato finalmente, non senza difficoltà, alla conquista dei territori irredenti e all’agognata “Unità”. La Giornata, chiamata inizialmente dell’Unità e delle Forze Armate, mutò il suo nome durante il periodo del ventennio fascista: infatti, il 4 novembre del 1922 e per tutta la durata della dittatura fu rinominata “Anniversario della Vittoria”, esplicito richiamo alla potenza militare dell’Italia. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e con la caduta del fascismo si ritornò al nome originario e al richiamo dei valori iniziali.

milite-ignotoFacciamo, però, un passo indietro. Il 4 novembre del 1921 a Roma ci fu una celebrazione in pompa magna: venne sepolto all’Altare della Patria a Roma il Milite Ignoto. Chi era il Milite Ignoto?

L’idea di tumulazione di un fante italiano ignoto all’interno di un luogo militarmente ed ideologicamente “sacro” nacque nel 1920:  l’Italia, a dispetto delle altre potenze europee, era rimasta l’unico paese a non avere un mausoleo dedicato – in modo simbolico – ad un soldato che rappresentasse tutte le virtù del militare ideale. Fu Cesare Maria De Vecchi, futuro responsabile della Marcia su Roma, a proporre un disegno di legge alla Camera dei Deputati per la costruzione di un monumento dedicato a tutti i soldati italiani morti in guerra. L’onorevole De Vecchi affermò: “Il disegno di legge che il Parlamento discute è frutto del sentimento italico, dolce ed ardente ad un tempo. Deve essere rivendicata ai nostri uomini d’arme la priorità del proposito di trasportare solennemente a Roma i resti di un caduto ignoto, perché ivi ricevano i più alti onori dovuti a loro e a seicentomila fratelli”. La legge fu subito approvata e il Ministero della Guerra diede l’incarico ad una Commissione ad hoc di percorrere i campi di battaglia per raccogliere undici salme d’impossibile identificazione. Tea esse sarebbe stata scelta quella del Milite Ignoto.

La Commissione, presieduta dal Ten. Gen. Paolini, esplorò tutti i luoghi della Grande Guerra, dalle Dolomiti al Carso, dall’Isonzo al Piave. Le undici salme scelte furono riposte in undici bare di legno identiche ed inviate, inizialmente, a Gorizia, successivamente nella basilica di Aquileia. Il 28 ottobre del 1921 ci fu la scelta della salma destinata alla gloria dell’Altare. La scelta non fu fatta né dal re, né da un ministro e nemmeno da un generale; per questo compito fu individuata una “popolana”: Maria Bergamas, madre di un soldato disperso in guerra, disertore dell’esercito austriaco e volontario italiano. Al termine della cerimonia, la salma scelta fu collocata in una cassa di zinco, mentre le altre 10 sarebbero state esposte e vegliate fino al 4 novembre e successivamente tumulante nel cimitero retrostante la cattedrale di Aquileia.

ceseraniaIl viaggio fu a bassa velocità: vere e proprie maree umane si recarono alle stazioni di Venezia, Bologna, Firenze per salutare e per “venerare” la salma del soldato italiano che, in fin dei conti, rappresentava tutti i caduti della Grande Guerra. Il corpo fu sepolto il 4 novembre del 1921 con l’apoteosi del popolo italiano, riasssunta nell’epigrafe “Ignoto il nome – folgora il suo spirito – dovunque è l’Italia – con voce di pianto e d’orgoglio – dicono – innumeri madri: – è mio figlio”. In un solo luogo veniva innalzato in forma di monumento funebre il valore di centinaia di migliaia di soldati caduti ed il dolore di migliaia di madri.

Quel 4 novembre fu uno dei giorni più importanti che l’Italia abbia vissuto, fu uno dei giorni memorabili durante i quali ci si sente orgogliosi di essere e sentirsi italiani. Fu lo Ciampi, nel 2003, ad affermare l’importanza di quell’evento: “Centrale della memoria collettiva della Nazione. Fu quello un attimo fuggente di concordia nazionale nell’inferno della sventurata vicenda, di debolezze e di equivoci, che condusse alla capitolazione dello Stato costituzionale, di fronte alla prevaricazione del fascismo”


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