Quando l’Azione Cattolica è sinonimo di impegno: l’esempio di Laura Crescenzo

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“Fai bene quello che sei chiamato a fare”. E’ massima di Vittorio Bachelet, personalità tra le più fulgide della storia e modello tra i più rappresentativi dell’Azione Cattolica e del laicato. La missione del docente universitario italiano, che dell’Associazione fu Presidente nazionale dal 1964 al 1973, gli fu affidato stesso da Papa Montini che gli raccomandò di “democratizzare l’Associazione”, rendendola più vicina alle esigenze della cristianità e far sì che più concretamente i laici trovassero in essa un incrollabile punto di riferimento. Da quegli anni, (ma anche dagli anni precedenti), colui che è impegnato nelle file dell’Azione Cattolica ha sempre messo al primo posto formazione ed attivismo, cultura ed impegno.

“Fai bene quello che sei chiamato a fare”. Di sicuro questa raccomandazione che suona quasi come un monito è passata per la mente di Laura Crescenzo, ingegnere chimico di ventinove anni, molti di questi passati in Azione Cattolica arrivando a ricoprire ruoli tra cui Educatrice, Responsabile e Consigliere diocesano del Settore Giovani. Nel gennaio scorso, durante il periodo delle feste natalizie, ha iniziato ed ha portato a termine, dopo tre settimane, a suo dire “l’esperienza più forte e più toccante della sua vita”.

La casa di accoglienza “Ogar-Nino Dios” è sita in Betlemme, non a caso non molto lontano dalla grotta della natività, ed è una casa di cura per bambini cerebrolesi ed orfani, gestita dalle religiose del Verbo incarnato. Da molti anni la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica sostiene le cause e la missione della casa Ogar grazie anche alle donazioni della campagna del cinque per mille.

“E’ stata un’esperienza che sicuramente mi porterò nel cuore, nell’anima e nella mia formazione di credente e di ragazza impegnata in Azione Cattolica” racconta Laura. “La Casa Ogar sembra una realtà povera ed infatti lo è perché purtroppo i bambini che sono custoditi lì sono ragazzi orfani, senza genitori o abbandonati dagli stessi perché disabili. Esiste ancora una sorta di credenza che addita i ragazzi portatori di handicap come portatori di una punizione divina che si abbatte sui genitori responsabili di aver messo al mondo un simile essere. Una credenza assurda e medievale che stringe il cuore. Assieme ad altre ragazze che ho conosciuto stesso nella casa di cura, provvedevamo a qualunque cosa i bambini ci chiedevano, dall’assistenza fisica a quella spirituale. Nella casa non sono presenti solamente minorenni o bambini (molti di questi in fasce), ma anche molti uomini e donne di tutte le età, minorati. Li c’è necessità non solo di gestire l’intera struttura ma anche di gestire tutti, perché nessuno è autonomo” continua Laura. “Amicizia, condivisione e stringere legami forti. I giorni mi sono sembrati pieni e densi proprio perché subito si è creato quel vincolo di complicità con tutti”.

In questa circostanza non si deve rimuovere l’aspetto geopolitico. Racconta Laura che quando ci si trova in queste situazioni di servizio si avverte sulla propria pelle quello che si è abituati a leggere o a studiare. Il conflitto Palestina-Israele si rileva soprattutto per la

povertà della prima, molto più indigente. “Vi sono molti filo-israeliani in Palestina, però. Non tutti sono a favore della riappacificazione. Quello che mi è rimasto impresso e che mi ha provocato sofferenza è proprio questa differenza di ricchezza. Lo si nota da tutto, a cominciare dalla struttura delle città.” Casa Ogar è gioia e dolori. I dolori si possono immaginar quali siano. Le gioie un po’ meno. Laura ritrova il sorriso e la voglia di mettere le sue energie nei sorrisi innocenti e spontanei dei bambini che ricevono calore ed affetto e gesti di amore che dovrebbero essere scontati per la loro età e maggiormente per la loro condizione.

Viene in mente un altro testimone di fede prezioso per la cristianità, di cui il prossimo 14 ottobre la Chiesa cattolica celebrerà la beatificazione assieme a Papa Montini, Mons. Oscar Romero. Romero, Arcivescovo di San Salvador e missionario in San Salvador, qui brutalmente assassinato da sicari assoldati dai laeder del partito nazionalista conservatore Arena. Romero, che non si piegò mai a minacce, desiderava “Una Chiesa autenticamente povera, missionaria e pasquale, slegata da ogni potere temporale ed audacemente impegnata nella liberazione dell’uomo e di tutti i poveri”.


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