Psichiatria sociale: a Napoli il 12esimo congresso sui progressi della neuroscienza

Nuovi scenari si aprono sulle scienze psicosociali: ne hanno discusso a Napoli, in un partecipato convegno, studiosi nazionali e internazionali del settore che si sono incontrati dal 25 al 27 gennaio scorso al Royal Continental Hotel, per confrontarsi sul tema “Le nuove frontiere della psichiatria sociale: clinica, public health, e neuroscienze”.

Al congresso hanno preso parte, tra gli altri: Mario Maj, fondatore della rivista World Psichiatry e già presidente della World Psychiatric Association; Palmiero Monteleone, direttore dell’unità operativa di psichiatria dell’azienda ospedaliera di Salerno; Silvana Galderisi, professore ordinario di psichiatria alla Seconda Università di Napoli; Norman Sartorius, presidente onorario della World Health’s Organization, dipartimento di salute mentale; Paul Bebbington, dell’University college di Londra; Vikram Patel, psichiatra e ricercatore indiano; Robin Murray, del King’s College di Londra.

Una splendida occasione di confronto, ma soprattutto una sfida: quale approccio utilizzare efficacemente in un contesto sociale in rapida trasformazione, come il nostro? Come applicare le più recenti scoperte delle neuroscienze, favorendo interventi sulla salute pubblica?

“Tutti i punti di riferimento che davano solidità al mondo (…) sembrano in piena trasformazione. Si ha la sensazione che vengano giocati molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le regole di ciascuno. Questa nostra epoca eccelle nello smantellare le strutture e nel liquefare i modelli, ogni tipo di struttura e ogni tipo di modello, con casualità e senza preavviso” Zygmunt Bauman

Partendo da questa premessa sociologica, che campeggiava nelle proiezioni alle spalle di una delle relazioni scientifiche, è stata messa in risalto l’assenza di punti di riferimento del mondo attuale, vacillante ed incerto. Gli studiosi del campo, accettando la sfida di proporre nuovi paradigmi di comprensione della società contemporanea, si sono confrontati su numerosi simposi tematici che hanno riguardato diversi temi, di cui, alcuni, drammaticamente attuali:

  • i diritti umani e la salute mentale;
  • il trattamento nei disturbi dovuti all’uso di sostanze stupefacenti;
  • i disturbi da gioco patologico e le dipendenze da internet;
  • la vulnerabilità nello sviluppo della schizofrenia;
  • i disturbi dell’alimentazione;
  • la violenza nelle relazioni affettive e la violenza sulle donne;
  • i disturbi psichici dell’infanzia e della terza età.

Nel corso delle sessioni plenarie, i diversi interventi hanno toccato punti fondamentali.

La psichiatria è la disciplina che si pone nell’interfaccia tra scienze sociali, scienze naturali e scienze umanistiche.

La necessità di comprendere l’evoluzione della psiche come esito di fattori di tipo biologico, psicologico e sociale; la sofferenza mentale come evento finale di un percorso di adattamento all’ambiente, come sforzo adattativo in individui con alta soglia di vulnerabilità e bassa resilienza, ovvero bassa capacità di affrontare e superare eventi traumatici.

La necessità di sospendere il giudizio rispetto alla malattia, non solo come atteggiamento filosofico di tipo fenomenologico, come il concetto di epochè tramandataci dall’antica Grecia.

La sospensione del giudizio come pietra miliare nell’ approccio scientifico moderno, come strada per la conoscenza e per la cura; la lotta al pregiudizio e allo stigma della malattia, perché ostacolo alla comprensione della stessa. La conseguente chiamata alla responsabilità e alla congruenza nel comportamento di chi si occupa di cura della sofferenza, in particolare quella mentale.

La necessità di incrementare le risorse da mettere in campo con interventi di tipo farmacologico, psicoterapeutico e di riabilitazione, nella direzione di interventi psicosociali e la possibilità di accesso agli stessi da parte di tutta la popolazione generale.

La necessità di prevenire il disagio psichico, prima che questo dia luogo alla malattia.

Impedire che gli eventi sociali cooperino con eventi epigenetici, ovvero che eventi legati a povertà, ignoranza, deprivazione materiale ed emotiva, traumi ed abusi, creino modificazioni tali da cambiare l’espressione dei geni nel singolo individuo e determinare “meiopragia” ovvero un’alterazione dell’equilibrio che è necessario a preservare lo stato di salute.

Ed allora, anche in un convegno specialistico, alla fine di tutti gli interventi scientifici, la sfida sembra essere stata accolta e vinta con successo poiché a margine di tutti i lavori presentati, si sente parlare di efficacia ed efficienza del lavoro con la persona e non con il nome roboante della malattia di cui questa è affetta.

È, perciò superfluo, attribuire affermazioni singole al singolo scienziato, poiché, parafrasando il titolo di uno dei lavori presentati al convegno, “la psichiatria è una o nessuna”.

 


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