L’importanza del punto “G” | Rubrica Interattiva “Pillole di Pedagogia”

di Valeria Della Porta*

Molte lettrici della mia rubrica mi scrivono per confidarmi che sono stanche di vivere in una società che appoggia ipocritamente la parità dei sessi, ma che nella vita pratica è ancora patriarcale.

Succede spesso che ogni volta che si incontra una madre per strada le si chieda dove abbia lasciato i figli, ma diversamente ciò non viene mai chiesto ad un padre.

La norma non scritta in fondo è questa:

la donna sta a casa con i figli, il marito è in giro a lavorare.

La donna abbandona o rallenta la carriera, l’uomo, di contro, la potenzia per mantenere la famiglia. Quando è anche la donna a farlo, deve dare delle spiegazioni, giustificandosi. Deve sopravvivere con i sensi di colpa che la società ha cucito per lei. Deve arrendersi all’idea di non essere una brava madre.

E’ facile dare la colpa alla società ‘maschilista’ se ci impone di aderire a questo modello, parte di uno schema di famiglia patriarcale superato, ma alcune regole non scritte resistono nella nostra testa prima che fuori. Il paradosso è che gli uomini c’entrano meno del previsto. Il vero maschilismo, quello più rigido, giudicante, umiliante, l’ho visto esercitare per lo più da donne verso le altre donne.

brothers-family-siblings-boys-50692

Quando capita che nelle famiglie entrambi i coniugi si occupano di tutte le faccende di casa, diventa quasi una vergogna farlo sapere anche ai parenti più prossimi, poiché proprio loro credono che spetti solo alla donna occuparsene.

Spesso molti uomini, pur amando tantissimo i propri figli, non riescono a prendersene cura come vorrebbero, non solo per mancanza di tempo, ma perché non sono stati educati dalle loro madri a farlo, peggio ancora per quanto riguarda le faccende di casa.

Molti si sposano passando direttamente dalla famiglia paterna verso la famiglia che hanno scelto di creare, non sapendo nemmeno prepararsi una colazione o usare la lavatrice, poiché non hanno mai avuto la necessità di farlo, in quanto qualcun altro si è preso cura di loro, non curante che l’amore genitoriale ha l’obiettivo primario di rendere i figli autonomi, in modo che abbiamo acquisito tutte le competenze necessarie per vivere nel mondo.

La vera ricetta per avere un matrimonio sereno e duraturo è trovare assieme il punto “G”, ovvero il giusto equilibrio per una “Genitorialità condivisa”.

Le nuove famiglie, se pur vogliono ardentemente vivere una genitorialità condivisa, avvertono il peso di un’educazione patriarcale che non li rende liberi di poter scegliere la giusta ricetta di una vita matrimoniale equamente distribuita secondo le disponibilità di ciascun coniuge.

Ragion per cui, seppur ci sono mariti/padri che vorrebbero dare la loro disponibilità, il loro deficit è così scolpito nella loro persona che difficilmente riescono a stare al passo con i ritmi quotidiani e frenetici della famiglia di oggi. La donna ci riesce perché è stata educata sin da bambina a questo.

La società guarda in malo modo la donna lavoratrice, come se un padre non ci fosse, come se l’unica figura responsabile dei figli fosse la madre.

È considerata ancora oggi la donna, la sacra detentrice del ruolo di genitore. Il padre deve esserci come colonna portante della famiglia ma è genitore in modo limitato, quasi accessorio, un genitore part-time.

pexels-photo-165221.png

Il padre gioca coi figli, aiuta coi compiti saltuariamente, spesso fa trasgredire le regole che la mamma con tanta pazienza cerca di far rispettare ai figli. Il padre spesso non ha il numero del pediatra, non è mai stato ad un colloquio con gli insegnanti, non ha mai aiutato i figli a lavarsi e vestirsi o preparato loro da mangiare; non ha mai affrontato una crisi di pianto o aiutato a preparare lo zaino per la scuola. Non ha mai lasciato una riunione di lavoro a metà perché doveva correre all’asilo per un imprevisto.

Ogni volta che una donna riceve una proposta di lavoro, il suo primo pensiero è come fare con l’organizzazione dei figli, cosa che non capita mai ad un uomo, poiché è rasserenato dal fatto che la madre dei suoi figli è sempre disponibile a prendersene cura.

Sarebbe facilissimo dare la colpa agli uomini. La verità è che le madri sono attaccatissime a questo ruolo di ‘indispensabili’ e fanno una fatica incredibile a delegare. Dal momento che gli uomini fanno le cose in modo diverso da come le farebbero loro, per questo sono automaticamente bollati come incapaci. Gli uomini, di conseguenza, sono demotivati a migliorarsi poiché criticati in continuazione dalle mogli per la loro incapacità di gestire la quotidianità.

Consigli pratici:

  • Le mamme di oggi devono preparare gli uomini/padri di domani ad essere bravi mariti/padri. Non si può continuare ad educare i figli maschi costringendoli a vivere in un mondo ovattato e senza responsabilità verso se stessi e gli altri.

  • I papà di oggi devono impegnarsi a contribuire sia nelle faccende domestiche che nella cura e nell’educazione dei figli, dando il buon esempio alla prole. La fase della crescita dei propri figli è un periodo della vita che non tornerà più indietro. Il tempo passa veloce e ciò che non si è fatto prima, difficilmente verrà recuperato.

  • Le mamme non sono suepereroine! La devono smettere di vivere con il senso di colpa e trovare il giusto equilibrio tra l’essere madri e lavoratrici, solo così potranno essere anche mogli. I sensi di colpa e il sovraccarico delle responsabilità riduce tantissimo la libido, con ovvie conseguenze nella vita di coppia.

Ecco perché nella società attuale, il vero punto “G” che rende felice e duraturo un matrimonio è la “Genitorialità condivisa”.

Inviate i vostri quesiti a valeria.dellaporta@gmail.com

*Valeria Della Porta -Pedagogista Esperto in Criminologia, Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Progettazione Sociale. Consigliere Regionale Campano APEI (Ass. Pedagogisti Educatori Italiani). Mediatore Familiare e dei Conflitti Interpersonali AIMeF (Ass. Italiana Mediatori Familiari). Consulente Genitoriale e di Coppia. HR- Selezione e Reclutamento del personale, Formazione e Orientamento al Lavoro. Consulente di Marketing e Comunicazione, Gestione e intermediazione di Servizi.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments