“Quei corpi senza storia che gridano senza che nessuno li sente”: intervista a Giuseppe Petrarca

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Sulla scia tracciata da Pier Paolo Pasolini del linguaggio del corpo come metafora del potere e della carnalità letteraria, lo scrittore Giuseppe Petrarca consegna al lettore la sua ultima fatica letteraria. Si tratta del terzo capitolo della sua trilogia, una trilogia a metà tra il polizesco ed il thrller avente come protagonista un commissario, il Commissario Lombardo, uomo di Stato che in ogni capitolo indaga su una branca del crimine. Se nel suo romanzo di esordio Inchiostro rosso (Graus, Editore 2016), Petrarca affidava all’intuito del suo commissario un caso di intreccio di potere delle lobby interessate a potenti case farmaceutiche, in questo secondo romanzo l’interesse e la meticolosità del nostro Commissario si sofferma su una delle situazioni e delle condizioni umane più delicate e sottaciute dalla società civile, ovvero la triste e cruda realtà degli ospedali psichiatrici.

Recentemente, su Avvenire, Giuseppe Dell’Acqua, Direttore a Trieste del Dipartimento di salute mentale e docente universitario di Pschiatria sociale, per anni allievo prediletto dello psichiatria Franco Basaglia a cui si deve la Legge 180 che stabilì la chiusura ufficiale di ogni ospedale psichiatrico giudiziario, definisce quella legge una legge grazie alla quale lo psicolabile “divenne un cittadino”; ogni malato, per Dell’Acqua, possiede una sua singolarità e stare accanto a lui, capirlo, comprenderne le vere esigenze rappresenta il lavoro autentico dello psichiatra. Ancora, la Legge 180 non a caso fu approvato in un anno simbolo e drammaticamente incisivo per la Repubblica italiana; nell’anno che LO Stato rendeva giustizia ed umana carità ai malati di mente, esso perdeva uno dei suoi protagonisti più illuminati, Aldo Moro, che fu tra i primi ad affermare che “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario”.

“Corpi senza storia” di Giuseppe Petrarca, autore definito da parte della critica come “signore italiano dei medical thriller”, è un viaggio in questo inferno, in cui nessuno vuole entrare e da cui nessuno è uscito.

Lei ha affermato che questi “Corpi” nella loro condizione esistenziale sono ridotti ad essere corpi “impalpabili”. Come la Letteratura, il narrare le loro storie, ha contribuito a rendere questi corpi reali e presenti nella società civile con il loro urlo di dolore?

“Sono i corpi della vergogna. La vergogna di una società che ha deciso di sbarazzarsi di anime indifese. I corpi impalpabili e dematerializzati che le istituzioni hanno deciso di sopprimere. E’ senza dubbio un titolo provocatorio, perché in effetti ogni corpo ha una storia, un passato, un presente. Ogni corpo ha una vita da raccontare. Purtroppo in alcuni casi un corpo può diventare strumento di osservazione, di studi clinici, in alcuni casi di tortura. La psichiatria, ad esempio, ha costruito una gabbia fatta di letti di contenzione e di micidiali cocktail di neurolettici per annientare la malattia mentale, annichilendo di fatto la mente di coloro che sono stati sottoposti ad autentiche sperimentazioni scientifiche. Molti psichiatri hanno dovuto ammettere di avere, per lunghi anni, demonizzato la patologia invece di orientarsi a curare l’Uomo”

Che tipo di malato mentale viene descritto in Corpi senza storia? Qual è il messaggio finale che il racconto vuole lasciare alla società odierna e giudiziaria?

“Come nel mio primo noir “inchiostro rosso”, l’ambizione è di cercare di raccontare gli ultimi, i sofferenti. Farlo con garbo senza tracciare pagine di dolore estremo. Farlo perché i nostri occhi non sono più abituati a guardare il Male, troppo distratti da mille altri egoismi. Ecco perché un thriller, in un’allocazione così particolare, squarcia le tenebre su un problema scottante che in genere cerchiamo di rimuovere, di allontanare. Un grido che scuote le coscienze perché ribalta il concetto di “normalità”. I veri mostri si annidano proprio in un sistema ingiusto e crudele che regola e condiziona l’esistenza di creature fragili e vulnerabili. I veri mostri camminano accanto a noi ostentando una falsa facciata di perbenismo. Esiste quindi un sistema che sgretola ogni diritto, nega ogni speranza. Un sistema composto da servitori senza scrupoli, radice del Male di questo secolo.”

