Privacy e social, contraddizioni del nuovo millennio.

La cronaca di questi giorni ci porta a riflettere su quanto siano sicuri i social a livello di privacy.  Si pone anche la domanda su quanto noi effettivamente teniamo alla tutela dei nostri dati.

Mentre stiamo scrivendo è notizia dell’ultim’ora che Mark Zuckerberg ammette la sua responsabilità su quanto è successo riguardo la campagna elettorale americana, sulla sua pagina persoale di FB scrive : ” Abbiamo fatto degli errori, c’è ancora molto da fare” e  continua ”Abbiamo la responsabilità di proteggere le vostre informazioni“. In una intervista alla CNN, oltre a chiedere scusa, afferma che i social debbano essere regolati.

I fatti risalgono al 2013, quando  Aleksandr Kogan, ricercatore universitario di Cambridge,  crea una App per quiz di personalità, l’applicazione viene installata da 300.000 persone. Al tempo oltre che il consenso all’accesso ai propri dati, chi installava, dava anche il consenso per quello dei propri amici. Di fatto Kogan poteva accedere a milioni di dati, degli incauti che avevano installato l’app e dei loro amici.

Nel 2014 la piattaforma FB cambia le impostazioni, per porre rimedio a questo tipo di azioni . Ora le App non possono più chiedere l’accesso ai dati degli amici,  ai nostri personali si.

Mark Zuckerberg venuto a sapere che i dati acquisiti da Kogan sono stati condivisi con Cambridge analytica, che curerà la campagna elettorale americana per conto di Trump, interviene e chiede a Kogan di cancellare tutti i dati in suo possesso essendo venuto meno il rapporto di fiducia tra lui e FB.

Oggi, Il creatore di FB, sul suo blog, elenca svariati punti che i social dovrebbero adottare per una maggior tutela de dati dei loro utenti.

In attesa che questo si trasformi in fatti restano in ogni caso le contraddizioni.

E’ coretto gridare allo scandalo perché qualcuno viola la nostra privacy? In un presente in cui l’apparire viene prima di  cosa è quanto meno problematico trovare una risposta.  Facendo un giro sui vari social possiamo verificare che tutti smaniamo di far vedere quello che mangiamo, i locali che frequentiamo, quanto sono belli e bravi i nostri bimbi ( con foto di minori) . Ci facciamo selfie ovunque e con chiunque, postiamo foto senza pensare  se le persone sullo sfondo siano contente di apparire su un social oppure no.

 

Postiamo foto senza pensare  se le persone sullo sfondo siano contente di apparire su un social oppure no.

In quanto alle App sorelle di quella di Kogan, tutti smaniamo di vedere quanto siamo belli come star di Hollywood, chi saremmo stati nel passato, come moriremo, che significato ha il nostro nome. Ho citato alcune fra le più conosciute ma ne esistono una serie infinita. Dovremmo fare caso al fatto che ogni volta che clicchiamo su questi giochini ci viene chiesto il consenso a qualcosa, sarebbe il caso che leggessimo bene cosa e valutassimo se il gioco vale la candela.

Non è un caso che gli inserzionisti pubblicitari sino sempre più interessati al mondo dei social. Grazie al monitoraggio delle nostre abitudini di navigazione, alla nostra attività sui social, sono in grado di inviarci messaggi pubblicitari sempre più mirati e personalizzati.

Sarebbe buona norma controllare i nostri profili, per vedere quali dati sensibili possono essere visibili a tutti.  Alzare il livello di protezione dei nostri account, limitando la visibilità di date di nascita, email, indirizzi ecc, potrebbe essere un buon inizio.


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