Pseudo-Seneca: dal MANN alla Corte di Giustizia Europea

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Dal 14 giugno il busto conservato nel Museo Archeologico di Napoli, resterà esposto per 18 mesi presso il Palazzo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea di Lussemburgo, custode permanente di innumerevoli capolavori.

Così chiamato per la sua dubbia identificazione, la scultura andrà a sostituire un’altra importante opera conservata al MANN, il busto di Socrate, prima opera italiana accolta al Palazzo lussemburghese nel febbraio dello scorso anno, nell’ambito del programma OBVIA, Out Of Boundaries Viral Art Dissemination.

Il progetto OBVIA

Il progetto avviato dal MANN (Museo Archeologico di Napoli), in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e coordinato da Daniela Savy, è finalizzato a promuovere oltre confine la “disseminazione” dell’immagine del Museo e delle opere in esso conservate, attraverso il coinvolgimento nella rete culturale di altre istituzioni pubbliche di rilievo internazionale.
“Dopo Socrate, Seneca o lo pseudo Seneca” il vice Presidente della Corte di Giustizia, Prof. Tizzano dichiara: “Che sia un Museo italiano, e più specificamente napoletano, a farsi carico di quelle esigenze non è solo coerente con la ricchezza dei nostri Musei, ma anche con la loro sensibilità per la divulgazione della cultura nelle sedi in cui la presenza dell’Italia appare più incisiva e carica di significati. La Corte è lieta di ricevere questa nuova testimonianza della cultura italiana e saprà valorizzarla nel modo più efficace e prestigioso”.
La cessione “temporanea” del ritratto di Pseudo Seneca si inserisce pertanto nell’ampio programma di collaborazioni internazionali di elevato spessore intraprese dal MANN con i maggiori musei e i centri di ricerca internazionali, come il J.P.Getty Museum di Los Angeles e l’Ermitage di San Pietroburgo.
Riproduzione di un busto greco in bronzo di età ellenistica, risalente alla fine del I secolo a. C., il bronzo romano viene scoperto ad Ercolano nel 1754, probabilmente parte dell’arredo di una villa romana.
I lineamenti del volto scarno, scavato da rughe profonde, e con l’espressione sofferente, mostrano un uomo di età matura, dalla barba incolta, lunghe ciocche di capelli, a tratti scomposte che scendono sulla fronte e che la coprono in alcuni punti.
Inizialmente identificato con il filosofo romano Seneca da Fulvio Orsini, collezionista e bibliotecario della potente famiglia Farnese, nel suo libro Illustrium Imagines, l’ipotesi viene smentita e abbandonata nel 1813 in seguito al ritrovamento del ritratto autentico del filosofo che recava l’iscrizione del nome.
Il problema dell’identificazione del personaggio è stato continuamente discusso nel corso del tempo ma ad oggi l’identità del soggetto raffigurato resta incerta per l’assenza di riscontri epigrafici e, pertanto, si è convenuto di denominarlo Pseudo-Seneca.
Diversi i nomi sull’identità del personaggio raffigurato: alcuni lo identificano con Aristofane, secondo altri invece potrebbe trattarsi di un ritratto di Esopo, Esiodo, Callimaco o Apollonio Rodio.
Per il direttore Paolo Giulierini. “Uno, nessuno, centomila volti: questo è in fondo il significato del ritratto dello Pseudo-Seneca in marmo”.
Il gran numero di copie ritrovate, circa 40, sono un evidente segno della notorietà del personaggio che, ancora oggi, rimane un mistero.


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