Qualcosa che vale: la democrazia in pericolo

di Massimo Calise (*)

I recenti atti di terrorismo jihadista in Francia e Germania hanno rafforzato l’idea, espressa da tempo da molti osservatori, che l’obiettivo terroristico sia l’aumento dello stato di incertezza e di paura che ci spinga a modificare le nostre abitudini, alterare il nostri modelli di vita e comprimere la nostra democrazia.
Tuttavia è giusto osservare che sia il cosi detto “modello (di vita) occidentale” sia la democrazia sono in crisi a prescindere e ben prima che il terrorismo si affacciasse vicino casa. Da tempo sembra che l’argomento democrazia interessi poco; alcuni ne hanno una semplice conoscenza definitoria, i più se ne disinteressano. Eppure la cronaca, da tempo, offre numerosi spunti di preoccupata riflessione, come:
l’affermarsi di populismi che fanno leva sulla paura e creano l’illusione che i problemi si possano risolvere alzando barriere; gli Stati dell’est europeo che con una democrazia incerta, ai primi passi, creano problemi ad un Unione Europea già traballante; la vicina Turchia dove il fallito colpo di stato ha dato il via a un processo involutivo;  nei paesi occidentali la democrazia è ridotta a pura procedura elettorale e, con l’aumento dell’astensionismo, ad un guscio vuoto.
Sembra scemare, anche nei paesi del nord Europa, la positiva tradizione di una forte ed ascoltata opinione pubblica. Il terrorismo ha ulteriormente aggravato la situazione. Ha reso insicura la nostra convivenza, la paura accentua atteggiamenti difensivi e di chiusura che possono solo impoverire quelle caratteristiche della nostra società che vorremmo difendere: giustizia sociale, diritti civili e politici, libera circolazione di persone e idee, …
Tempi difficili e tremendamente nuovi che dovrebbero indurci ad un’analisi critica dei nostri comportamenti individuali e collettivi. Credevamo che il “modello occidentale” fosse superiore e che tutti vi avrebbero, inevitabilmente, aderito. Esso, invece, sta evidenziando i suoi limiti generando disuguaglianze, apatia, nichilismo, individualismo esasperato; mali che hanno prodotto esclusione e dagli emarginati, più deboli socialmente e culturalmente, provengono anche foreign fighters e imprevedibili terroristi casalinghi. La soluzione non ce l’ha nessuno, le ricette facili risultano pericolose e inefficaci; certo bisogna reagire all’orrore, con determinazione, responsabilità e razionalità.
Allora dovremmo chiederci se non è il momento di dare il buon esempio, come? Divenendo cittadini attivi e non semplici consumatori, promuovendo la coesione sociale e selezionando (e controllando) scrupolosamente la classe politica che, se è inadeguata, è soprattutto per colpa nostra. Norberto Bobbio fra le sei promesse non mantenute della democrazia ha indicato Il cittadino non educato; pagine, come del resto tutto il libro, di straordinaria attualità – “Il futuro della democrazia”, Einaudi – . Non possiamo comportarci come se il declino e l’incertezza diffusi non ci riguardassero o come se ci fosse qualcuno con la bacchetta magica che risolverà i problemi per noi.
Ci sono ampi strati di popolazione, intere zone del nostro paese dove gli abitanti hanno rinunciato al ruolo di attivi cittadini con motivazioni reali, condivisibili ma che rischiano di divenire alibi creando così, per usare un’immagine di Guido Crainz, “la ruota dello scoiattolo”; un ciclo diabolico da cui sembra impossibile uscire: cittadini passivi “generano” cattivi politici che , a loro volta, generano cittadini passivi.
Concludo con un ricordo personale. Lessi, ormai tanti anni fa, il romanzo Qualcosa che vale di Robert C. Ruark; parlava della rivolta dei Mau Mau in Kenya. Una frase mi è rimasta impressa che, pressappoco, diceva così: “Quando un popolo deve cambiare i propri costumi può farlo solo per sostituirli con qualcosa che vale”. Ecco, dovremmo abbandonare gli atteggiamenti difensivi e “attaccare”: (ri)trovare qualcosa che vale. Valori, abitudini, costumi per cui valga la pena vivere pienamente nelle nostre comunità, qualcosa di non effimero per cui sacrificarsi , impegnarsi e, all’occorrenza, combattere. Così renderemo un servizio prezioso a noi stessi, alle prossime generazioni, al nostro paese e a tutti coloro che, nel mondo, cercano un modello di vita dignitoso. E sicuramente un valore da riscoprire, tutelare ed espandere è la democrazia; quella vera che vive solo se alberga nel cuore e nella mente dei membri di una collettività.

(*) opinionista


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