Equanima ha saputo toccare le corde giuste. La pièce inedita, scritta e sceneggiata dalla compagnia Primomito di Castel San Giorgio, diretta da Antonio Stornaiuolo, ha raccontato della lotta contro il preconcetto e la discriminazione, la diversità, la violenza, l’immigrazione, la prostituzione. Un flusso di coscienza coraggioso di stampo classico sicuramente attuale. La rappresentazione è andata in scena ieri, 9 agosto, nella Piazza della Basilica di Paestum, adiacente alla zona archeologica.

sdr
Quadri artistici che si susseguivano l’uno dopo l’altro, maschere in scena e tre monologasti,  Luana Izzo, Antonio Iennaco e Rosa Maria Adamo che, spiega il regista dello spettacolo, “hanno costruito il loro personaggio, facendo un grande lavoro anche su se stessi; a me – continua – solo il compito di cucire insieme i personaggi e sincronizzare il tutto“.

Sincronia è forse la parola chiave dello spettacolo.

In scena la compagnia si muove a ritmo di musiche per nulla scontate. Le danze ed i movimenti sono coordinati alla perfezione, sintomo di un lavoro certosino sulle persone e sul loro ruolo nello spettacolo. E poi le luci che mi racconta il regista, “sono fondamentali in questo spettacolo. Lo scopo è connettere palco e spettatori per creare tutt’uno con gli attori in scena“.

Il nostro teatro coinvolge mente e corpo ed il lavoro su quest’ultimo è importantissimo“, continua. Lo spettacolo è il risultato di un anno di lavoro che ha visto coinvolti tanti ragazzi che credono nella forza del teatro. Vanno citati tutti: Massimo Lamberti, Mariarosaria LombardiEmanuela Guarino, Maria Sciacca, Daniela Lambiase, Raffaella Civitillo, Maria Nechifor, Felicia Lamberti, Giorgia Carratù ed ancora Sofia Novelli, Antonio Caso, Nicole Martinello. Uno dei primi quadri è stato dedicato al tango. Si sono esibiti due ballerini campioni italiani di danze standard: Giovanni De Stefano e Ieva Puščiute. Tutti molto bravi e con un ruolo ben preciso interpretato con consapevolezza, elemento non scontato quando si parla di teatro amatoriale.

dig

La storia si snoda pian piano con i primi dieci minuti in cui lo spettatore non sa bene cosa stia succedendo. E’ lo scopo di Equanima, mi dirà poi il regista; dopotutto (viene da aggiungere) i vizi e le superficialità che convergono in ognuno di noi, ci rendono spesso così amorfi e senza confini, che perdersi è un attimo. Equanima è esattamente questo: perdersi per poi ritrovarsi. Nei vari quadri che compongono lo spettacolo, infatti, gli attori sono chiamati a raccontare due storie che pongono al centro due temi importanti come l’omosessualità e la prostituzione.

Sul palco la storia di Judy e la considerazione finale secondo cui due donne che si amano non sono come un uomo ed una donna che si amano eppure l’amore è universale; la storia di Faida e il concetto di vendere se stessi per qualche euro in più. Da qui si scioglie tutta la storia con una sorta di purificazione collettiva con gli altri attori in scena chiamati ad essere il motore che porta all’azione: togliersi le maschere per spogliarsi da ogni pregiudizio. 

Da qui lo spettatore è pronto a vedere un uomo vestito da sposa in scena che toglie il velo e si mostra così com’è al pubblico in un insieme di luci e musica che sottolineano il momento catartico che si sta vivendo in scena e non solo.

Rappresentare Equanima accanto alla valle dei tempi di Paestum, forse, è la scelta giusta. Vi è molto di quel senso insito nel teatro greco classico: la funzione catartica ed educativa dello stesso, con uno sguardo sempre attento ai vizi ed alle virtù delle persone. Portare in scena il male per far comprendere quanto sia dannoso credere in quei preconcetti e stereotipi che de-personificano ed impoveriscono l’uomo. Equanima ha saputo ricordare quella tipologia di teatro ed ha saputo sorprendere. Il teatro amatoriale è vivo e quella di ieri ne è stata una bella dimostrazione.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments