Scorcio di Merano sul fiume Passiria - Fonte: zoover.it
Scorcio di Merano sul fiume Passiria – Fonte: zoover.it

Merano, splendida città dell’Alto Adige dove solitamente la vita scorre tranquilla accanto al fiume Passirio che la attraversa, tra una visita alla statua dell’Imperatrice Sissi e un piatto di canederli in brodo. Eppure qualche anno fa la quiete di questo posto incantevole e, di tutta Italia, è stata sconvolta da una serie di delitti che “Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità” riporta oggi alla vostra memoria.

 

È l’8 febbraio 1996, Hans-Otto Detmering sessantunenne funzionario della Deutsche Bundesbank e Clorinda Cecchetti, impiegata cinquantenne di origine marchigiana si godono una passeggiata lungo il Passirio. L’uomo e la donna cadono improvvisamente sotto i colpi di una pistola. Le indagini dei Carabinieri vertono inizialmente su un probabile movente economico a causa di una faccenda privata del banchiere, e poi sul delitto passionale ad opera della moglie di Detmering venuta a conoscenza della relazione clandestina del marito, ma alla fine le ricerche non portano a nulla.

Purtroppo è solamente l’inizio di un breve, ma intenso periodo di terrore. Circa una settimana dopo, esattamente il 14 febbraio, giorno di San Valentino, a meranese Sinigo viene ucciso un contadino cinquantottenne, Umberto Marchioro, sempre con un colpo di pistola alla testa. La balistica conferma che l’arma è la stessa che ha provocato la morte di Detmering e Cecchetti, una pistola calibro 22. Scatta a questo punto l’ipotesi di un assassino seriale.

Dopo pochi giorni viene quindi arrestato dal sostituto procuratore Cuno Tarfusser, Luca Nobile, imbianchino tossicodipendente, ma il 27 dello stesso mese trova la morte Paolo Vecchiolini, ragioniere trentaseienne a passeggio con la fidanzata per il centro di Merano. Il modus operandi è il medesimo dei tre delitti precedenti, così come la pistola utilizzata, una calibro 22.

Ferdinand Gamper - Fonte: ladige.it
Ferdinand Gamper – Fonte: ladige.it

Questa volta grazie alla testimonianza della fidanzata di Vecchiolini è possibile disegnare un identikit, che individua un uomo di razza caucasica, con i capelli biondi, alto, vestito con una tuta e con uno zaino sulle spalle.

Mentre le indagini proseguono così come la caccia al serial killer, a Rifiano viene commesso un altro omicidio. È il primo marzo e la vittima si chiama Tullio Melchiorri, un muratore cinquantottenne. Anche questa volta a colpire è stata una pistola calibro 22, ma c’è una novità: accanto al cadavere vengono ritrovati due biglietti scritti in tedesco, riportanti frasi razziste contro gli italiani – Italiano maiale, ti sei insediato nel Sud Tirolo” e Io sono un italiano emigrato, o nazi. Sono responsabile solo dell’infanticidio. Anche questa volta siete arrivati in ritardo”.

I Carabinieri iniziano a sospettare di un ragazzo abitante vicino al Melchiorri, Ferdinand Gamper, nato in una famiglia povera di pastori. Fondamentale l’indicazione del barbiere del centro di Merano, Karl Daprà, che riconosce dall’identikit un suo cliente, Gamper appunto.

Il Mostro di Merano, come è stato in seguito etichettato, ha subito abusi sessuali da parte del padre durante l’infanzia, che hanno evidentemente influenzato il resto della sua vita, portandolo a non riuscire ad avere rapporti normali con le donne, ad assumere atteggiamenti schivi e a vivere al limite dell’isolamento.

Dopo alcuni anni trascorsi in Svizzera per lavorare sempre come pastore, torna in Italia e si stabilisce appunto a Rifiano, nel meranese.

Il Maresciallo Guerrino Botte - Fonte: altoadigelocal.it
Il Maresciallo Guerrino Botte – Fonte: altoadigelocal.it

I precedenti per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale e ubriachezza molesta, mettono il maresciallo Guerrino Botte sulle sue tracce. In effetti, dopo l’omicidio di Melchiorri, Gamper si rintana nel suo maso, all’imbocco di Val Passiria, arrivando a sparare al maresciallo Botte durante l’operazione indetta per la sua cattura, colpendolo in pieno volto e causandone inesorabilmente la morte.

Aderente a Ein Tirol, un gruppo terrorista secessionista che aspirava all’annessione dell’Alto Adige all’Austria, Gamper parla solo tedesco e cova uno spiccato odio contro gli italiani.

Persona chiaramente disturbata a livello psicologico, subisce il suicidio del fratello minore, Richard, che si toglie la vita nel 1989 proprio con un colpo di pistola alla testa.

Auto intrappolatosi all’interno del maso, Gamper sceglie di emulare il fratello, sparandosi alla testa con una carabina Weihbrauch calibro 22 magnum, che aveva modificato segando la canna e il calcio, affinché potesse essere nascosta nello zaino.

Le analisi successive alla vicenda rivelano che Ferdinand Gamper non risultava iscritto nella lista dei malati psichici della provincia di Bolzano e quindi non gli era mai stata diagnosticata la schizofrenia, a cui si era poi affiancato il profondo odio razziale contro gli italiani che lo aveva spinto a uccidere ben sei persone, tra cui anche Hans-Otto Detmering, tedesco, ma che stava parlando con l’amante in italiano.

Fonte: televignole.it
Fonte: televignole.it

Lo stesso giorno del suicidio di Gamper e della chiusura del caso, Luca Nobile viene finalmente scarcerato, sebbene la richiesta di scarcerazione, respinta dal gip, fosse stata formulata già dal compimento del quarto delitto.

Psicosi e odio razziale quindi, un connubio terribilmente pericoloso che non può che causare disastri e che, visti anche i numerosi scempi che la cronaca ci riporta quasi quotidianamente, dovremmo evitare, liberando il nostro cuore dalla paura del diverso e dalla convinzione di detenere lo scettro del sapere e del potere.

 


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments