Quando l’Azione Cattolica diventa Missione; l’esempio di Laura Crescenzo

“Un’esperienza in una realtà difficile, ma colma di immenso amore”.

Quando Laura Crescenzo ha lasciato Casa Hogar, la casa di cura e accoglienza per giovani disabili di Betlemme, in Palestina, era provata ma soddisfatta, arricchita. Da questa esperienza, che ha unito volontariato e assistenza psicologica, si aspettava di tornare cambiata e così è stato.

Salernitana, 29 anni, una laurea in Ingegneria chimica, Laura è cresciuta frequentando il movimento di Azione Cattolica, salendo buona parte dei gradini della gerarchia azionista fino al secondo mandato come Consigliere del settore “Giovani” della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno presieduta, per l’Azione Cattolica, da Gioia Caiazzo.

La giovane ha aderito con entusiasmo a un’iniziativa promossa dall’Azione Cattolica nazionale, in particolare da don Toni Drazza, assistente nazionale del settore Giovani, consistente in un periodo di assistenza fisica e spirituale in un casa di accoglienza di Betlemme.

“Casa Hogar Niño Dios” è, non a caso, a pochi passi dalla Santa Grotta della Natività. Bambini e adolescenti mentalmente disabili qui sono accuditi con amore dalle Suore della congregazione del Verbo Incarnato, le quali sanno bene che oltre alle cure materiali, i piccoli ospiti della Casa Hogar vorrebbero semplicemente assaporare quell’amore e quell’affetto che i propri genitori, per la loro grave colpa di essere nati menomati o ritardati, hanno decretato di non concedere loro.

Il movimento dell’Azione Cattolica, di cui l’anno appena trascorso ha celebrato i centocinquanta anni dalla fondazione, ha come peculiarità proprio il formare laici impegnati nella fede e soprattutto nelle azioni.

Con i suoi oltre due milioni di iscritti, pullula di giovani e adulti brillanti disposti a tanto pur di completare un percorso spirituale e di formazione; l’entusiasmo, però, non basta se non affiancato da una ferrea concretezza di azioni.

Essere missionari tra gli ultimi e per gli ultimi. Un esempio che, anche se in contesti differenti, ricalca quello di monsignor Oscar Romero, missionario in America Latina e arcivescovo ausiliare di San Salvador fin dall’Aprile del 1970.

“Cristo è il vero liberatore che non distrugge ma rifa’, e proietta tutte le dimensioni dell’uomo, quella trascendente come quella storico-sociale”, era solito affermare. Egli, denunciando accanitamente gli scempi dell’esercito salvadoregno che con la complicità del governo regnante saccheggiava chiese e vessava la popolazione della città di San Salvador, era certo che la sua fosse una missione e che, molto probabilmente, il suo esempio sarebbe culminato con il martirio, spinto dalle pressioni di quei latifondisti espressione delle varie multinazionali operanti nei vasti territori dell’America Latina.

Aiutare i poveri e i bisognosi, trasmettere l’amore di Cristo attraverso i gesti caritatevoli trasmettendo un amore innato e sconfinato: questo l’insegnamento di monsignor Romero, beato sin troppo dimenticato anche dai cattolici stessi, nonostante sia estremo e decontestualizzato sia per contesti civili e politici differenti e sia per un diverso approccio alla missione stessa, è rimasto oggi di scottante attualità specie per i giovani che si accostano alle radicate realtà di associazionismo cattolico.

Laura Crescenzo ha trascorso in Casa Hogar quindici giorni, nel mese di gennaio scorso ed è scontato affermare che ne è tornata arricchita e trasformata. “Quando ho deciso di prendere parte a questa iniziativa dell’Azione Cattolica nazionale sapevo già che sarebbe stata un’esperienza che mi avrebbe profondamente segnato – ha raccontato a Polis Magazine che l’ha intervistata – Casa Hogar è un luogo di accoglienza che accoglie bambini e ragazzi dai cinque ai venticinque anni ma non mancano anche persone adulte”.

“Sono ragazzi non autosufficienti che necessitano di ogni tipo di aiuto – ha spiegato ancora la giovane – Molti di loro sono bambini abbandonati dalle loro stesse famiglie ancorate ad una terribile quanto ancestrale superstizione che considera un disonore mettere al mondo un bambino “diverso”. Ho ascoltato e mi hanno raccontato molte storie: bambini abbandonati e successivamente illusi di poter ritornare, bambini scappati per poco a un delitto perpetuato dalle loro stesse madri…lo sconforto e la rabbia nel sentire queste testimonianze ha avvalorato maggiormente in me il mio compito e ho capito quanto poteva essere determinante la presenza, in questo caso la mia ma non ero la sola, di una persona amica per loro”.

Laura in due settimane passate in Casa Hogar ha fatto di tutto e le Suore del Verbo Incarnato sono state ottime maestre: dall’assistenza materiale alla vicinanza personale e affettiva ai bambini palestinesi.
“Il segreto per comprendere se quello che stavi facendo per loro era giusto o non sufficiente era il guardarli negli occhi: sono dei bambini che possiedono una notevole capacità comunicativa nonostante il loro handicap; da cattolica e da appartenente al movimento di Azione Cattolica ho trovato molti spunti e mi è stata molto utile, nei momenti in cui credevo di non essere all’altezza della situazione, la parola di Dio”.

Laura ha trovato conforto nella lettura della celebre Lettera ai Corinzi in cui San Paolo elogia ogni singola parte del corpo, anche la più insignificante, perchè creata e appartenente a un insieme che garantisce il corretto e perfetto funzionamento del corpo umano. “Anche noi – ha ricordato ancora la ragazza – eravamo piccole parti di un grande corpo che è Cristo e la Chiesa stessa. Ho appreso la cultura del dono, il messaggio dell’amore grazie a questa esperienza. Ogni mattina ascoltavamo la Messa proprio dinanzi la Grotta della Natività e subito dopo assistevo i bambini anche nelle loro piccole attività scolastiche”.

Anche se si trovava in una zona isolata dal centro politico del Paese, Laura ha potuto toccare con mano la delicata situazione palestinese. “Mi sono resa conto che vi sono molti filoistraeliani anche in Palestina e da quei pochi discorsi che sono riuscita a seguire ho rilevato che il fondamentalismo è molto radicato nelle coscienze delle persone, anche nei più giovani”, è stato il commento.

Sicuramente l’esperienza di Casa Hogar per la giovane Laura Crescenzo è stata un doppio scambio; per lei un arricchimento interiore e per i giovani un ricevere attenzioni e amore nel nome di Cristo.

L’esempio di Laura, però, è considerevole per il monito che proprio Papa Francesco ha rivolto all’Azione Cattolica tutta all’ultima assemblea nazionale: un’Azione Cattolica che deve stare in mezzo al popolo, tra la gente, “aperta, gioiosa ed intraprendente”. Per Francesco tutti i membri dell’Azione Cattolica sono “dinamicamente missionari”. Citando la Bibbia, Francesco ha recitato il passo a lui caro

“Gli anziani torneranno a sognare, i giovani diverranno profeti” e ha condannato “l’eterna tentazione della “preparazione della missione””, vale a dire una costruzione vaga e incerta di un progetto che nella maggior parte dei casi non viene realizzato.

Laura, senza essere tentata da nessuna “preparazione della missione”, ha fatto sue le parole di Papa Francesco.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments