Prisco Sammartino – cinquantenne –  è il Brewmaker (un armistizio per evitare  il generale imbarazzo sull’appellativo di Mastro Birraio)  del Birrificio Artigianale Bella ‘Mbriana di Nocera Inferiore (Sa).

E’ il nostro primo profile, scelto in modo casuale tra quelli già intervistati.

A primo acchito non sfuggiamo allo stereotipo generato dall’ambiente birraio, convinti di incontrare un personaggio talmente naif e visionario da galleggiare sulla schiuma delle sue birre. Si sa, le leggende metropolitane funzionano in modo bizzarro e talvolta ti si incollano addosso oltre ogni possibile immaginazione creando cloni geneticamente modificati.

In un’ora e mezza abbiamo sciolto il liquefabile, siamo entrati nelle intime pieghe correndo il rischio di essere invasivi. Lui però si è svelato in un racconto ritmico e cronologico che ha messo in luce gli elementi salienti che lo hanno portato alla birra.

OSSESSIONATO DALL’ORDINE E DAL RIGORE

Sì, per chi lo conosce marginalmente sembra impossibile, Prisco Sammartino è ordinato e rigoroso, scopriamo perché: “La disciplina militare ha cambiato la mia vita radicalmente. Sono stato costretto a partire perché il percorso universitario languiva: iscritto al quarto anno e un esame all’anno. Poi una serie di circostanze fortunate mi hanno portato a fare il corso per ufficiale. E’ stata un’esperienza che mi ha profondamente segnato  ma, anche se si era presentata l’occasione, ho rifiutato l’invito a restare di carriera

Prisco cosa è successo poi?

E’ successo l’inimmaginabile: al congedo ho divorato gli esami, laureandomi velocemente in architettura, nel contempo mi sono portato appresso la passione per la birra con cui mi accompagnavo nei pub di Potenza. Erano  quelle che allora definivo difficili perchè tanto lontane dai peroncini che mia madre vendeva nel piccolo market di famiglia dove sono praticamente cresciuto. La birra mi ha talmente intrigato che nel 2002 mi sono auto costruito, aiutato da alcuni amici, il primo impianto da 100lt. Forse sovradimensionato per un home brewer. Nel 2004 ho partecipato al corso all’Università di Udine con il Prof. Buiatti e nel 2007 a quello di Perugia. Intanto studiavo e brassavo con alterne fortune. Poi ho dovuto fermarmi per due anni per seguire complicate vicende di famiglia”.

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TRA BIRRA E TANGO: UN PING PONG DI PASSIONE

Se pur ordinato e rigoroso, Prisco Sammartino non rifugge alla passione. Con Anna, compagna di vita e collaboratrice attenta,  condivide la pratica del Tango Argentino che più che uno stile di ballo rappresenta uno stato emotivo, un modo d’essere.

Bravi lo sono, tanto da curare personalmente una scuola per principianti. “Il Tango assomiglia alla birra e viceversa – affermano all’unisono – Passione, stile, rigore e coinvolgimento ne caratterizzano gli aspetti”.

Tornando con i piedi per terra,  qual è oggi la tua birra del cuore?

Amo l’evoluzione e mi pare scontato dire che, quella a cui tengo di più, sarà la prossima. In generale sono affascinato dalle birre acide ottenute con blending controllati e l’uso del legno, che magari sfruttano in parte le fermentazioni spontanee, ma non pensare alle Lambic. Mi piace giocare controllando le evoluzioni della birra nel tempo, mutuando liberamente da tecniche in stile Champenoise o Solera”.   FullSizeRender (27)
Ma a tuo giudizio, in termini di stile, qual è la sfida che deve raccogliere un birrificio artigianale?

FullSizeRender (25)Sicuramente l’innovazione, che non vuol dire inventarsi chi sa cosa ma recuperare il valore terragno tanto caro alla storia della birra. In poche parole l’interazione con il territorio. Immagino, nel nostro caso, uno stile autoctono campano che sfrutti in pieno il valore delle caratteristiche ambientali e delle produzioni agricole di eccellenza. Sarebbe questa l’innovazione: caratterizzare veramente il lavoro artigianale attraverso una riflessione creativa ma rigorosa del territorio. Ognuno farà la sua birra che, priva di difetti, sarà sempre una buona birra. Penso poi all’accoglienza che, a mio avviso, renderebbe la birra artigianale un prodotto unico se bevuto nel luogo di produzione, magari in perfetta armonia con le produzioni di eccellenza locali che ne irrobustiscono il valore. Su questo aspetto il movimento del vino ha molto da insegnare”.

Un ringraziamento speciale a  Maurizio Chiosi, grazie Mauri,  ndr


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