Ricorrono a breve, i 40 anni dalla istituzione della Legge Basaglia. Il suo allievo Peppe Dell’Acqua ha recentemente dichiarato che con quella legge “Il malato è divenuto un cittadino”. La sua personale opinione ed una sua ricostruzione storica su quella ormai storica legge ma anche molto controversa. Quanto è stata presente la lezione dello psichiatra veneziano per la realizzazione di corpi senza storia?

“Come Basaglia, anche un noto psichiatra americano Allen France ha denunciato i mali della psichiatria. Un vero atto di accusa contro i metodi di costrizione adottati negli OPG. Una psichiatria miope che ha demonizzato la malattia senza guardare l’uomo. Corpi senza storia però è anche una riflessione sui meccanismi che regolano il rapporto tra individuo e potere, sulla repressione da parte della cosiddetta società civile nei confronti di uomini e donne reietti, privati di ogni libertà.”

Lei definisce i detenuti degli OPG povere anime dannate, descrive l’ospedale psichiatrico come il luogo della sofferenza degli uomini persi. Perché tanto dolore?

“Perché il Male, come detto, va raccontato, non bisogna averne paura, dobbiamo aprire gli occhi anche su realtà che restano nell’indifferenza di tutti. Un pugno nello stomaco: questo deve poter rappresentare un testo che ci induce a  pensare, a riflettere. Scrivere ci rende liberi, ritengo che la scrittura non debba essere uno sterile esercizio di virtuosismo per ostentare le nostre abilità. Chi scrive non deve guardarsi allo specchio per compiacersi. Un autore ha il compito di arrivare dritto al cuore del lettore mettendo passione e autenticità. Questo è il mio ambizioso tentativo”

Ma il finale lascia intravedere una luce di speranza…

“Sì, anche nel dramma più ferale la speranza seppur smarrita e disattesa deve restare una necessità per vivere. Abbiamo bisogno di sperare come abbiamo bisogno di respirare, bere…”

C’è un personaggio a cui è particolarmente legato? Un personaggio la cui storia è unita alle altre?

“Nel mio primo “medical thriller” Inchiostro rosso, il personaggio principale era Davide Silli, un giovane inchiodato su una sedia a rotelle a causa di una patologia degenerativa. Da quella sedia saprà, però, contribuire alle indagini per la morte dell’amico biologo Piero Delli Carri. Davide è stato senza dubbio il mio primo e più amato personaggio. Tratteggiando Davide ho raffigurato me stesso e tanti di noi che, zavorrati dalle nostre fragilità e dalla nostra mediocrità, non riusciamo ad emergere e staccarci verso nuovi orizzonti. Questo personaggio, prima ancora del protagonista assoluto della serie, ovvero il commissario Cosimo Lombardo, mi ha insegnato molto. Mi ha insegnato a lottare e sperare sempre. Anche quanto tutto sembra perduto. Perché, se è vero che la speranza si è affievolita, è necessario, comunque, sperare. Sperare come necessità di vita. Sperare come bere o respirare. Un bisogno insopprimibile.”

Il 2 maggio, a conclusione della trilogia del commissario Lombardo sarà presentato “L’Avvoltoio“, cosa dobbiamo aspettarci?

“Se “Corpi senza storia” è stato definito un libro di grade intensità emotiva, il terzo volume, che dovrebbe concludere la saga del commissario Lombardo, sarà “esplosivo”. Tratterò, sempre in chiave noir, il problema dell’immigrazione sfiorando il tema orribile e spaventoso, e che nessuno vuole trattare, del traffico di organi illegali ai danni dei bambini clandestini.”

Sappiamo che l’evento del 2 maggio al Maschio Angioino vedrà quali ospiti d’eccezione Maurizio De Giovanni e il direttore della Rai Di Napoli, Francesco Pinto. Allora, può dirci qualcosa in più sulla trama?

“Il commissario Cosimo Lombardo, rientrato in Sicilia per un periodo di riposo, è costretto, invece, a dirimere due intricate vicende: un traffico d’organi gestito da un’organizzazione criminale internazionale che non esita a operare anche su bambini e una violenta epidemia fatta scoppiare nel campo di accoglienza di Cala Manenti al solo scopo di causarne la chiusura per dirottare gli immigrati in un’altra struttura direttamente gestita da soggetti mafiosi collusi con esponenti del ceto politico locale. In entrambi i casi, determinante è l’apporto d’insospettabili medici che si prestano a tradire il giuramento d’Ippocrate per sete di denaro e per sotteso razzismo.”

Così saremo di fronte ad una trilogia?

“Sì, questo mi riempie di soddisfazione. Ringrazio i lettori che mi seguono con grande stima e interesse e il mio editore Aldo Putignano e la sua casa editrice Homo Scrivens che è diventata davvero un fiore all’occhiello nel panorama dell’editoria napoletana.”


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